13 Febbraio Feb 2019 1640 13 febbraio 2019 Aggiornato il 19 febbraio 2019

L'audio sessista che ha inguaiato il consigliere leghista

Ha consegnato le dimissioni Kevin Masocco, che in un messaggio WhatsApp aveva detto: «Venite allo Juvel, c’è una dj figa da violentare». Ma nessun pentimento: non voleva danneggiare il suo partito.

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Audio Sessista Consigliere Kevin Masocco

Bufera sul presunto audio di un consigliere comunale della Lega di Bolzano, Kevin Masocco, che si è reso protagonista di frasi vergognose e sessiste pronuciate in un messaggio diffuso via Whatsapp in una chat di compagni di partito. Il quotidiano Tageszeitung ha pubblicato un messaggio vocale nel quale l'uomo che viene additato come Masocco sarebbe protagonista di un audio in cui grida: «Venite allo Juvel, c’è una dj figa da violentare». Frase seguita da un considerevole numero bestemmie. Il 18 febbraio Masocco ha rassegnato le sue dimissioni. In un comunicato il consigliere di Bolzano ha condannato quella che ha definito «la sua bravata, per quanto inopportuna e condannabile», che si sarebbe «trasformata in un accanimento mediatico».

«NON VOGLIO CHE PER ATTACCARE ME SI COLPISCA LA LEGA»

«In questa vicenda ho sbagliato due volte», si legge nel suo comunicato: «La prima ad affermare cose inopportune delle quali mi vergogno e mi dispiaccio, la seconda - complice la mia giovane età e inesperienza - aver negato la paternità del file audio. Non voglio però che quanto accaduto diventi un attacco non solamente alla mia persona, alla mia famiglia, ma anche alla Lega. Per questo motivo ho deciso di assumermi le mie responsabilità e rassegnare, con grande dolore, le mie dimissioni da consigliere comunale». Insomma, nessun pentimento: Masocco non voleva danneggiare il suo partito.

QUANDO NEGAVA CHE LA VOCE FOSSE SUA

L’audio che vedrebbe protagonista Masocco era rimbalzato sui social e il Comitato Pari opportunità che aveva subito chiesto le sue dimissioni dal Consiglio comunale per avere offeso «le donne e le istituzioni» . Il consigliere del Carroccio aveva immediatamente pubblicato una smentita sulla sua pagina Facebook, sostenendo di essere rimasto vittima di un complotto per infangare la Lega. «Quella non è la mia voce», aveva detto, promettendo di impegnarsi per una campagna contro la violenza sulle donne.

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