Scandalo Weinstein

Scandalo Weinstein

24 Maggio Mag 2018 1600 24 maggio 2018

Giovanna Rei ha raccontato la sua verità su Harvey Weinstein

«Mi sentivo una pedina contro un colosso»: il suo incubo con il produttore risale a 20 anni fa. Ma grazie a #MeToo ha trovato il coraggio di parlare: l'intervista.

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Giovanna Rei Harvey Weinstein Molestie Sessuali

Attrice di cinema, teatro e televisione, Giovanna Rei – napoletana di origine – si è trasferita nella Capitale quando aveva all’incirca 20 anni. Proprio per inseguire il suo sogno. Ed è andata bene: grazie al talento, ma anche a quella bellezza di altri tempi, nel giro di poco tempo ha ottenuto i primi ruoli sia per il grande che per il piccolo schermo.
Il 1998, per lei, è stato molto particolare. Da un lato, un regista del calibro di Marco Risi l’ha ingaggiata per il film L’Ultimo Capodanno e ha ottenuto una parte anche ne I volontari di Domenico Costanzo; è entrata nel cast de La Piovra 9 e della miniserie Anni ’50 diretta da Carlo Vanzina.
Dall’altra, Giovanna si è ritrovata faccia a faccia con il lato oscuro del mondo che l’ha sempre affascinata. Alcuni amici, se così possiamo definirli, l’hanno invitata a un prestigioso party nella suite del noto hotel Hassler, in Piazza della Trinità dei Monti. Una festa organizzata da Harvey Weinstein. Lei, naturalmente, ha accettato. Si è sentita lusingata, eccitata. Ha provato un moto di comprensibile gioia. La serata, fino a un certo punto, è andata alla grande. Bella gente, champagne, cibo di lusso. La sensazione di essere entrata in un giro importante.

LA TRAPPOLA E IL RIFIUTO

Poi, con scuse banali e poco credibili, si sono tutti dileguati. E lei è rimasta sola con Weinstein. Che d’improvviso, da burbero e un po’ scostante quale si era mostrato fino a quel momento, è diventato gentile e carino. Troppo. Le ha mostrato la sceneggiatura del film Chocolat, dicendosi intenzionato ad affidarle la parte della protagonista femminile (che poi è andata a Juliette Binoche, mentre il protagonista maschile è impersonato da Johnny Depp). Giovanna ha cominciato a sentire odore di guai: quella proposta era assurda, letteralmente incredibile. Weinstein si è allontanato qualche istante, poi è tornato completamente nudo con una crema in mano, chiedendole di fargli un massaggio. Al suo rifiuto, si è imbestialito. L’ha afferrata per un braccio, strattonandola verso la camera da letto. La Rei si è ribellata con tutta se stessa, urlando e dando calci, minacciando di denunciarlo. È riuscita a spaventarlo. Il produttore l’ha supplicata di stare zitta e l’ha accompagnata nella hall. Giovanna ha custodito questo segreto per anni. Soltanto lo a ottobre 2017, sulla scia delle denunce fatte da altre colleghe, in primis Asia Argento, ha trovato il coraggio di raccontare pubblicamente l’episodio.

DOMANDA: Quali sono state le conseguenze delle tue dichiarazioni?
RISPOSTA:
Devo dire che la stragrande maggioranza delle persone mi ha mostrato molta solidarietà. In tanti mi hanno fatto i complimenti per aver trovato il coraggio di parlare. Certo, nel corso di alcuni talk show qualcuno mi ha criticato per aver aspettato così tanto tempo, e la cosa allucinante è che simili obiezioni siano state sollevate da donne. Possibile che non ci si renda conto delle difficoltà che può avere una donna molto giovane davanti a situazioni così pesanti? Ero poco più che una ragazzina, mi ero da poco trasferita a Roma, mi sentivo una pedina contro un colosso. E poi non avevo alcuna prova. Quei presunti amici si sono rivelati, in realtà, complici di Weinstein: cosa potevo dire? Ero sola. E senza prove tangibili, sarei semplicemente passata per matta.

D: Hai anche avuto paura che, se avessi parlato, la tua carriera sarebbe stata compromessa?
R: Assolutamente. Lo ammetto e credo sia più che comprensibile. Il mio racconto risale a ottobre; devo dire che da allora non ho notato conseguenze in termini lavorativi, ma che ne so? Magari qualcuno adesso evita di chiamarmi o farmi proposte perché sono ‘una che parla’.

D: L’incontro con Weinstein risale a circa 20 anni fa, ma il tuo ricordo è ancora molto vivo.
R:
Ed è una cosa strana per me. Io tendo a dimenticare le cose che mi hanno fatto male. Invece in questo caso ricordo tutto quello che è successo, anche le mie stesse sensazioni. Alcuni dicono «eh, però sei andata nell’albergo con lui», ma sono persone che evidentemente non mi hanno ascoltato fino in fondo. Io sono andata in quella suite perché c’era una festa. E di certo non ero sola, anzi. Solo che poi, come per magia, sono spariti tutti.

D: E non c’era una porta.
R:
No. C’era un ascensore privato che dava direttamente sul salone della suite. E la chiave ce l’aveva Weinstein. Quando siamo rimasti io e lui, si è eccitato molto. Capirai, aveva davanti un agnellino fresco fresco…

D: Però sei riuscita a contrastarlo e metterti in salvo: sapevi di avere questa forza?
R:
Sì, sono sempre stata consapevole della mia forza. In famiglia mi hanno trattata come un’adulta anche quando ero una bambina, quindi per me essere forte è inevitabile quanto naturale. Non ho avuto paura quando Weinstein ha cominciato a comportarsi in quel modo, perché sono cresciuta con uomini con un certo piglio. Che potevano intimorire chiunque. E proprio per questo, è difficile che qualcuno possa spaventarmi davvero.

D: Perché hai resa pubblica questa storia?
R:
Sono sincera: avevo davvero accantonato l’esperienza. Anche perché mi ha fatto male ma non mi ha danneggiato su altri fronti. Poi è scoppiato lo scandalo, ho sentito le dichiarazioni di Asia Argento e altre attrici e mi sono immedesimata totalmente. Ho vissuto di nuovo quel senso di colpa che, paradossalmente, prova una donna che subisce molestie. Ci si sente responsabili.

D: E poi cos'hai fatto?
R:
Ho scritto un lungo post su Facebook, mi sono finalmente sfogata, ma non avevo intenzione di scatenare un putiferio. Invece mi hanno contattato giornalisti, sono arrivate Le Iene, mi hanno chiamato per testimoniare anche in altri programmi. Ma va bene così. Penso di aver fatto qualcosa di utile.

D: A febbraio 120 donne del cinema italiano, attrici ma anche registe e produttrici, hanno diffuso Dissenso Comune, una lettera manifesto non contro un singolo uomo, ma contro tutto il sistema di potere. Hai firmato anche tu?
R:
Lo sai qual è il paradosso? Nessuno mi ha chiesto di firmare, nessuno mi ha contattato. E sono stata fra quelle che ci hanno messo la faccia. Ma cosa vuoi che dica, questa è l’Italia.

D: Pensi comunque che Dissenso Comune abbia una sua utilità?
R:
Sì. L’hanno fatto dopo, prima c’è stata la fase in cui tutte o quasi tutte negavano, sminuivano la questione. Comunque va bene. Capisco anche che parlare significhi correre il rischio di essere accusati di 'tradimento'.

D: E dell’incontro che c’è stato a Cannes tra i vari movimenti filo-MeToo cosa pensi?
R:
Che è stato una cosa positiva. Proprio pochi giorni fa parlavo con un amico che ha un ruolo importante nel campo della comunicazione, e mi diceva che i Paesi anglosassoni stanno imparando la lezione: durante i rapporti lavorativi non c’è possibilità di equivoco perché l’uomo mantiene la giusta distanza. Quindi incontrarsi, parlare, tenere alta l’attenzione può essere molto utile. Così come credo nel valore del movimento #MeToo, perché è partito dall’America e in America certe cose sanno farle bene.

D: Però c’è più di qualcuno che non crede all’autenticità delle denunce fatte dalle donne appartenenti al mondo dello spettacolo. Daniela Santanché, per esempio, pensa che siano mosse da una fame di successo e visibilità.
R: Direi che non è questa la visibilità ideale! E poi ci sono elementi, come il linguaggio del corpo, che permettono di capire se una persona stia dicendo la verità oppure no. Per quanto mi riguarda, non avevo bisogno di inventarmi una storia simile e faccio l’attrice proprio per non mentire nella vita reale. Se qualcuna ha raccontato frottole di sana pianta, e in modo così credibile, a questo punto merita di andare a Hollywood.

D: Oltre a Weinstein, sei stata molestata da altri produttori o comunque uomini potenti del tuo ambiente?
R: Sono sincera: mai. Tutti gli appuntamenti di lavoro si sono svolti nel modo più cristallino e pulito possibile. Forse sono fortunata, forse è anche merito della mia agente. Non saprei.

D: Conosci personalmente donne che hanno fatto 'brutti incontri' ma preferito la strada del silenzio?
R:
Purtroppo sì. Ho un’amica che io stessa, molto di recente, ho salvato dalle grinfie di Weinsten. L’ho messa in guardia, ho cercato di proteggerla. E lei ha declinato i suoi inviti. Ma non parlerebbe per nessun motivo.

D: Conosci, invece, donne che sono state invece compiacenti, diciamo così, e ne hanno effettivamente beneficiato in termini di carriera?
R:
Hai voglia! Sono tantissime. Potrei fare nomi e cognomi, ma non sono di certo la sola. Però queste cose accadono da sempre e in ogni settore, non soltanto nel mondo dello spettacolo.

D: Fausto Brizzi è diventato, per certi versi e agli occhi di molti, una sorta di Weinstein italiano.
R:
Io conosco Brizzi, con me si è sempre comportato in modo irreprensibile e quindi non posso che parlarne bene.

D: Ma credi alle ragazze che l’hanno accusato di molestie?
R:
Non so. Conosco lui, ma non conosco loro.

D: Pensi che sia servito questo scandalo, perlomeno a intimorire quegli uomini che finora hanno usato il proprio potere per ottenere favori sessuali?
R: Sì, forse non abbastanza, ma sì.

D: È davvero in corso una rivoluzione?
R:
Qualcosa sta cambiando davvero. Insomma, qualche speranza c’è.

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