31 Maggio Mag 2018 0900 31 maggio 2018

«Tifose. Le donne del calcio»: il libro che racconta la passione al femminile

In Italia una donna su quattro è appassionata di pallone. Ma gli stereotipi sono ancora ben radicati. La giornalista Marta Elena Casanova li smonta nel suo nuovo libro.

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Donne Calcio Tifose Marta Elena Casanova

«Perché, perché/la domenica mi lasci sempre sola/per andare a vedere la partita di pallone», cantava nel 1962 Rita Pavone.
Da allora sono passati tanti anni: il calcio è rimasto lo sport nazionale, le fidanzate sospettose ci sono ancora, allo stadio andiamo sempre meno ma, in compenso, le donne tifose appassionate sono sempre di più. Una su quattro, per la precisione. Ce lo raccontano le statistiche e ce lo ricorda il libro Tifose. Le donne del calcio, scritto dalla giornalista genovese Marta Elena Casanova, blucerchiata da sempre: «La mia prima partita allo stadio è stata Sampdoria-Torino. Era il 1991, nella stagione del nostro primo e finora unico scudetto. Ma perdemmo 2 a 1: forse così mi sono affezionata ancora di più», racconta a LetteraDonna. Il volume, edito da Odoya, svela il mondo del tifo al femminile e in qualche modo, visto com'è cresciuto all'ombra di quello maschile, gli rende giustizia: «Esiste lo stereotipo della donna che non capisce niente di pallone. In più, in occasione di Europei e Mondiali, saltano sempre fuori gli stessi articoli sulle tifose più sexy. Così mi sono chiesta chi fossero le tifose di calcio, quelle vere intendo».

DOMANDA: E le hai trovate tutte insieme, più o meno, nell'Anfissc.
RISPOSTA:
Sì, l'Associazione Nazionale Femminile Italiana Sostenitrici Squadre Calcio, nata nel 1991 grazie a Nella Grossi che, milanista di nascita ma diventata tifosa del Pescara per 'colpa' del marito, a un certo punto ebbe l'idea di riunire tutte le sostenitrici italiane in una sola associazione.

D: Che cosa fanno queste tifose?
R:
Si incontrano annualmente, sono amiche, si conoscono tutte. Quando vanno in trasferta a 'casa' delle altre, spesso rimangono da loro tutto il weekend, come ospiti, separandosi solo per i 90 minuti della partita.

D: Qual è il club femminile più antico d'Italia?
R:
Il Milan Club 'Stella' di Saronno, fondato nel 1971. Le tifose si riuniscono tutti i venerdì, prima di cena. Insieme hanno girato il mondo, specialmente negli anni d'oro in cui il Milan dominava in Europa. E sono state le prime donne ammesse al centro di allenamento di Milanello, invitate dall'allenatore Nereo Rocco, che intervenne in persona per farle entrare dopo che le avevano fermate all'ingresso.

D: Altri gruppi storici?
R:
Il secondo per anzianità è 'Donne Biancazzurre', fondato nel 1977 da Nella Grossi, seguito dalle Galline Padovane, arrivate nel 1981. Quanto a importanza e numero di socie, non si può non citare il 'Roma Club Aurora'. Di questi gruppi fanno parte donne tifose fin da bambine, che hanno fatto del calcio una religione. Tutte accomunate da amicizia, attaccate alla maglia e amareggiate dal fatto che diverse società siano ormai in mano a cordate straniere e non più di proprietà di presidenti tifosi.

D: Hai qualche aneddoto da raccontarci riguardante queste tifose?
R:
Sì, uno riguarda l'attuale presidentessa del Milan Club Stella, Alberta, che andava a vedere le finali di coppa con la madre, all'epoca alla guida del club. Viaggiavano separate, per scaramanzia, e si incontravano solo alla fine della partita. La presidentessa del Roma Club Aurora, invece, andava allo stadio anche incinta di otto mesi e sembra che dopo la vittoria dello scudetto nel 2001 sia stata fuori casa per un mese a festeggiare. Il marito, conoscendola, non si è però preoccupato più di tanto.

D: Quante donne tifose ci sono in Italia?
R:
Secondo una ricerca condotta nel 2013 da GFK Eurisko, il 25% delle donne è una tifosa appassionata di calcio. Una su quattro, insomma.

D: Siamo nella media europea?
R:
L'Inghilterra ci supera, con il 30%, mentre in Francia sono solo il 12%. La grande sorpresa è la Turchia: è la nazione dove ci sono più donne che seguono il calcio, con il 62%.

D: E pensare che ci sono Paesi musulmani dove le donne non possono nemmeno entrare allo stadio.
R:
Esatto, come l'Iran. Ne parlo nel libro, in cui affronto anche i possibili problemi in vista del Mondiale in Qatar nel 2022.

D: Rimanendo all'estero, nel volume racconti una storia curiosa riguardante il Barcellona.
R:
Sì, quella di Edelmira Calvetó, che nel 1913 diventò la prima socia del Futbol Club Barcelona. In base allo statuto della società, redatto due anni prima, erano ammessi come soci (il club è una forma di azionariato popolare) non più solo 'uomini', ma più genericamente 'persone' maggiori di 14 anni di età. I vertici della società sostennero che si trattasse un errore, ma con molta ostinazione Edelmira riuscì a convincere il fondatore Joan Gamper e a diventare socia del club per cui tifava. La sua figura era stata dimenticata, fino alla 'riscoperta' da parte di alcune donne, anch'esse socie del Barcellona. Ma c'è una storia proveniente dall'Inghilterra che è ancora più antica.

D: Ci puoi dire qualcosa?
R:
Nel 1894 una ragazza, soprannominata Nettie Honeyball, si mise in testa di creare una squadra femminile e ci riuscì pubblicando annunci sui giornali. Nacque così il British Ladies Football Club, la prima squadra di femminile di calcio inglese, che nel 1985 disputò una partita in famiglia (11 ragazze rappresentavano la zona nord di Londra, altre 11 quella sud): secondo i resoconti dell'epoca ci furono oltre 10 mila spettattori, giunti più per curiosità che per altro, per vedere questo strano 'fenomeno'. I tempi non erano pronti, ma le ragazze riuscirono comunque a disputare altre partite prima di chiudere l'esperienza.

D: A proposito, segui il calcio femminile?
R:
Diciamo che se lo trovo in tivù mi fermo a guardarlo, ma non posso dire di seguirlo. Però ho dedicato la parte finale del libro a questo mondo: giocatrici in attività e non, allenatrici, arbitri, dirigenti, giornaliste sportive. Volevo capire come funziona questa realtà, fatta di donne che hanno iniziato come tifose. Le cose stanno migliorando, anche grazie a club che si sono dotati di una sezione femminile, come Fiorentina e Juventus. Ora è più facile per le bambine iniziare a giocare a pallone. Come mi ha raccontato Patrizia Panico, prima era molto più complicato.

D: Da tifosa questa sarà un'estate strana: c'è il Mondiale, ma senza l'Italia. Lo guarderai lo stesso?
R:
La squadra era senz'anima, c'era da aspettarselo. È ovviamente un peccato. Comunque seguirò lo stesso la Coppa del Mondo: tiferò Islanda!

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