31 Maggio Mag 2018 1130 31 maggio 2018

Ambra Battilana sull'arresto di Harvey Weinstein: «La battaglia non è finita»

La mattina del 25 maggio è stata svegliata dai giornalisti che le comunicavano la notizia. Lei è soddisfatta, ma non si sente vincitrice: «Bisogna ancora combattere, soprattutto in Italia».

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Ambra Battilana Arresto Harvey Weinstein

«Il mio telefono ha iniziato a squillare intorno alle sei del mattino. E da quel momento non ha più smesso». Venerdì 25 maggio 2018, è l’alba. Harvey Weinstein sta per consegnarsi alla polizia, lo farà alle 7.30 precise. Contro di lui c’è una denuncia per stupro da parte di due donne: l'ex attrice Lucia Evans e una donna che è rimasta anonima. «Miss Battilana, it’s the New York Post». «Daily Mail is calling, have you heard about Harvey?». È così che i giornalisti delle principali testate americane danno il buongiorno ad Ambra Battilana Gutierrez, la modella 25enne italo-filippina che tre anni fa sporse inutilmente denuncia contro il produttore americano: la procura di New York decise di archiviare le accuse per insufficienza di prove nonostante la ragazza avesse con sé la registrazione su nastro in cui Weinstein stesso ammetteva di averla molestata. I tabloid Usa, successivamente, avviarono una forte campagna diffamatoria nei confronti della modella, definendola «Un’arrivista». Dopo aver firmato un accordo scritto in cui si impegnava di non parlare più della faccenda dietro compenso in denaro (si parla di un milione di dollari), Ambra lasciò New York per tornare dalla sua famiglia, nelle Filippine.

LIBERO SU CAUZIONE: UN MILIONE DI DOLLARI

«Mi hanno svegliato presto, sarà che ormai i giornalisti di New York sanno che sono piuttosto mattutina», spiega Ambra Battilana a LetteraDonna. Sarà che stavolta non si tratta solo di molestie, ma di abusi sessuali e stupro. Weinstein, già sotto accusa a causa delle denunce di almeno 80 donne (le indagini sono partite dall’inchiesta pubblicata dal Ny Times e il New Yorker a ottobre 2017), ha deciso di consegnarsi alle autorità per evitare le manette (nel momento in cui questa intervista viene pubblicata, il gran giurì ha incriminato Weinstein per stupro e molestie sessuali, ndr). Adesso è a casa, libero su cauzione (un milione di dollari, non dieci come riportano alcune agenzie e alcuni quotidiani) con alla caviglia un braccialetto elettronico. «Ufficialmente non è pericoloso perché non sta cercando di inquinare le prove», fanno sapere gli inquirenti. Stavolta, dunque, è andata diversamente. Non come nel 2015, quando la denuncia di Ambra cadde nel vuoto e un flusso di denaro sospetto, proveniente dall’entourage di Weinstein e diretto al procuratore capo Cyrus Vance Jr, fu svelato sempre dall’inchiesta del New Yorker. E soprattutto nessuna squadra di avvocati ha raccolto informazioni sul passato di nessuno, esattamente come aveva fatto l’ufficio legale del produttore americano con Ambra. Che, davanti alla procura, era stata costretta a rispondere più dei suoi precedenti di Arcore che delle molestie subite nel Tribeca Grand Hotel di New York: «Tu non sai chi sono io. Non farmi perdere la pazienza. Sì, ti ho palpeggiato, e allora? Faccio sempre così, con tutte», le disse Weinstein. Una conversazione registrata su nastro dalla ragazza, d’accordo con il NYPD. Registrazione che, però, allora, non convinse la procura ad avviare le indagini. Proprio per questo, oggi, anche la procura è indagata.

DOMANDA: Allora, Ambra, com’è stato quel risveglio?
RISPOSTA:
All’inizio non capivo bene cosa stesse succedendo. Continuavo a ricevere telefonate, una dopo l’altra. Il NY Post, il Daily Mail, il Ny Times, lo stesso Ronan (Farrow, figlio di Mia Farrow nonché il reporter autore dell’inchiesta su Weinstein per il New Yorker, ndr). Poi ho acceso la tv sul live della Cnn, ho visto l’inviato proprio davanti al portone degli uffici nel Tribeca Film Center, dove in qualche modo, tutto è iniziato.

D: Quando hai capito che Weinstein si era consegnato, cosa hai fatto?
R: Ho scritto ad Asia, anzi no: prima ho letto il suo tweet che riportava l’arresto. Ci siamo sentite ma siamo state poco al telefono. Poi ho chiamato la mia Pr.

D: Come ti sei sentita? Sollevata? Felice?
R:
No, sono rimasta molto fredda. Soddisfatta, questo sì, in fondo è quello che desideravo da tre anni ormai. Ma so bene che la battaglia non è finita. Ho avuto già a che fare con una situazione del genere in Italia, intendo con i fatti di Arcore e con Berlusconi. C’è un processo ancora in corso, qui in America invece ancora deve iniziare. Certo, i tempi in Italia sono molto più lunghi rispetto agli Usa, ma sarà un viaggio lungo. Insomma, c’è ancora da combattere.

D: Qualche giorno fa la stampa americana ha scritto che probabilmente, durante il processo, oltre alle due attrici che hanno sporto denuncia verranno sentite anche altre ragazze in qualche modo riconducibili a Weinstein in passato (stesso procedimento adottato nel lungo processo contro l’attore Bill Cosby, condannato per violenza sessuale: rischia fino a 10 anni di carcere, ndr). Se ti chiamassero…
R: Testimonierei, sicuramente. Questo potete scriverlo in calce.

D: Come e cosa risponderesti?
R:
Dipende dalle domande che mi vorranno fare.

D: Proviamo a sostituirci noi al procuratore allora. Ambra Battilana, ha mai conosciuto personalmente Harvey Weinstein?
R:
(Ride, ndr) Sì certo, come nei film! Scherzi a parte, immagino che racconterei la mia esperienza, non più né meno di quello che raccontai prima al NYPD, e poi al District Attorney, finalmente libera dall’accordo vincolante che firmai nel 2015. Tre anni fa la procura non mi credette, se dovesse capitare oggi immagino che le cose andrebbero diversamente.

D: Se ti trovassi Harvey Weinstein davanti, cosa gli diresti adesso?
R:
Niente. Non credo di avere più nulla da dirgli. Di sicuro, ora come ora, non ne ho proprio voglia.

Il rispetto che molte persone mi avevano tolto ai tempi della mia prima denuncia ad Harvey adesso mi è stato restituito, direi con gli interessi.

D: Prima dicevi che la battaglia non è finita. Dunque non ti senti ancora 'vincitrice'?
R:
Per niente. Credo che adesso la battaglia sia da combattere soprattutto in Italia. Occorre portare gli stessi valori che, seppur a caro prezzo, sono finalmente emersi qui in America, quando la bomba è esplosa. Le donne hanno più coraggio, c’è meno paura se si tratta di denunciare qualcuno, che sia uno sconosciuto o il proprio compagno. Ho la netta sensazione che ci sia più rispetto, lo stesso rispetto che molte persone mi avevano tolto ai tempi della mia prima denuncia ad Harvey e che adesso mi è stato restituito, direi con gli interessi.

D: C’è un messaggio che vorresti mandare?
R:
Lo stesso che da sempre porto con me. Se si fa la cosa giusta, non bisogna fermarsi mai. Sarebbe bello riuscire a far capire ai giovani, con l’aiuto di Asia che sta a sua volta facendo un eccellente lavoro, che una coscienza pulita può aiutare a cambiare le cose, che la voce della verità è forte, non si può seppellire ed è una delle armi che abbiamo a disposizione per migliorare questo mondo, per riportare al centro di ogni cosa la meritocrazia, ad esempio, senza che le donne debbano più sentirsi o essere considerate soltanto come un oggetto sessuale, e che il loro corpo sia l’unico modo per ottenere il lavoro dei propri sogni.

D: Con Asia ormai siete amiche strette. Eri con lei durante Women in The World, il talk show annuale dedicato ai temi più importanti delll’attualità americana a cui in passato hanno partecipato anche, tra le altre, Hillary Clinton, Oprah Winfrey e Meryl Streep.
R:
Una splendida esperienza, ero anche un po’ emozionata, mi sentivo quasi… Fuori posto, capisci, a quello show hanno partecipato le donne più importanti del nostro secolo. Avrei voluto però viverla al 100% e raccontare anche la mia esperienza qui negli Stati Uniti. Diciamo che il dibattito è stato incentrato soprattutto sugli eventi di Arcore e su Berlusconi.

D: Hai conosciuto Laura Boldrini, c’era anche lei seduta con te e Asia.
R:
Sapevo che rivestiva una carica importante in Parlamento, lei invece non sapeva molto di me e della mia vita. Ma dopo la serata mi ha abbracciata e si è congratulata per quello che ho fatto e per quello che sto facendo.

Il bello viene adesso. Sto facendo la cosa giusta e andrò avanti finché sarà possibile.

D: A proposito di Berlusconi, hai visto Loro il film di Paolo Sorrentino?
R:
A dire il vero no.

D: Lo vedrai?
R:
Non credo.

D: Come mai?
R:
Me ne hanno parlato molto male. In particolare il mio avvocato, che è presidente della Commissione di Revisione Cinematografica, me lo ha sconsigliato e io di lui mi fido.

D: Il processo Ruby Ter intanto ha condannato anche in appello Emilio Fede e Nicole Minetti, rispettivamente 4 anni e 7 mesi e 2 anni e 10 mesi.
R:
Ma il bello viene adesso. Come ho detto, sto facendo la cosa giusta e andrò avanti finché sarà possibile. Con il processo civile verranno quantificati i danni che ho subito essendo stata riconosciuta parte danneggiata, e come ho già promesso in passato, devolverò questi soldi in beneficenza a Humanility, l’associazione che ho fondato nelle Filippine e che aiuta i bambini senza tetto. Solo allora sarò davvero contenta.

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