3 Luglio Lug 2018 1801 03 luglio 2018

Lidia Vivoli racconta la sua storia di violenza: «Sono stata lasciata sola»

Dopo il dolore vissuto per essere stata ridotta in fin di vita dall'ex compagno, il suo incubo non è finito. Non riesce a trovare lavoro. Con due bimbi piccoli, rischia di perdere il tetto sotto il quale vive. E sta pensando di lasciare l'Italia.

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«L’unica speranza ormai è quella di fare le valigie. Lasciare la Sicilia e l’Italia e andare all’estero, per cercare quello che il mio Paese non può o forse non vuole offrirmi». Lidia Vivoli pronuncia questa frase con una gravità rara, che è figlia della disperazione. A 46 anni tutte le sue aspettative sono state disilluse e lei si sente messa al muro. Qualche mese fa giornali e televisioni hanno cominciato a parlare di questa donna siciliana di 46 anni, perché dopo essere sopravvissuta a un femminicidio aveva deciso di denunciare pubblicamente la violenza subita, postando online le foto del suo corpo pieno di lividi e ferite. Quella notte, l'uomo che diceva di amarla e che era diventato possessivo oltre ogni limite si svegliò mentre dormivano assieme dicendo di dover andare in bagno, ma tornò con una bistecchiera di ghisa con cui là colpì con forza prima di impugnare un paio di forbici. Anche noi vi avevamo raccontato la sua storia.

PUÒ UNA VITTIMA SENTIRSI GIUDICATA?

Il processo contro l’uomo che lei amava e che poi l’ha aggredita è ancora in corso, ma a sentirsi giudicata, adesso è lei: la vittima. «Da quando questa storia è cominciata non sono più riuscita a trovare un lavoro eppure ho sempre avuto un’occupazione, conosco tre lingue, sono persino interprete per i sordomuti», ci racconta al telefono. «Ho un curriculum di rispetto, l’ho presentato a tante aziende ed enti che assumono, ma la mia candidatura non è mai stata considerata adatta». Solo che Lidia Vivoli ha bisogno di uno stipendio, visto che ha un compagno in cerca di lavoro e due gemelli, un maschio e una femmina di due anni e tre mesi, da mantenere. Arrivare a fine mese è difficile in queste condizioni e il rischio è quello di perdere persino il tetto sotto cui vivono. «Sulla casa dove abitiamo c’è un mutuo, ma se non riusciremo più a pagarlo dovrà essere restituita al mio ex marito oppure alla banca e noi non avremo nemmeno un alloggio», aggiunge.

SU 40 MILA PERSONE NESSUN AIUTO CONCRETO

«Quando ho postato le foto delle violenze che ho subito, 40 mila persone le hanno condivise e mi hanno sostenuta; possibile che nessuno di loro sia in grado di darmi un aiuto per trovare un impiego?», si chiede - e ci chiede - Livia. Ormai la disperazione anima buona parte dei suoi giorni e Lidia spiega che è anche disposta a partire per trovare un lavoro all’estero, lasciando il compagno e i figli in Italia, fino a quando non sia possibile per loro raggiungerla. Una decisione pesantissima per una mamma, ma forse l’unica possibile.

«STO PAGANDO PER AVER DENUNCIATO»

«La mia impressione è che in qualche modo io stia pagando perchè ho voluto denunciare quello che avevo subito, ho parlato, sono andata anche in televisione», dice con un moto di rabbia. Come se il suo coraggio anziché un merito fosse diventato un peso. «Forse i datori di lavoro credono che sia una piantagrane o non vogliono avere a che fare con me. Il che è strano: se fossi un datore di lavoro, io mi assumerei e mi farei anche pubblicità per aver deciso di farlo, visto che si tratta di un modo per sostenere la giustizia». Invece nessuno si muove e per lei questo è l'ennesimo schiaffo. Solo l’ultimo di una lunga serie di aggressioni, prima fisiche e ora morali.

QUEI MOMENTI BUI IN CUI SI CHIEDE SE NE VALEVA LA PENA

Una situazione che minerebbe la serenità di chiunque e sta seriamente intaccando anche quella di questa coraggiosa donna palermitana, che non ha mai avuto paura di mostrare il suo volto. «Adesso mi chiedo se postare le fotografie non sia stato un errore, visto che la gente mi riconosce», dice. «Molti mi fermano per strada, mi danno sostegno, esprimono solidarietà. Altri invece forse associano il volto e la mia storia e decidono di non considerarmi per un posto di lavoro». Una ipotesi così frustrante che, a volte, Lidia Vivoli confessa di avere dei rimorsi. «Nei momenti più bui mi chiedo se non sarebbe stato meglio non denunciare, visto che dopo questa scelta è cominciato un iter molto faticoso a livello giuridico, ma non solo». Un pensiero negativo che dura lo spazio di pochi minuti, ma dovrebbe comunque allarmare tutti coloro che credono nella Giustizia. Perché per una Lidia coraggiosa e pronta persino ad emigrare, pur di non chinare la testa di fronte agli abusi, quante saranno le donne più fragili, e preferiranno tacere?

Oggi, 24 giugno, é la ricorrenza più triste della mia vita. Oggi è domenica, come lo era 6 anni fa! In questi 6 anni...

Geplaatst door Lidia Vivoli op Zondag 24 juni 2018
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