2 Giugno Giu 2018 1242 02 giugno 2018

I 10 stereotipi più odiati dalle donne secondo Giulia Cuter (Senza Rossetto)

Il 2 giugno 2018 è uscita la terza stagione del fortunato podcast sul mondo femminile di ieri e di oggi. E no, la data non è assolutamente un caso.

  • ...
Senza Rossetto Giulia Cuter Stereotipi Donne

Ormai è sotto gli occhi di tutti: stiamo vivendo nell'età dell'oro del podcast. Anche in Italia se ne parla già da un po' ma quando Giulia Cuter e Giulia Perona, il 2 giugno 2016, lanciarono Senza Rossetto, il podcasting era decisamente sconosciuto. Loro furono tra le prime in Italia ad accorgersi delle potenzialità del medium, e tuttora sono le uniche ad aver creato un podcast letterario femminista. Giulia Cuter e Giulia Perona hanno anticipato la nuova ondata, cresciuta ancora di più dopo la frattura dei più recenti #Quellavoltache e #MeToo, con un progetto che racconta la società di ieri e di oggi da un punto di vista femminile e femminista, grazie alle voci e ai racconti originali di alcune delle più importanti scrittrici italiane. Il 2 giugno 2018 inizia la terza stagione di Senza Rossetto, completamente dedicata al futuro e ai giovani. La data non è un caso. La prima stagione, infatti, era nata per ricordare la prima volta che le donne votarono, il 2 giugno 1946, rigorosamente senza rossetto, come incitavano i giornali dell'epoca, mentre la seconda raccontava gli stereotipi più abusati nella società odierna. «Il 2017 è stato un anno in cui sono cambiate tantissime cose», ha detto Giulia Cuter. E ha proseguito: «Lo scandalo sulle molestie ha portato a galla anche tante altre problematiche, però, in tutto questo, secondo noi restano sempre un po' fuori le nuove generazioni, che dovrebbero essere coinvolte molto di più in questo dibattito pubblico».

A parlare dei ragazzi e delle ragazze di oggi, e della loro educazione, ci sono le scrittrici Bianca Pitzorno, Carolina Capria, Giulia Gianni e Lorenza Ghinelli. A loro si aggiungono le stesse curatrici di Senza Rossetto, che leggeranno un loro racconto nell'ultimo episodio; e cinque artiste, Giulia Sagramola, Cecilia Campironi, Ilaria Urbinati, Sarah Mazzetti e Lorenza Natarella, che hanno realizzato cinque diverse illustrazioni. In occasione dell'uscita della nuova stagione, abbiamo intervistato Giulia Cuter, alla quale abbiamo chiesto di raccontare quali sono per lei e Giulia Perona i 10 stereotipi più odiati dalle donne. Il risultato non è solo un'agevole top ten, ma anche una riflessione sul ruolo della donna e sulle tante piccole e grandi ingiustizie, difficoltà e disparità con cui bisogna fare i conti ogni giorno.

UNA DONNA CON LE PALLE

All'apparenza può sembrare un apprezzamento, un modo di dire innocuo, ma in realtà dire che una donna «ha le palle» è sbagliato e piuttosto offensivo. «Secondo noi cela un grandissimo maschilismo. È un po' come equiparare per forza una donna a un uomo, e quindi per essere brava devi essere un uomo o avere degli attributi maschili», ha spiegato Giulia Cuter. Quando lo si fa notare, però, spesso gli uomini non capiscono, convinti di fare davvero un complimento. «È difficile far passare il concetto che è sgradevole sentirselo dire, che mi sta ingabbiando in uno stereotipo che non mi rappresenta». Secondo Cuter bisogna infatti rivedere questo concetto e provare a trovare altre parole: «Per dire che sei una persona brava, forte e valida ci sono altri modi per dirlo».

MA HAI LE TUE COSE?

Un altro stereotipo particolarmente antipatico è quello che riguarda il ciclo mestruale e l'abitudine degli uomini di associarlo, in maniera sarcastica, ad un presunto cattivo umore e alla volubilità delle donne. «Fin da quando siamo ragazzine, abbiamo imparato a gestire molte situazioni complicate. E arrivare a 30 anni e sentirmi dire che sono nervosa perché ho le mie cose inizia a scocciarmi», ha detto Giulia Cuter. Tale stereotipo nasconde poi un pregiudizio di fondo, secondo il quale le donne sono incapaci di gestire alcuni lavori: «Ad esempio, non posso essere il capo dei miei sottoposti, perché una volta al mese sono indisposta e irascibile. Ma non è assolutamente vero». Non tutte del resto soffrono di dolori mestruali ma la mancanza di conoscenza porta a fare di tutta l'erba un fascio. «Adesso sono usciti un sacco di saggi interessanti su questo argomento, come Questo è il mio sangue (Einaudi, ndr), oppure Il libro della vagina (Sonzogno, ndr)», ha detto Cuter. E per rompere il tabù del ciclo e aumentare la consapevolezza su questi temi, sarebbe importante che li leggessero tutti, anche gli uomini.

DOLCEMENTE COMPLICATE

«Siamo così, dolcemente complicate», canta Fiorella Mannoia in Quello che le donne non dicono, canzone scritta da Enrico Ruggeri. Da un uomo, dunque, e non è un caso che col tempo sia diventata una delle canzoni più detestate dalle donne. «È una frase che mi irrita molto e che trovo anche un po' svilente per gli uomini», ha detto Giulia Cuter. Perché le donne vengono etichettate come complicate e indecifrabili; gli uomini come troppo semplici, con desideri elementari. «In realtà, tutti noi abbiamo le nostre nevrosi, le nostre fissazioni. Tutti noi siamo complicati». Il problema sono sempre le facili generalizzazioni, a volte portate avanti anche dalle donne, che in generale si ritengono più sensibili, intuitive e multitasking: «Forse abbiamo cercato di ribaltare questo stereotipo, proprio perché siamo state molto discriminate», ha continuato Cuter. «Abbiamo dovuto imparare a cavarcela in situazioni molto più complesse, perché viviamo in una società che non ci rende le cose facili, ma non significa che anche gli uomini non siano in grado di farlo».

LE DONNE DEVONO GUADAGNARE MENO

Specialmente in Italia, l'idea che carriera e famiglia possano andare di pari passo e possano avere la stessa importanza per una donna, non è ancora molto diffusa, secondo Giulia Cuter: «Magari sei libera di fare la tua carriera, ma se hai al fianco un uomo che lavora come te, è quasi dato per scontato che deve essere lui a guadagnare di più, a portare i soldi a casa». Viceversa, verrebbero trasgredite le norme imposte dal patriarcato, intaccando l'orgoglio e la virilità dell'uomo. «Mi è capitato che delle ragazze mi dicessero 'Che bello! Finalmente ho un contratto a tempo indeterminato' e che i rispettivi fidanzati ci restassero male perché ancora precari». Tale stereotipo è strettamente collegato alla bassa percentuale delle donne che lavorano in Italia (il 49%, contro il 67% degli uomini secondo gli ultimi dati Istat), la quale ci riconduce a un altro stereotipo.

A QUANDO UN NIPOTINO?

«Il tempo passa in fretta, tic tic», viene ricordato costantemente alla protagonista de Il diario di Bridget Jones. Peccato che venga detto soltanto a lei: «C'è ancora molta pressione sociale sul fatto che se tu non vuoi dei figli in qualche modo sei una donna mancata», ha spiegato Cuter. Secondo uno stereotipo molto comune, una donna è tale solo se madre, per questo motivo, ad un certo punto della sua vita, vorrà per forza dei figli, quasi fosse innaturale il contrario. «Nella mia famiglia, ad esempio, nessuno si è mai chiesto se io li voglio, ma è dato per scontato che se non li faccio è perché non posso permettermelo e non perché ho scelto di non volere dei figli». Bisognerebbe allora smetterla di ingabbiare le donne in ruoli prestabiliti, e dare maggiore libertà di scelta: «Questa pressione non viene mai fatta sugli uomini. Soprattutto, per un uomo è una scelta, per una donna no».

DOVE VAI VESTITA COSÌ?

La volontà di controllare il corpo femminile c'è sempre stata e ancora oggi si manifesta in numerose forme. «L'aspetto fisico rimane una delle cose fondamentali. Siamo ancora considerate più per come appariamo piuttosto che per quello che siamo», ha detto Giulia Cuter. Da qui nasce l'ossessione per l'aspetto fisico e il costante giudizio su come si vestono, mostrano le donne. «Viene dato per scontato che se mi vesto in un certo modo, posso essere troppo provocante, attirare l'attenzione, quindi arrivare a delle cose più sgradevoli». Basti pensare ai tanti casi di violenza sessuale e al costante tentativo di cercare di incolpare e 'punire' le donne per il loro atteggiamento e modo di vestire. Questo stereotipo, dunque, sottende la mania di controllo dell'uomo sul corpo femminile e l'idea che la donna sia al mondo solo per essere guardata, perché considerata appunto «solo come un corpo e nient'altro».

SORRIDI!

Ancora una volta, sono forse le frasi all'apparenza più innocue, poco importanti, che possono rappresentare dei piccoli tasselli, delle lievi sfumature di un quadro più grande e articolato quale è quello di un sistema patriarcale e misogino che tenta continuamente di controllare, dominare e incasellare le donne in ruoli specifici. L'esortazione a sorridere è uno di questi. «Ci si aspetta sempre che una donna sia carina, sorridente e accondiscendente». E se da un lato può essere un semplice invito ad essere allegra e solare, dall'altra rimane il fatto che tale esortazione viene rivolta solo alle donne. «Nessuno lo dice agli uomini. Tutti siamo più belli quando sorridiamo, però non c'è questa idea che l'uomo deve apparire in un modo specifico, altrimenti chissà cosa si può pensare di lui».

CHIUDI LE GAMBE

Un discorso simile riguarda anche un altro modo di dire: «Chiudi le gambe», che spesso viene detto alle bambine per una questione di decoro e di educazione, e che cela il tentativo di frenare una maggiore libertà, anche sessuale. «Quando diventi grande diventa una questione di pudore», ha spiegato Giulia Cuter. Perché «'non sta bene' che una ragazza dica quello che le piace apertamente». Non a caso, un luogo comune vuole che le donne non abbiano «desideri sessuali così espliciti come li hanno gli uomini», ha continuato Cuter. In questo modo, le donne crescono senza un'adeguata educazione sentimentale e sessuale (l'Italia è uno dei pochi paesi europei in cui non è obbligatoria), hanno paura di essere giudicate e provano vergogna a parlare dei propri desideri. «E questo crea ovviamente dei problemi nel rapportarsi con gli altri, perché siamo abituate al fatto che il desiderio dell'uomo deve essere sempre predatorio e noi non possiamo opporci a questa cosa».

CE LA FAI DA SOLA?

Una buona educazione è importante dunque sia per le donne che per gli uomini. Educare alla parità di genere, al rispetto dell'altro sesso, fin da piccoli, probabilmente eviterebbe di trattare ancora le donne come il sesso debole, come inferiori, e di dire frasi come: «Sei sicura di farcela?». «Mi fa un po' sorridere, perché spesso sono delle cose che ci vengono dette anche davanti a delle situazioni evidentemente semplici», ha detto Giulia Cuter. «È vero che noi siamo meno forti fisicamente ma è una frase che a volte viene detta con leggerezza, nel tentativo di sminuirti». Secondo una concezione maschilista, talvolta inconscia, le donne non sono all'altezza di risolvere questioni complesse e per questo motivo, ha spiegato Cuter, vengono escluse da ruoli di responsabilità. «Per gli stessi stereotipi di cui abbiamo parlato: perché siamo più volubili, cambiamo idea facilmente, siamo più indecifrabili».

I CAPELLI CORTI NON SONO FEMMINILI

La top ten degli stereotipi delle curatrici di Senza Rossetto si chiude infine con un'altra frase che riguarda l'aspetto esteriore, questa volta i capelli. In molti pensano che corti siano poco femminili, e che una donna dovrebbe portali lunghi. «Questa cosa è una sciocchezza», ha detto Giulia Cuter, a cui è capitato molto spesso di sentirsi dire una frase di questo tipo. Il taglio corto, il pixie cut, da anni è tornato di moda e sono tante le attrici, da Scarlet Johansson a Michelle Williams, che continuano a sfoggiarlo con eleganza e femminilità. Eppure, il capello corto è perlopiù associato alla mascolinità e persiste ancora un'idea di femminilità che «non rispecchia più la realtà». Negli ultimi anni si è iniziato a parlare di moda gender fluid ma la strada è davvero lunga. Come ha detto Cuter, alla fine sono davvero tanti gli stereotipi sulle donne ma ruotano tutti intorno alle stesse grandi tematiche: il lavoro, la maternità, il corpo, la libertà sessuale. «Perché è su queste cose che la donna viene ancora controllata».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso