28 Maggio Mag 2018 1955 28 maggio 2018

Dopo l'editoriale su Libero Filippo Facci ha dimostrato di non sapere che cos'è il consenso

Lo abbiamo chiamato per chiedere spiegazioni. Prima che ci riattaccasse il telefono ci ha fatto capire che non ha chiara nemmeno la differenza - gigantesca - tra stupro e prostituzione.

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Filippo Facci Stupro Libero Intervista

Continua a far discutere l’articolo apparso in prima pagina su Libero, firmato da Filippo Facci e riferito alla vicenda di una ragazza americana violentata nel 2012, all’età di 14 anni, e che adesso verrà risarcita dalla società per cui ai tempi lavorava il suo stupratore. Facci, apprendendo della cifra concessa alla vittima, evidentemente ha sentito circolare veleno nello stomaco. Così ha preso carta e penna e scritto, fra l’altro: «Chi se ne frega se ci additeranno per cattivo gusto o se diranno che noi uomini (ma anche tante donne, crediamo) non possiamo capire cosa sia uno stupro: ma subirne uno in cambio di un miliardo di dollari (un-miliardo-di-dollari) come dire, se ne può perlomeno parlare».
Tenete a mente queste parole, perché il professionista di Libero non voleva metterle giù così. Ed è stato lui stesso a dircelo, nel corso di una telefonata dai contenuti decisamente discutibili e a tratti offensivi (ma non ci meravigliamo).

DOMANDA: L’ex presidente della Camera Laura Boldrini ha definito «agghiacciante» la sua frase.
RISPOSTA:
Sì, ho letto. Quindi per me non è successo niente.

D: Non è l’unica. Decine di persone condannano i suoi commenti apparsi su Libero e la sua volontà di dare un prezzo allo stupro. Rendendolo, in qualche modo, socialmente accettabile.
R:
Confermo che si può dare un prezzo a tutto, stupro compreso. E la storia dell’umanità lo dimostra. Un miliardo di dollari non è un milione di dollari; è una cifra incredibile che determina non una vita, ma dieci, 50 vite.

D: Quindi secondo lei «se ne può parlare», ovvero considerare l’idea di farsi violentare in cambio di un nutrito bottino.
R:
Ma no, il mio «se ne può parlare» non significa «anche sì». Non sono stato capito.

D: Il senso della frase era chiaro. Comunque: cosa voleva dire allora?
R:
Che si può parlare della vicenda.

D: Quindi era un invito a un confronto collettivo.
R:
Io posso ipotizzare che, dinanzi a tutti questi soldi, e un miliardo di dollari sono qualcosa che non possiamo nemmeno immaginare, qualcuno se la vada a cercare. Ho parlato con alcune persone, non ti dico chi e non ti dico di che sesso sono, che a proposito di questa storia hanno detto «le mie parti intime sono qua!».

D: Bene. Offrire le proprie parti intime, però, significa metterci la volontà. Farlo consapevolmente e liberamente in cambio di una cifra di denaro. Questa è prostituzione. Una cosa diversa dallo stupro.
R:
In effetti sì.

D: Vogliamo soffermarci sul confine fra prostituzione e stupro?
R:
(tentenna, non trova le parole, glissa...) Vabbè, ma così non si può commentare niente e questa conversazione non ha senso. Io ho solo detto che con un miliardo di dollari una giovane donna di 18-20 ha un cambiamento di vita perfetto e completo. Quindi non mi sento di escludere che lo stupro possa essere contemplato in un caso simile. Che, tra l’altro, è unico nella storia. Vedrai che gli americani scenderanno in piazza per protestare. Non dico che la ragazza è contenta, ma che a fronte di una cosa durata dieci minuti ha un futuro che non avrebbe mai potuto immaginare.

D: Non pensa che determinate ferite possano essere così profonde da non guarire nemmeno con la più alta montagna di soldi?
R:
Chi lo dice? Lo dici tu, lo dite voi. Ma non è una certezza assoluta. Tutte le persone si ritrovano a fare i conti con almeno un’esperienza scioccante nell’arco della loro vita.

D: Sì, ma non sono tutte uguali. Sentire i propri genitori litigare, per esempio, non ha lo stesso impatto di una violenza sessuale, tra l’altro subìta nell’adolescenza.
R:
E chi lo dice? Nessuno può affermare cosa sia meglio o peggio a livello etico-spirituale. Dire che lo stupro è peggio di un’altra cosa significa fare pagelle e graduatorie sul bene e sul male. Ci sono persone che per molto soldi si farebbero tagliare una mano o un braccio. E lo stupro non è peggio che farsi tagliare una mano o un braccio.

D: Così però torniamo però al concetto di «volontà», che non c’entra nullo con lo stupro.
R:
Mi rendo conto che non sono stato capito. Forse avrei dovuto fare una premessa diversa. Con questo ragionamento ricattatorio non c’è il diritto di dare un significato che vada oltre il soggettivo a ciò che è negoziabile. Tutto è negoziabile, lo stupro non è fuori categoria. Quella ragazza è felice, adesso.

D: E chi lo dice?
R:
Vabbè, certo, non possiamo saperlo. Però io mi baso sui fatti. Ha ricevuto tutti quei soldi, adesso può fare quello che vuole, anche creare 10 fondazioni per le donne violentate. La giuria della contea in cui abita, dopo l’annuncio del risarcimento, è corsa ad abbracciarla.

D: Ma ignoriamo come si sente.
R:
Va bene. Per «felice» intendo dire che non è morta, ok?

D: Hai scritto: «Per quella cifra – a 20 anni – è lecito chiedersi quanti si farebbero derubare l’infanzia non una, ma anche due, tre volte. Siamo cinici? Può darsi, ma l’alternativa è vederla solo come una povera 20enne sfortunata per un brutto incidente avvenuto otto anni fa: e non possiamo farcela». Perché non puoi farcela?
R:
(tentenna) No, ma è una frase monca.

D: Non è una frase monca. Sostanzialmente lei scrive che non riesce a vederla come una ragazza sfortunata vittima di un «brutto incidente», cioè lo stupro, otto anni fa.
R:
Volevo dire che l’alternativa è considerarla come la storia di una povera 20enne.

D: Ci siamo. Perché non ci riesce?
R:
A me viene da dire… Insomma, io non posso escludere che un giorno lei possa essere contenta. Io sono laico, sono relativista; per te, per voi che non lo siete, nel caso dello stupro esiste il non-negoziabile. Per me no. Io non giudico, io mi chiedo se qualcuno lo farebbe. È come quando una persona ha un brutto incidente d’auto, resta zoppa ma poi ottiene un importante risarcimento. Ok, zoppica. Ma quei soldi significano tante possibilità. Lo stupro non va al di fuori di un sacro canone per cui non può essere paragonato a incidenti di altri tipo. Poi se la ragazza si suicida, me ne sto più che zitto. E mi vergogno pure.

D: In molti ti stanno dando anche del maschilista.
R:
Beh, certo, probabilmente per voi è maschilista pure la Natura. Il concetto di maschilismo è ormai troppo complesso per rispondere. E comunque ripeto che il mio ragionamento non è stato capito. Dovevo essere compreso al volo. Così non verrà capito mai.

D: Scriverebbe l’articolo in modo diverso, tornando indietro?
R:
No. Solo la fine, perché non si capisce. C’è anche da dire che si stanno ricalibrando i valori morali e succedono cose esagerate, folli. Attori celebri che non possono più recitare a causa di questa nuova sensibilità. È tutto eccessivo. Il mio articolo è di una banalità sconcertante: per un miliardo di dollari, c’è chi può accettare uno stupro.

D: Stiamo di nuovo confondendo prostituzione e stupro.
R:
Sì. Però gli essere umani danno un prezzo a ogni cosa. La prostituzione ha un prezzo che in qualche modo può essere lo stesso dello stupro.

D: Continuo a non capire. Lo stupro è violenza, è un atto sessuale imposto con la forza.
R:
Ma tu non capisci mai niente. Si vede che lavori per LetteraDonna. Adesso butto giù il telefono. (click)

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