12 Giugno Giu 2018 1341 12 giugno 2018

Perché eliminare il rito abbreviato per il femminicidio e la violenza sessuale

La senatrice Caterina Bini (Pd) ci ha spiegato il contenuto della sua proposta di legge, presentata il 23 maggio 2018.

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Escludere il ricorso al rito abbreviato e il conseguente sconto di pena di un terzo per i delitti puniti con l’ergastolo: questo l’obiettivo della proposta di legge depositato il 23 maggio 2018 dalla senatrice del Pd Caterina Bini, già deputata nella XVII legislatura. Il testo in questione da un lato riprende un lavoro iniziato qualche tempo fa e che però si era fermato a Montecitorio; dall’altro ha trovato ulteriori input nelle proposte messe nero su bianco dall’associazione 'Senza veli sulla lingua', fondata e presieduta da Ebla Ahmed e che da anni si batte contro la violenza sulle donne e il grave fenomeno del femminicidio. Ecco: fra i reati per cui la Bini chiede lo stop definitivo al rito abbreviato figurano la strage, il sequestro di minore cui consegua la morte dell’ostaggio, lo sfruttamento sessuale dei minori ma anche il femminicidio e la violenza sessuale semplice e di gruppo.

DOMANDA: Senatrice, in questa proposta di legge c’è grande attenzione nei confronti delle donne.
RISPOSTA: Riguarda tutti coloro che si macchieranno di delitti particolarmente efferati e crudeli, quindi sì: nell’elenco ci sono sia il femminicidio che l’omicidio conseguente a violenza sessuale semplice, di gruppo o nei confronti di minore. Chiediamo che in casi simili non si possa più ricorrere al rito abbreviato, strumento pienamente lecito e consentito dal nostro codice ma che spesso ha portato a condanne decisamente irrisorie rispetto alla gravità dei delitti commessi.

D: Nel testo presentato al Senato si sottolinea la frequenza con cui, in Italia, una donna muore per mano di un uomo.
R: Purtroppo nel nostro Paese gli omicidi nei confronti delle donne sono aumentati rispetto agli anni 2000: ogni due giorni in Italia una donna perde la vita a seguito di omicidio volontario. Se si pensa che un quarto degli omicidi totali riguarda casi di femminicidio, si comprende come questi siano dati inaccettabili per un Paese che voglia definirsi civile.

D: Ritiene che con questo nuovo Governo ci siano i presupposti affinché il disegno di legge venga approvato?
R: Nonostante io rappresenti una forza di opposizione, sono convinta che la commissione pertinente e il Parlamento valuteranno in maniera obiettiva il contenuto della mia proposta, senza pregiudizi partitici, allo scopo di rendere meno morbida la condanna per coloro i quali, sempre più spesso, compiono delitti violenti nei confronti delle donne e dei minori, spesso all’interno dell’alveo familiare e affettivo.

D: E qua bisogna porre l’accento anche sulla legge 119 del 2013, approvata nella scorsa legislatura, con la quale è stata inserita la 'relazione affettiva' come nuovo parametro su cui tarare aggravanti e misure di prevenzione.
R: Dall’entrata in vigore della legge è diventata rilevante sotto il profilo penale la relazione affettiva in se stessa, a prescindere da un eventuale vincolo matrimoniale o da un’eventuale convivenza. Si tratta di una visione più ampia, basata sulla consapevolezza di quanto spesso le donne si ritrovino vittime di tragedie nell’ambito di qualsiasi tipo di legame affettivo e quanto spesso ciò accada quando il legame si spezza.

D: Lei affronta la questione relativa alla pena; ma quali potrebbero essere, a suo parere, le misure per prevenire il femminicidio e combattere il fenomeno della violenza sessuale?
R: Credo che, oltre alla parte repressiva e al miglioramento degli strumenti atti a garantire maggior protezione nei confronti delle donne a rischio violenza, la componente culturale, sia in fase scolastica che familiare, risulti fondamentale per contrastare la violenza e l’omicidio nei confronti delle donne. E quando parlo di 'componente culturale' intendo anche la questione della parità di salario.

D: Quindi l’indipendenza economica delle donne.
R: Esatto. È spesso la migliore arma contro la violenza e non è possibile che in Europa le donne ricevano una retribuzione più bassa in media del 16% rispetto ai colleghi uomini. Una donna economicamente dipendente è meno libera di ribellarsi, di dire no, di rifiutare e di denunciare. Purtroppo i dati sono allarmanti in tutti i Paesi europei, con picchi altissimi nei paesi dell’est Europa, ed evidenziano come la questione non riguardi solo l’Italia ma sia transnazionale.

D: Da tempo, lei si batte anche per la tutela degli orfani delle vittime di femminicio. I bambini resi orfani per mano di un loro genitore.
R: Nella scorsa legislatura siamo riusciti a far approvare una legge ad hoc, che prevede garanzie economiche per il presente e il futuro dei figli orfani per femminicidio e violenza domestica, dalla reversibilità della pensione della madre all’esclusione dell’omicida da qualsiasi potenziale posizione ereditaria. Sono orgogliosa che l’Italia sia il primo paese europeo ad avere una legge di questo valore, anche se c’è ancora molta strada da fare.

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