6 Luglio Lug 2018 1655 06 luglio 2018

Giornaliste molestate in diretta ai Mondiali 2018: analisi del fenomeno

Sono dinamiche tribali, spiega a psicologa. E non c'è nulla di scherzoso: il problema è il maschilismo. Se il cronista fosse un uomo - prendiamo Mentana - nessuno penserebbe di toccargli il sedere.

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Molestie Sessuali Giornaliste Mondiali 2018

La brasiliana Julia Guimaraes, la svedese Malin Wahlberg, la colombiana Julieth González Therán, la spagnola Maria Gomez: sono loro - finora - le giornaliste molestate in diretta tv durante i Mondiali 2018 in Russia. Episodi verificatisi nel giro di pochi giorni e sempre secondo la stessa dinamica: mentre la reporter è davanti alla telecamera, intenta a parlare con il microfono in mano - a fare quindi il suo lavoro - un uomo le si avvicina la bacia, la tocca, con una sfacciataggine che teoricamente deriva dall’entusiasmo e dall’euforia.
Gonzalez Theran, che si trovava a Mosca per conto dell’emittente tedesca Deutsche Welle, s’è persino ritrovata la mano di uno sconosciuto sul seno, oltre ad aver sentito le sue labbra sulla guancia. La giovane donna ha continuato con la sua cronaca, poi ha condiviso su Twitter i messaggi di sdegno ricevuti da alcuni spettatori. Per intervenire, Deutsche Welle ha fatto passare quasi una settimana. Quindi ha diffuso un messaggio: «Le molestie sessuali non sono ok. Bisogna che finiscano. Nel calcio e altrove». Successivamente il 'signore' che ha importunato Julieth s’è messo in contatto con lei per chiederle scusa. Però poi ci sono stati, come dicevamo, altri episodi del genere. E a dirla tutta non si tratta di una situazione circoscritta ai Mondiali in Russia, no. Accade, più in generale, durante le partite di calcio.
È successo ad aprile a Marina Lorenzo, inviata per Canal Plus in occasione della finale di Coppa del Re, disputata a Madrid, tra il Barcellona e il Siviglia; è successo a maggio a Maria Fernanda Mora, in Messico. L’elenco continua ad allungarsi. E sempre più velocemente, pare.

PERCHÉ SUCCEDE? IL PARERE DELL'ESPERTA

Ma cosa spinge un uomo ad agire così, cosa c’è dietro questi gesti improvvisi e prepotenti? «I fattori principali sono due», spiega Costanza Jesurum, psicoanalista e terapeuta, autrice di diverse pubblicazioni fra cui Il manuale antistalking. Come difendersi dagli stalker . Da una parte un simile atteggiamento risolve una domanda di notorietà, sia pur momentanea; ha quindi una componente narcisistica. È il desiderio di essere visti. Se non ci fosse una telecamera accesa, non accadrebbe nulla. Dall’altra ci ritroviamo davanti a un’espressione chiaramente sessista, nonché a un problema personale con il femminile. La giornalista non andrà a letto con quell’uomo e lui lo sa. Non lo fa per quello, non è un approccio. Però vuole essere visto come maschio dagli altri maschi, per guadagnare posizioni all’interno del 'branco'. È un messaggio mandato ai propri pari».

La psicanalista Costanza Jesurum.

NON CI SI PONE IL PROBLEMA DEL CONSENSO

A ciò si aggiunge il fatto, aggiunge la Jesurum, che la giornalista, anche se lavora in una piccola emittente, è vista come una figura di potere: Lei è la dama bianca». Si tratta quindi di machismo vero e proprio: non c’è nulla di scherzoso, anche se così potrebbe sembrare a primo impatto. E non ci si interroga minimamente sulla volontà della donna, non ci si pone il problema del consenso ma si dà per scontato che lei debba accettare di buon grado queste esternazioni: «Se ci fosse un giornalista uomo – continua la Jesurum - se ci fossero per esempio Mentana o Minzolini, nessun penserebbe di piazzare la mano sul loro fondoschiena. Sono dinamiche anche un po’ tribali: nei rituali di gruppo è frequente toccare la donna per celebrare una vittoria. Perché la donna, in momenti del genere, è solo un mezzo».
Solo una lancia può essere spezzata a favore di questi tifosi, per il resto indifendibili: «Non si rendono conto di quello che fanno, non sono cose facili da acquisire. Non c’è intenzionalità e d’altra parte non c’è bisogno di intenzionalità: si fa e basta».

LE REAZIONI OPPOSTE DELLE REPORTER

Julia Guimaraes, giornalista dell'emittente brasiliana Globo, stava realizzando il suo servizio poco prima della partita fra Giappone e Senegal, a Ekaterinburg quando un ragazzo si è avvicinato per darle un bacio, lei l’ha subito respinto urlando: «Non ti ho autorizzato a fare una cosa del genere, non farlo mai più» e ottenendo le sue scuse. Anche Maria Gomez ha avuto una reazione immediata, dicendo a un tifoso che aveva tentato di approcciarla: «Non è necessario fare apprezzamenti». Malin Wahlberg, in collegamento dall’esterno dello stadio di Niznij Novgorod, poco prima della partita tra Svezia e Corea del Sud, ha invece lasciato che un uomo la baciasse. Senza alcuna protesta, anzi: continuando a parlare come se nulla fosse. E Julieth González Therán, come abbiamo visto, ha espresso la sua rabbia tramite su Twitter ma non sul momento. Due forme di reazione completamente opposte, dunque. E la dottoressa Jesurum giustifica le reporter che hanno scelto di non difendersi all’istante: «In parte c’è forse l’incapacità di gestire l’imprevisto, però credo che si tratti soprattutto di paura: il capo, solitamente, è un uomo. E magari il capo dice: ‘Non devi reagire, devi fare il tuo lavoro’. Non è una situazione facile da gestire, c’è comunque il servizio da portare a casa, in alcuni casi c’è in ballo il posto di lavoro. Se gli rispondi e quello ti risponde, poi cosa succede? Come va a finire? E non trascuriamo, inoltre, quell’idea fortemente condivisa, anche da molte donne, in base alla quale restare impassibili significa mandare il messaggio più forte».
L’ideale sarebbe una via di mezzo: non urlare, non tacere ma «rimettere l’uomo al proprio posto con un certo stile e con fermezza. Trovare la misura, insomma. Tenendo presente che il commento a posteriori di certo non ha utilità».

CAMBIARE L'IMMAGINE DELLA GIORNALISTA SPORTIVA

Dinanzi a questi episodi riconducibili alle partite di calcio, più di qualcuno minimizza: cosa vuoi che sia un bacio sulla guancia? Sciocchezze, si può andare oltre. Invece no: si tratta di molestie sessuali in piena regola. «Avere il coraggio chiamare le cose con il loro nome – dice la Jesurum – non deve però significare trattarle tutte con gravità. Si tratta di segnali importanti che impongono la necessità di lavorare sull’immagine pubblica della giornalista, in particolare della giornalista sportiva: non è casuale il fatto che sia quasi sempre ‘bona»’, spiega la psicologa. In questo non c’è nulla di male, per carità, anche perché nella maggior parte dei casi si tratta di ottime professioniste. Costrette, però, «a mettere in risalto la loro bellezza e sensualità, affinché diventino anche un oggetto sessuale nell’immaginario maschile». L'esperta pensa ci sia bisogno urgente di un cambiamento. «D’altra parte, è fondamentale anche comunicare che non tutte le molestie sono della stessa gravità e in questo lo stesso femminismo fa frequentemente autogol. Le reporter ai Mondiali non sono state abusate, non sono vittime di qualcosa di terribile, non occorre gridare all’atrocità. Le distinzioni bisogna farle».

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