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Diritti

8 Ottobre Ott 2019 1427 08 ottobre 2019

Per l'Istat le donne italiane che lavorano sono ancora troppo poche

Nel nostro Paese, il tasso di occupazione femminile è il più basso d'Europa. E il problema sta nella mancanza di sostegno dello Stato che costringe alla scelta tra famiglia e carriera.

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dati istat donne lavoro

In Italia, lavora soltanto una donna su due. Lo ha rivelato il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo che, in audizione parlamentare sulla Nota di aggiornamento del Decreto Finanziario, ha spiegato come il tasso di occupazione femminile raggiunga ancora solo il 50% e la percentuale di donne impiegate nei settori professionali più disparati arrivi a malapena al 56.2%. Dati che spingono il Paese agli ultimi posti del ranking europeo.

COSTRETTE A SCEGLIERE TRA LAVORO E FAMIGLIA

La ragione per cui l’Italia ha numeri così preoccupanti (e paragonabili, tra i paesi dell’Unione Europea, solo a quelli della Grecia, i cui tassi di attività e occupazione corrispondono, rispettivamente, al 68.3% e al 63.4%) dipende principalmente dalla mancanza di un appropriato sistema di sostegno da parte dello Stato, utile a conciliare il ruolo di moglie e madre con quello di professionista. Un problema che renderebbe il ruolo in famiglia, secondo Blangiardo, uno dei «maggiori fattori discriminanti, insieme alla Regione di residenza e al titolo di studio». Elementi che hanno portato a menzionare le donne «tra le maggiori vulnerabilità presenti nel mercato del lavoro italiano», accanto a giovani e Sud Italia.

L'URGENZA DI SOSTENERE LE MADRI LAVORATRICI

Secondo la vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Licia Ronzulli, l’unica soluzione alla tragica situazione fotografata dall’Istat sarebbe quella di discutere e pensare di attuare «misure concrete a sostegno delle madri lavoratrici che, ancora oggi, in un Paese come l’Italia, settimo al mondo per produzione industriale, si trovano a dover scegliere tra carriera e maternità, entrambi ruoli che a una donna moderna spettano di diritto e che non si escludono a vicenda».

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