22 Giugno Giu 2018 1137 22 giugno 2018

Cosa vuol dire essere una ragazza musulmana e lesbica in Italia

Ameni ha 26 anni e ha fatto coming out a 18, tenendo all'oscuro i genitori. Gli unici, in famiglia, a saperlo da sempre sono i suoi fratelli.

  • ...
Gay Pride Week Lesbica Ameni Musulmana (5)

Ameni indossa veli coloratissimi. Ha occhi scuri, il piercing al naso, ciglia lunghe e occhi profondi. Ha origini tunisine, che mostra ogni giorno. Nei lineamenti, nella lingua araba e nell'uso dell'hijab. Per lei, più un simbolo che una scelta religiosa. Ha 26 anni ed è nata in Italia. Ha studiato lingue e oggi lavora come interprete alla Commissione territoriale per la protezione internazionale, con i richiedenti asilo. Aveva 18 anni quando, al liceo, si innamorò per la prima volta. Di una ragazza francese, arrivata in Italia con un programma di scambio interculturale e con cui Ameni non aveva neanche mai parlato: «La vedevo in giro per i corridoi della scuola ed era bellissima: è stato quel fatto a farmi prendere un'iniziale consapevolezza del mio orientamento sessuale». Ameni è omosessuale, fidanzata e musulmana. E a LetteraDonna racconta il suo mondo. Che sembra sospeso.

DOMANDA: Ameni sanno tutti della tua omosessualità?
RISPOSTA: Non ho mai fatto coming out con i miei genitori. Ma, a parte questo, ho sempre vissuto la mia omosessualità in maniera molto aperta. Non l'ho mai nascosta, né negli ambienti che ho frequentato, né agli amici o ai miei fratelli. Che sono gli unici, in famiglia, a saperlo da sempre.

D: I tuoi genitori non l'hanno mai capito?
R: Credo abbiano avuto modo di intuirlo soprattutto da alcune mie 'amicizie'. Loro non sanno di me ma hanno conosciuto le mie fidanzate che, però, per i miei erano soltanto mie amiche. Mi hanno sempre visto in compagnia di ragazze con i capelli corti e, vivendo un po' di stereotipi, penso l'abbiano capito. Ma non credo che abbiano intuito che potessi esserlo anche io.

D: Perché parli di stereotipi?
R: I miei sono un po' chiusi per paura di perdere le loro origini, i loro valori e i loro ideali. Sono cresciuti in una realtà che vive di stereotipi, quindi se vedono una ragazza con una certa acconciatura è automaticamente lesbica per loro. Credo abbiano tratto così le loro conclusioni.

D: Non pensi però che magari possano averlo capito anche di lei?
R: È probabile, ma non ne abbiamo mai parlato apertamente.

D: Quando hai fatto coming out con tutti gli altri, invece?
R: Da subito, quando avevo 18 anni. Ebbi una cotta per la ragazza francese del liceo ma fu solo un amore platonico. Un anno dopo, quella sensazione venne confermata quando conobbi la mia prima fidanzata.

D: Che ricordo hai?
R: Fu una cosa molto naturale che accettai fin da subito. Ovviamente non con poche domande esistenziali. Anche per l'educazione ricevuta.

D: In che senso? L'essere musulmana ti ha posto ulteriori interrogativi?
R: L'Islam non è solo un fatto reliogoso ma influenza tanti aspetti della vita delle persone. Per questo io mi sono posta molti interrogativi. A cui però ho dato delle risposte da sola senza starci troppo su (sorride, ndr).

D: E che risposte ti sei data?
R: Che non avevo deciso io di essere così e che ero stata creata così. Che non sono nessuno per rinnegare la mia natura. All'inizio mi presi del tempo per farmi altre domande, con la consapevolezza però che la mia fede, comunque, non cozzava con la mia natura sessuale.

D: Che cosa significa, nel 2018, essere una ragazza omosessuale e musulmana in Italia?
R: Devo essere onesta. A prescindere dal mio orientamento sessuale e a parte qualche piccolo episodio di poco conto alle scuole medie non ho mai vissuto episodi di razzismo. Forse è grazie al mio carattere, visto che sono aperta, piuttosto tranquilla e socievole. Diciamo solo che all'inizio, quando all'università con alcuni ragazzi arabi o maghrebini (sia nati qui come me, che trasferiti dopo) ho avuto qualche difficoltà a espormi.

D: Come mai? Ti vergognavi?
R: No. Però provavo una sorta di 'pudore' e non mi sono mai sentita totalmente a mio agio all'inizio. Poi le cose sono cambiate, anche perché alla facoltà di Lingue si iscrivono persone aperte mentalmente. Quindi dopo nono ho più avuto problemi a mostrarmi.

D: E all'interno della tua comunità religiosa ha mai avvertito una discriminazione nei suoi confronti?
R: Io vivo in una provincia del Sud dove non c'è un ritrovo islamico né una moschea. Le uniche volte che frequento la moschea della città è nelle occasioni di festa. E quindi non c'è con queste persone una confidenza tale da raccontare questa cosa. Perciò non ho avuto modo di appurare le loro reazioni. Posso dire però di aver sentito alcuni discorsi che non mi hanno fatto sentire completamente libera nell'esprimermi.

D: Perché?
R: Perché le idee sono quelle ed è molto difficile sradicarle.

D: E invece, nella comunità Lgbt ti hanno mai emarginata per il tuo essere credente?
R: Più che una discriminazione ciò che ho notato io è che per alcuni è proprio impossibile comprendere come si possa essere omosessuali e credenti. Per diverse persone non è concepibile. Per il resto poi ho notato una sorta di curiosità nel capire come si vive la religione 'da gay'. Mi hanno fatto tante domande.

D: Tipo?
R: Come vivi la tua fede? Come hai adattato la tua fede alla tua sessualità?

D: E a una domanda come quella come hai risposto?
R: Che io adatto tutta la fede alla mia persona, non solo per ciò che concerne la sfera sessuale. Dall'uso del velo a certi altri dettami. Ogni credente interpreta la fede a modo suo.

D: C'è mai stato, magari all'inizio, un momento in cui hai avvertito la tua sessualità come un peccato?
R: Inizialmente sì, soprattutto nel periodo in cui mi facevo le domande. Più che la mia sessualità, pensavo all'atto. Quello però è un discorso a parte, perché per qualsiasi religione si tratta di lussuria. Anche quello va riadattato, perché è la nostra natura, perciò non può essere totalmente sbagliato, altrimenti non avremmo alcun impulso.

D: È vero che nell’Islam non esiste il concetto di orientamento sessuale?
R: Sì. Si dice, nel Corano come in altri libri sacri, che Dio creò l’uomo e la donna. E basta. Non è che non esistano orientamenti sessuali, quello è giusto e quello è sbagliato (sorride, ndr).

D: C'è tanta omofobia all'interno della comunità tunisina, secondo te?
R: Purtroppo sì, ma ho avuto modo di vedere negli ultimi anni come si stiano evolvendo le cose.

D: Per esempio?
R: Ci sono molte più persone che vivono la loro sessualità in maniera aperta, specialmente molti ragazzi dai 20 anni in su. Quando io vado in Tunisia per le vacanze estive vedo delle coppie per mano, cosa che non avevo mai notato prima. Anche sui social media ci sono molte persone che non si nascondono più: ci sono manifestazioni che prima della rivoluzione, della Primavera araba, non sarebbero state possibili. Ora invece ci sono associazioni Lgbt e c'è davvero un movimento.

D: Come in altre confessioni monoteiste, anche l'Islam considera i rapporti anali peccati gravi, in generale. Come vivi questo aspetto la comunità gay musulmana maschile? È una cosa che frena e offende? Oppure si tende a interpretare in modo più ampio?
R: Le persone omosessuali che sono completamente accettate questo problema non se lo pongono nemmeno: non lo si vede più come un 'peccato' e si vive in maniera molto più naturale.

D: Come ha scoperto Il Grande Colibrì?
R: Nel periodo iniziale, quando andavo su internet e cercavo altri vissuti per capire. Qualche tempo fa, la mia ragazza mi chiedeva «Tu ti sei sempre accettata, quindi come mai facevi domande?». Io non facevo domande per cercare spiegazioni, le facevo per avere un confronto, pensando di essere l'unica ragazza musulmana omosessuale, andavo alla ricerca di simili per capire (ride, ndr). Il Colibrì l'ho scoperto così e gli sono completamente grata. Il fondatore è mio amico e, anche se non ci siamo mai incontrati, si è creato un bellissimo rapporto.

D: Ti pesa il fatto di non poter parlare apertamente con i tuoi genitori della tua omosessualità?
R: No, ma semplicemente perché non ho mai avuto un rapporto molto intimo con loro, neanche con mia madre. Non ci sono mai state confidenze di alcun genere. Semplicemente è un rapporto madre-figlia, a volte molto combattuto e quindi non sento neanche la necessità perché alla fine è una cosa normale, nel senso che finché hai un buon rapporto con i tuoi genitori, ti pesa il fatto di nascondere qualcosa, però io nascondo tantissime altre cose ai miei genitori. Sicuramente, però, ha il suo peso il fatto di sapere che loro non lo accetterebbero mai, anzi li distruggerebbe.

D: Temi più l'omofobia o l'islamofobia?
R: Domanda difficilissima. Non sapire dire. Sono orrende entrambe e mi fanno molta paura per diversi motivi.

D: Tra poco iniziano le manifestazioni del Pride. Andrai?
R: Purtroppo non avrò la possibilità di farlo. Ho provato a organizzarmi ma non ho il nullaosta dei boss (i genitori, ride, ndr) per viaggiare sola. Però mi spaventa. Anche se mia madre non guarda i notiziari, mio padre sì: risalterei con il velo, in mezzo a un Pride. Soprattutto nelle riprese. Per questo l'ho evitato, sia per l'impossibilità di spostarmi liberamente ma anche perché temo che arrivi la notizia ai miei. Io comunque non ho mai partecipato alla manifestazione.

D: Che cosa rappresenta per te il Pride?
R: È più che una manifestazione di orgoglio e, per come la vedo io, è un dare giustizia a alle lotte dei decenni scorsi. Quello che mi dispiace è come viene visto e vissuto da alcune persone omosessuali.

D: Che cosa intendi?
R: Mi dispiace, per esempio, vedere delle manifestazioni che diventano un po' ridicole. Questa voglia di mostrarsi in maniera tale da indispettire l'altro. Mi dispiace più quello, il fatto che per alcuni versi sia visto da alcuni individui della comunità Lgbt come uno spettacolo.

D: Ha fatto coming out a 18 anni e oggi ne ha 26. Com'è cambiato il rapporto con la tua sessualità? Come si trasforma questa consapevolezza nel tempo?
R: Prima di scoprirmi omosessuale non ho mai avuto relazioni con ragazzi. Ultimamente, da quando ho una certa consapevolezza di me mi chiedo se potrebbe piacermi o meno stare insieme a un ragazzo sessualmente, perché mentalmente non ci siamo proprio (ride, ndr). Ma sono convinta che se una persona non mi prende mentalmente non arriva nemmeno la pulsione sessuale.

D: E con le ragazze? Com'è cambiata la sua sessualità negli anni?
R: Mi sento più sicura, anche a livello fisico. Ma quello può dipendere anche dalle esperienze, perché si cresce. Questa consapevolezza mi ha reso molto più libera e intraprendente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso