31 Maggio Mag 2018 1742 31 maggio 2018

Beatrice Antolini in tour con Vasco Rossi: «Siamo due timidi»

La polistrumentista marchigiana ci ha raccontato come ci si sente a essere chiamata nella band del Blasco. Ma non parlatele di maschilismo nel mondo della musica.

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Beatrice Antolini Vasco Rossi

È tutto pronto per Vasco non stop live 2018, il tour di Vasco Rossi che dopo la data zero di Lignano Sabbiadoro è pronto a infiammare lo Stivale con cinque tappe a Torino, Padova, Roma, Bari e Messina, per un totale di sei concerti. Ad affiancare il rocker di Zocca una combriccola (del Blasco, of course) di musicisti con una faccia nuova. Quella della polistrumentista marchigiana Beatrice Antolini, chiamata all'arduo compito di sostituire, almeno agli occhi dei fan, la storica corista Clara Moroni, membro fisso della band per oltre 20 anni: «Ho molta stima di lei, ma non la sto rimpiazzando. Faccio anche i cori, ma all'interno della 'situazione Vasco Rossi', dove suono percussioni, chitarra e pianoforte, sono prima di tutto una musicista», spiega a LetteraDonna Beatrice, classe 1982, che da solista ha già sei album all'attivo e una lunga serie di collaborazioni. Nel suo 'portfolio' artisti italiani e stranieri: con Vasco si è trovata davanti la classica offerta che (seppur recapitata indirettamente) non poteva proprio rifiutare: «Mi ha contattato il direttore artistico Vince Pastano, che mi conosceva artisticamente. E io ho colto l'invito con molto entusiasmo».

DOMANDA: Com'è andato il primo incontro con Vasco?
RISPOSTA:
Benissimo. Sono una persona molto timida e anche lui lo è. Ci siamo guardati ed è bastato. Ho suonato praticamente tutto (ride, ndr), è rimasto contento e mi ha accolto a braccia aperte nella band. Vasco mi piace molto, gli voglio bene.

D: Sei anche una sua fan?
R:
Da piccola avevo i suoi dischi e conoscevo tutte le canzoni. E oggi non sono una fissata dell'indie, non me ne può fregare di meno. Sono tutt'altro che estremista. Apprezzo tutti i generi se c'è sincerità e questo elemento in Vasco di certo non manca. Lui fa la sua musica, libera e sincera, spontanea, senza schemi e generi: facciamo un po' la stessa cosa, anche se di tipo diverso.

D: La tua canzone preferita di Vasco?
R:
Una che mi fa piangere è Va bene, va bene così, poi mi piace molto Fegato, fegato spappolato: infatti sono molto felice che venga proposta durante il tour. Poi vabbè, nella discografia di Vasco ci sono capolavori assoluti come Sally oppure E... Ma mi piacciono quasi tutte le sue canzoni.

D: Adesso sei sul palco. Ma avevi mai visto Vasco live?
R:
Sì, una volta, in occasione del Concerto del Primo Maggio del 2009: io ho suonato nel pomeriggio e lui era headliner.

D: Quella con Vasco è (per adesso) l'ultima di una lunga serie di collaborazioni. Hai suonato ad esempio con Baustelle, Bugo, Afterhours ed Emis Killa. Quale ti ha dato più soddisfazioni?
R:
Quella con Lydia Lunch, un'importante artista americana no wave che mi ha voluta per un breve tour e che mi ha insegnato molto. Mi sono sentita più a mio agio con lei che con tanti italiani.

D: C'è un artista o una band con cui ti piacerebbe collaborare?
R:
Beh, sparando alto direi Soulwax o Nine Inch Nails... Ma rimanendo all'Italia e dunque ridimensionandomi (ride, ndr), mi piacerebbe fare qualcosa con uno di questi nuovi trapper. Mi piace fare cose nuove, mi divertono. Oppure con un rapper: mi piace molto Ghali.

D: La tua canzone preferita in assoluto?
R:
Killing in the Name dei Rage Against the Machine: sono innamorata di quel pezzo. Ma anche di Where Is My Mind? dei Pixies.

D: Mi sembra di capire che musicalmente tu sia onnivora.
R:
Onnivora e molto curiosa. Ascolto di tutto, dai canti gregoriani alla musica elettronica. E ti dico una cosa: in Italia ci esaltiamo per cose brutte provenienti dall'estero quando invece dovremmo dedicare più attenzione a tanti artisti italiani che invece snobbiamo.

D: Hai sempre voluto fare la musicista?
R:
Sì, non ho ricordi di me senza la musica. Ho sempre suonato di tutto. Faccio la stessa identica cosa da quando ho tre anni: scrivo, registro, arrangio e produco, tutto da sola. L'unica cosa che è cambiata è il livello dei mezzi a disposizione. Insomma, la mia strada era questa e ho fatto bene a proseguire nonostante i tanti momenti duri, perché le cose belle, come le recensioni del mio ultimo disco o il tour con Vasco, alla fine mi stanno ripagando di tutto.

D: I concerti sono la parte bella del tuo lavoro. E quella più stressante?
R:
La fase della creazione, in cui arrivo a dei livelli inenarrabili. Non faccio altro, al punto che mi devo ricordare di mangiare. Il fatto è che dietro a un disco c'è un grande lavoro: per avere dieci tracce, ne ne devi scrivere 60 e poi scremare. Poi io scrivo le mie canzoni, le arrangio e le mixo da sola, a volte lavoro per 13 ore al giorno, fino a quando non sono costretta a smettere perché mi sto facendo male fisicamente.

D: Canti in inglese. Perché?
R:
I miei brani hanno una musicalità che porta all'inglese, in italiano non sarebbero la stessa cosa. Non è statsa una scelta: è una cosa naturale.

D: Ho fatto la stessa domanda a Maria Antonietta: nel panorama italiano, anche indie, ci sono più uomini che donne. Per quale motivo, secondo te?
R: No basta, ti prego, questa domanda non ha senso, non la sopporto più. Non è che l'ambiente musicale sia maschilista: semplicemente, sono tutti maschi. Che le donne si diano da fare, così da aumentare in numero. Si tratta di un discorso lungo, molto complesso, che dovremmo affrontare partendo dall'educazione che abbiamo fin da piccoli. Ma non me la sento, parliamo di musica.

D: Ok, parliamo del tuo ultimo album allora, L'AB, uscito a febbraio.
R:
Ha ricevuto recensioni incredibili e ovviamente sono molto felice. È un disco che parla di questo periodo storico ma senza senso critico, è un'osservazione delle nuove meccaniche umane che si sono create con l'uso smodato dei social: io vedo gli essere umani in continua mutazione, sempre più gobbi sul telefonino. Come sempre ho fatto tutto io. Questa volta, vincendo la timidezza, ho anche girato un video in cui suono tutti gli strumenti (ride ancora, ndr). Spero di andare presto in tour, nei club.

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