22 Maggio Mag 2018 1746 22 maggio 2018

La regista Katy Monique Cuomo racconta la violenza sessuale in Arsenic

«Ho vissuto uno stupro sulla mia pelle. L'ho elaborato molto tempo dopo realizzando un cortometraggio». L'intervista.

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Katy Monique Cuomo Film Arsenic Stupro

Una mamma con un passato da deejay e di donna ribelle. Katy Monique Cuomo, attrice e regista che ha debuttato due anni fa con il cortometraggio Holly, è pronta a presentare il suo nuovo lavoro Arsenic. Una storia forte che mette al centro la vita di una giovane in fuga da casa per riscattare la sua indipendenza. Una nuova avventura che però si rivelerà bella quanto drammatica: subirà uno stupro che la segnerà per sempre. Un’esperienza che, purtroppo, la stessa regista racconta di aver vissuto in prima persona.
Per Katy, che ha portato avanti il suo sogno - la troviamo proprio questi giorni al cinema nel film di Paolo Sorrentino, Loro - parlare di donne nelle sue pellicole è fondamentale. E anche il suo prossimo film, un lungometraggio, non tralascerà certo il mondo femminile.

DOMANDA: La protagonista di Arsenic è una 17enne che fugge di casa per vivere la libertà e la passione per la vita. Poi che succede?
RISPOSTA: Lei viaggia e vive la giornata, spostandosi da un luogo a un altro. Purtroppo vive un evento drammatico: uno stupro. Inevitabilmente questo la scombussola. Dentro le scatta una malinconia che non la fa sentire a suo agio né a casa sua né in nessun altro posto. Per fortuna ci sarà un incontro che le cambierà la vita.

D: Che tipo di donna rappresenta la giovane del cortometraggio?
R:
È forte e fragile allo stesso tempo. Una molto coraggiosa, che segue i propri impulsi. Comunque la storia non è incentrata solo sulla violenza sessuale. La protagonista ha anche tanti sogni da realizzare.

D: Molte adolescenti vanno via di casa in cerca di qualcosa di meglio. Come mai?
R:
Chissà. Forse una ragazza non si sente presa in considerazione abbastanza e questo la spinge a compiere sciocchezze. Non lo dico solo io, ma anche gli psicologi. Tanti giovani lo fanno per attirare l’attenzione dei genitori.

D: In merito allo short movie hai scritto: «La purezza interiore di uno spirito libero può essere deturpata dalla cattiveria umana».
R:
Sì, perché quando succedono cose così gravi si conoscono persone paragonabili a delle belve. A volte si rimane traumatizzati e non è certo facile riuscire a reagire.

D: Il tema centrale è comunque la violenza sessuale. Cosa si prova a raccontare indirettamente vicende così delicate?
R:
All’inizio ho provato un senso di distacco. Sembrava quasi che non mi toccasse, poi una volta visto il risultato ho provato un’emozione fortissima. In tutte le mie storie racconto ciò che ho visto. Anche io ho avuto una vita intensa. La stesura di un film è come un serbatoio a cui attingo quando scrivo.

D: Stai dicendo che ti è capitato di trovarti in qualche situazione imbarazzante?
R:
Anche io, come la protagonista, sono andata via di casa ancora minorenne. Ho viaggiato in tutta Europa e ho collezionato ottime esperienze lavorative. Tuttavia non ho sempre trovato persone gentili.

D: In che senso?
R:
Ho vissuto sulla mia pelle la violenza sessuale. Per tempo è stato come se fosse accaduto a un’altra persona. Poi raccontandolo e facendone un cortometraggio l’ho elaborato. È un’esperienza terribile. Nella sfortuna un minimo di sollievo: non sono stata picchiata.

D: Quando è successo ti trovavi in Italia?
R:
Sì, ero qui, lontana dai genitori. Diciamo la verità, per nessuna è facile arrivare a Roma e iniziare a fare l’attrice non conoscendo nessuno. Hai un sogno, sei ingenua e tutti sembrano produttori che potrebbero cambiarti la vita.

D: Che rapporto avevi con i tuoi?
R:
Sono sempre stata molto indipendente, poi ho recuperato e riscoperto il rapporto con loro. I giovani sono molto ribelli, hanno voglia di libertà.

D: Sei mamma di una bimba di sei anni. Hai paura che crescendo possa fare scelte sbagliate?
R:
Sono una madre single e lavoro sempre. Cercherò di starle vicino con il dialogo. Spero di riuscire a a spiegarle i pericoli a tutto tondo, dalla droga all'alcol. Lei mi ricorda molto me, sa quello che vuole.

D: Parliamo della tua carriera. Come hai iniziato il percorso da attrice?
R:
Ho cominciato presto. Scrivevo performance teatrali. Sono passata da Bologna a Roma con il chiodo fisso della recitazione. Qui ho iniziato a ottenere i primi ruoli e a studiare.

D: Possiamo dire che hai lavorato su più fronti. Ti senti più a tuo agio nel mondo del cinema, della televisione o del teatro?
R:
Ho interpretato diverse parti per alcune fiction e in teatro, ma la mia vera passione è il cinema. Adoro l’ambiente, stare sul set anche con lunghi orari. Ho lavorato con registi internazionali come Martin Scorsese in Gangs of New York e con svariati nomi italiani, come Carlo Vanzina in Vacanze di Natale 2000.

D: Quest’anno il debutto nella pellicola Loro di Paolo Sorrentino. Che tipo di personaggio interpreti?
R:
Ho un ruolo secondario che bazzica nel mondo del protagonista. È una figura di fantasia, non riconducibile alla realtà.

D: Cosa si prova a recitare con un regista di fama internazionale come lui?
R:
È stata un’esperienza bellissima. Sorrentino è un grande artista con un carattere esplosivo e creativo, mi sono trovata benissimo così come con tutti gli attori.

D: Non è la prima volta che hai a che fare con la macchina da presa e in tutte le occasioni hai sempre preferito raccontare storie femminili.
R:
Assolutamente, è una mia prerogativa. Anche il prossimo film, un lungometraggio, è incentrato su questo. Gli uomini ci sono, ne riconosco il valore, però mi piace avere a che fare con il mondo femminile. Il mio aiuto regia è una donna.

D: Come dicevamo prima, lavorando nel mondo dello spettacolo può capitare di dover scendere a compromessi per ottenere una parte.
R:
Parliamoci chiaro, queste cose ci sono sempre state in tutti i settori. Per fortuna oggi se ne parla di più. Ma anche le donne devono prendersi le proprie responsabilità.

D: Cosa intendi dire?
R:
Bisogna che tirino fuori il carattere. È ovvio che se un regista ti salta addosso non è bello, ma tutte capiscono se gli atteggiamenti di quella persona sono espliciti o no.

D: Proprio qualche giorno fa sul red carpet di Cannes, tantissime donne hanno manifestato per chiedere la parità dei sessi.
R:
È giustissimo, le rivendicazioni hanno sempre un buon esito. L’emancipazione femminile, così come tutti gli altri diritti che abbiamo ottenuto, non ci sono piombati dal cielo. In alcuni Paesi sappiamo che le donne vivono in prigionia, come in Iran, dove solo gli uomini possono richiedere il divorzio. Noi siamo molto più libere.

D: Cosa pensi dei casi Weinstein e Brizzi?
R:
Nessuna delle vicende mi ha fatto una buona impressione ma posso parlare solo da esterna, per quello che ho sentito. Mi ha colpito come di colpo, dopo il polverone mediatico, nessuno ne ha più parlato. Sono aspetti delicati da affrontare. Su Weinstein una sfilza di persone ha denunciato le molestie. Sicuramente ha fatto prepotenze a tantissime attrici, modelle, cameriere. Ma non saprei neanche se è giusto fare un processo in televisione. Sarà il caso di approfondire meglio?

D: E della campagna a favore delle donne #Metoo?
R:
Beh, è un lavoro di sensibilizzazione sull’opinione pubblica che ha sempre efficacia. Lo sforzo che hanno fatto sicuramente sarà premiato.

D: Si è parlato tanto di Dissenso Comune. Più di cento attrici, registe, produttrici hanno sottoscritto una lettera contro l’intero sistema sbagliato e non sul singolo ‘molestatore’.
R:
Da questo punto di vista il fronte italiano, rispetto a quello internazionale, mi è sembrato più sottotono. Ma comunque esprimere una denuncia verso questa causa è corretto.

D: Saprai perfettamente che ci sono state donne che hanno attaccato quelle che hanno denunciato gli abusi subiti. Perché secondo te?
R:
Perché spesso tra noi manca la solidarietà.

D: Secondo te influisce l’età delle ragazze?
R:
Ci sono persone giovani che non riescono a dire no. Più sono piccole più sono fragili.

D: In sostanza cosa dovrebbe fare secondo te chi si trova in situazioni simili?
R:
Ci vuole un grande coraggio a denunciare. Sarebbe giusto riuscire a capire che, per quanto riguarda il cinema, non è detto che andare a letto con una persona importante significhi ottenere la parte. Il percorso da fare è diverso, far valere la propria bravura: usare il ruolo degli altri o essere usati non è la strada giusta.

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