19 Dicembre Dic 2018 1510 19 dicembre 2018

Un questionario anti-molestie sessuali sul lavoro per rompere il silenzio

La pacca sul sedere può essere ancora considerata goliardia? Uno strumento anonimo può aiutare i comportamenti illeciti a venire fuori. Il caso dell'Emilia-Romagna.

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Questionario Molestie Sessuali Sul Lavoro

Un questionario contro gli abusi per affermare che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro dignitoso, tutelato e messo al riparo da ricatti, violenze e molestie sessuali. Anche se nell’ultimo anno sono cambiate molte cose nel rapporto tra molestie e opinione pubblica e in fondo anche #MeToo è iniziato con un caso di abusi sul lavoro (anche se atipico) come quello della recitazione, oggi denunciare è ancora un fenomeno molto raro. Secondo gli ultimi dati Istat sono circa un milione e 404 mila (l’8,9%) le donne oggetto di molestie o di ricatti sessuali sul lavoro. Ciononostante nell’80,9% dei casi le vittime non ne parlano affatto. La piccola percentuale che decide di raccontare – circa il 15,8% - lo fa dividendosi tra colleghi (8,2%), datore (4,1%), amministrazione (3,3%) e sindacati (1,0%). Quasi nessuna denuncia alle forze dell’Ordine. E nemmeno gli uomini sono esenti dal fenomeno, anche se vengono toccati in misura inferiore.

37 DOMANDE PER TUTELARE LAVORATORI E LAVORATRICI

Di fronte a questa realtà e a partire dal 2016, qualcosa si è mosso nel rapporto tra sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, Confindustria e associazioni datoriali locali. È stato finalmente siglato – dopo circa nove anni dall’introduzione in sede europea - un accordo quadro sulla violenza nei luoghi di lavoro che ha chiarito l’impegno tra lavoratori, lavoratrici e imprese per la creazione di un ambiente di lavoro rispettoso, paritario e dignitoso. Dopo la firma sono stati circa 100 gli accordi che in varie parti dell’Italia – per esempio Emilia Romagna, Sicilia e Friuli Venezia Giulia - hanno generato azioni volte a tutelare i lavoratori e le lavoratrici. L’Emilia Romagna e in particolare e la CGIL Modena hanno pensato a uno strumento innovativo: un questionario anti-molestie di 37 domande da sottoporre ai lavoratori per denunciare e contemporaneamente attivare attività di formazione e di prevenzione. Su questionari similari – anche se un monitoraggio preciso nazionale ancora non esiste – si sta inoltre ragionando in tutto il Paese.

PORTARE ALLA LUCE ILLECITI PSICOLOGOCI E FISICI

Il questionario è un primo passo per dominare l’incapacità di percepire che si è varcato un confine, per rompere il silenzio e la paura di essere isolati o non creduti e lasciare spazio invece alla sensazione di essere nel giusto. I quesiti sono redatti in forma anonima e permettono ai lavoratori, uomini e donne, di portare alla luce illeciti fisici e psicologici in maniera protetta. La logica è simile a quella del whistleblowing aziendale; si segnala la violenza e quindi in qualche modo ci si espone, ma si è anche contemporaneamente protetti nella denuncia. Così è più facile che si attivi l’azione che permette di individuare l’intervento o il sostegno più adeguato tra quello sindacale, legale e psicologico. La CGIL Modena insieme all’Associazione Donne e Giustizia ha elaborato i quesiti a risposta aperta e chiusa che vanno dalla definizione di che cosa si intende per molestia, alla richiesta di descrivere vari stati emotivi provati sul posto di lavoro fino al coinvolgimento del lavoratore nel suggerire modalità di intervento per il contrasto alle molestie.

IL CASO DI UN AZIENDA EMILIANA: IL 38,2 % DEI DIPENDENTI HA SUBITO UNA FORMA DI MOLESTIA

«Ci siamo impegnati nel proteggere le persone che fanno la segnalazione», ci racconta Tamara Calzolari della CGIL Modena, «e a far riflettere sui comportamenti nocivi che ci sono in azienda. In alcuni casi non ci si rende persino conto di stare subendo una molestia. Noi vogliamo formare sia i lavoratori dipendenti sia i diretti responsabili sulla scala gerarchica. È emerso che a volte le persone provano a segnalare gli episodi ma i responsabili di reparto tendono a smorzare i toni e quindi ci si sente oltretutto sminuiti dall’atteggiamento che si riceve». In alcuni casi come quello di un’azienda importante dell’Emilia Romagna, su 160 dipendenti il 38,2% ha dichiarato di aver subito una qualche forma di molestia. «Un dato abbastanza preoccupante perché si tratta di un’azienda strutturata che ha anche investito in politiche di genere». Se poi emergono episodi rilevanti dal punto di vista penale, i questionari possono essere valutati da una Commissione paritetica bilaterale che qualora ci fossero le condizioni può affrontare l’argomento in maniera più decisa. Infine non pensiamo solo all’utilità dello strumento per le lavoratrici femminili. «Il questionario è sottoposto anche agli uomini e nel loro caso sono state denunciate soprattutto violenze psicologiche. Al contrario delle donne che di solito sono maggiormente vittime di molestie fisiche. Purtroppo se le aziende soffocano dall’inizio questi fenomeni diventa complesso affrontarli. Invece se ci si attiva subito per contrastarli è tutto molto più facile».

L’AZIONE ANTIVIOLENZA SUL LAVORO: COSA ASPETTARSI IN FUTURO

Il questionario così concepito sta quindi provando a creare una cultura aziendale dove i datori prendano davvero a cuore la questione delle molestie e dove i lavoratori si sentano finalmente tutelati nel denunciare gli illeciti. «Le donne», ci dice Loredana Taddei, Responsabile politiche di genere della CGIL nazionale che ha coordinato le varie iniziative, «escono dal silenzio quando si sentono tutelate e in una situazione dove non vengono penalizzate due volte. Prima perché denunciano e poi perché vengono additate al pubblico ludibrio. È vero anche che spesso è difficile identificare questo tipo di comportamenti. La classica pacca sul sedere viene ancora considerata goliardia».

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