2 Luglio Lug 2019 1218 02 luglio 2019

Carola Rackete e le altre Capitane coraggiose

La comandante della Sea Watch richiama alla memoria altre donne alla guida di navi e flotte. Personaggi di fantasia o esistiti veramente. Da Dolores del Castillo di Salgari ad Artemisia, fino a Mary Read.  

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Carola Rackete Chi È Donne Navi 1

«Nella torretta di poppa stava la Capitana, con ambe le mani ferme sulla ruota del timone e gli occhi fissi sulla bussola il cui quadrante era illuminato per di sotto. Quella donna che comandava la manovra come il più intrepido lupo di mare, e che guidava di suo pugno la propria nave, avventandola con una sicurezza meravigliosa… Era davvero ammirabile». «Ma che splendida creatura era quella donna che sfidava così intrepidamente la morte». E, ancora: «Poteva avere 25 anni e fors’anche meno. Come si disse, era alta, dal portamento elegante, da grande dama: ma ad un tempo risoluto, fiero, che tradiva una energia indomabile».

La copertina di La Capitana del Yucatan di Emilio Salgari.

CAROLA E DOLORES DEL CASTILLO

No, non è una descrizione di Carola Rackete. Anche questa capitana ha «una bella testa, adorna d’una capigliatura abbondante». Anche lei sfida un blocco marittimo in nome dei suoi ideali. E anche lei finisce imprigionata. Questa donna «dai muscoli di ferro e il cuore di leonessa» non è tedesca, ma spagnola. Si chiama Dolores del Castillo, e non sbarca migranti ma armi e munizioni per i soldati di re Alfonso XIII in lotta a Cuba contro statunitensi e ribelli indipendentisti durante la guerra del 1898. Soprattutto, Dolores non è un personaggio storico, ma un’eroina inventata da Emilio Salgari: la protagonista del romanzo La capitana del Yucatan, uscito nel 1899.

La copertina di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero di Emilio Salgari.

JOLANDA, FIGLIA D'ARTE

Un’opera minore di Salgari che in qualche modo prefigura Jolanda, la figlia del Corsaro Nero che in un libro di sei anni dopo si veste come il padre per incitare la ciurma all’abbordaggio. «Tutti si erano voltati, dimenticando per un istante che gli spagnoli stavano sopra di loro e che li fucilavano. Jolanda di Ventimiglia, tutta vestita di nero, come usava suo padre, con una lunga piuma pure nera infissa nei capelli e una spada nella destra, era comparsa sul ponte della Folgore, fra il fumo delle artiglierie, e additava ai corsari la fregata. "Su, uomini del mare!...", ripeté, con quell’accento che sapeva ritrovare suo padre nei momenti più terribili. "All’abbordaggio! La figlia del Corsaro Nero vi guarda!..."».

Un ritratto di Mary Read.

LE CORSARE DI BORGES

Anche lei, un personaggio di fantasia. Però non sono mancate altre capitane coraggiose che pure hanno impressionato scrittori famosi, e che sono esistite davvero. Jorge Luis Borges nel 1935 dedicò un intero capitolo della sua Storia Universale dell’Infamia alle Corsare. «Donne esperte nelle manovre marinare, nel comando di ciurme bestiali e nell’inseguimento e saccheggio di navi d’alto bordo», spiegava. «Una di queste fu Mary Read, la quale dichiarò una volta che la professione di pirata non era alla portata di tutti, e che per esercitarla con dignità bisognava essere un uomo valoroso, come lei». Un’altra piratessa fu Anne Bonney, «una sfolgorante irlandese dai seni sodi e dalla chioma di fuoco, che più di una volta rischiò il suo corpo nell’arrembaggio delle navi. Fu compagna d’armi di Mary Read, e da ultimo di forca». Borges spesso confondeva volutamente realtà e fantasia, e non è storicamente accertato che le due siano state davvero impiccate nel 1720. A loro è comunque chiaramente ispirata sia la Jolanda salgariana, sia la Morgan Adams interpretata nel 1995 da Geena Davis nel film Corsari.

Geena Davis nel film Corsari.

Il capitolo della Storia Universale dell’Infamia è intitolato alla Vedova Ching, piratessa, che in Cina aveva ricevuto in eredità una flotta pirata dal defunto marito. «Era una donna nodosa, dagli occhi assonnati e dal sorriso cariato. I capelli nerissimi e unti splendevano più degli occhi», scrive Borges. «Ai suoi pacati ordini, le navi si lanciarono verso il pericolo e l’alto mare»- Alla testa di 600 giunche e 40 mila pirati sparse il terrore e tentò l’attacco allo stesso Trono Imperiale, ma alla fine si arrese, fu perdonata e, annota sempre Borges, dedicò la sua lunga vecchiaia al contrabbando d'oppio.

Eva Green nei panni di Artemisia in 300.

DA ARTEMISIA REGINA DI CARIA ALLA VICHINGA AWILDA

Personaggio da cinema anche Artemisia, la regina di Caria che nel film del 2014 300 - L'alba di un impero è interpretata da Eva Green. Comandante di un contingente di cinque triremi nella flotta di Serse a Salamina, è ricordata da Polieno nel suo libro sugli stratagemmi militari come maestra di dissimulazione. Ad esempio, era diabolica nel cambiare all’improvviso le sue insegne da greche a persiane e viceversa. Trucco che usò anche a Salamina quando si vide i greci addosso. Per ingannare il nemico ordinò al suo equipaggio di attaccare la nave persiana che si trovava a lei vicina: una trireme comandata dal re di Calinda Damasitimo. In teoria suo suddito e alleato, ma con cui forse aveva un conto in sospeso, insinua Erodoto. Anche Serse osservando dal suo trono sulla terraferma fu ingannato, pensando che avesse affondato una nave greca. «I miei uomini sono diventati donne e le mie donne sono diventate uomini», avrebbe commentato. Ci fu poi la vichinga Awilda, eroina anche di un manga. Era diventata piratessa per sottrarsi alla corte non gradita del figlio del re di Danimarca, e razziava le coste del Baltico con un equipaggio composto di sole donne. Nel 1530 nacque invece Grace O’Malley, una irlandese che rimasta vedova a 20 anni a sua volta aveva ereditato il comando di una flotta pirata, e che è tuttora celebrata come eroina della lotta anti-inglese.

DONNE AL COMANDO

Nella realtà, invece, le donne hanno iniziato a comandare navi importanti da pochissimo. La prima, nel 2007, fu la svedese Karin Stahre-Jansen, cui la Royal Caribbean International diede il comando della Monarch of the Seas: 2.400 passeggeri e circa 850 membri dell’equipaggio. La prima italiana è stata nel marzo del 2016 Serena Melani, con la nave da crociera Seven Seas Mariner: 210 metri appartenenti alla flotta Regent Seven Seas.

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