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Diritto all'aborto

15 Maggio Mag 2019 1746 15 maggio 2019

Aborto negli Stati Uniti: limiti temporali e restrizioni

È legale in tutto il Paese dal 1973. Ma, come dimostrano i casi di Alabama e Georgia, sono sempre più le leggi che provano a impedirlo. Il quadro complessivo. 

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Aborto Stati Uniti

Sweet Home Alabama? Dipende. Per quanto riguarda il diritto all'aborto lo Stato del Sud cantato dai Lynyrd Skynyrd è tutt’altro che una ‘casa dolce casa’: piuttosto, è un luogo ostile, cattivo, ai limiti del perverso. È qui, in piena Bible Belt (area culturale degli Usa in cui vive una grande percentuale di persone di religione strettamente Cristiana Protestante, per lo più evangeliche, ndr), che a maggio del 2019 è stata approvata la legge più restrittiva d'America sull'interruzione volontaria di gravidanza, ora vietata in tutte le circostanze, anche in caso di incesto o stupro, con l'unica eccezione concessa quando si tratta di salvaguardare la salute della madre. Sempre nello stesso mese, in Georgia è passata la legge che vieta l’aborto fin dal momento in cui è possibile rilevare il primo battito cardiaco del feto, ossia oltre le sei settimane, termine entro il quale molte donne nemmeno si sono accorte di essere incinte. Da qui anche uno sciopero del sesso, proposto dall’attrice Alyssa Milano. È invece di aprile la notizia di una proposta di legge choc che in Texas potrebbe punire con la pena di morte le donne che interrompono la gravidanza e ai medici che le aiutano. Se a tutto ciò aggiungiamo i tagli ai fondi delle cliniche dove si pratica l'aborto affiliate a Planned Parenthood, a poco più di due anni dall’insediamento di Donald Trump l’impressione è che l’America non stia tornando grande, ma solo estremamente bigotta.

LEGALE NEGLI USA DAL 1973

È bene sottolineare una cosa: negli Stati Uniti l’aborto è legale. Lo è dal 1973, ovvero da quando la celebre sentenza della Corte Suprema Roe v. Wade stabilì che a livello federale esisteva il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza anche in assenza di problemi di salute della donna o del feto, sancendo così la tutela della libera scelta della donna. In realtà vige però grande discrezionalità, data dal fatto che in materia le leggi variano da Stato a Stato: alcune impongono determinate qualifiche ai medici che praticano l’aborto, altre impediscono che il denaro dei contribuenti finanzi le cliniche, altre ancora esigono l’avallo dei genitori se a richiederlo è una minorenne, situazione prevista in 37 casi su 50. Senza dimenticare, ovviamente, i limiti temporali per l’interruzione di gravidanza, che in Indiana sono diversi rispetto alla Virginia. Considerate tutte le restrizioni, negli Stati Uniti abortire può essere estremamente facile o terribilmente complicato.

LE RESTRIZIONI NELLA BIBLE BELT

Alabama, Georgia e Texas sono tre Stati della cosiddetta Bible Belt. Complessivamente, è qui che per quanto riguarda l’aborto la situazione è più preoccupante. La conferma, se ce ne fosse bisogno, arriva dall’atmosfera che si respira in Louisiana, grande come la Grecia e con 4,6 milioni di abitanti, dove per un pelo a febbraio del 2019 non è passata una legge estremamente restrittiva, che prevedeva come in tutto lo Stato ci dovesse essere un solo dottore in una sola clinica, a disposizione delle donne intenzionate a interrompere la gravidanza. Come detto, fortunatamente questo provvedimento non è passato, tuttavia complessivamente da inizio anno negli Usa sono state introdotte restrizioni di vario genere in 28 Stati su 50.

VARIANO I LIMITI TEMPORALI

Sono sette gli Stati in cui non sono previsti limiti temporali riguardanti la possibilità di aborto, a cui va aggiunta la capitale Washington: Alaska, Colorado, New Hampshire, New Jersey, New Mexico, Oregon e Vermont. Non è così nello Stato di New York, dove con il Reproductive Health Act, disegno di legge presentato nel 2006 e passato solo nel 2019, è diventato possibile interrompere una gravidanza anche dopo le 24 settimane in caso di invalidità del feto e di pericolo per la salute della madre. In tutto sono dunque 43 gli Stati in cui esistono limiti temporali: quello delle 24 settimane riguarda anche Florida, Massachusetts, Nevada, Pennsylvania e Rhode Island. Negli ultimi due casi, il termine ultimo viene calcolato a partire dall’ultimo periodo mestruale, criterio utilizzato anche in Kansas e West Virginia, ma con uno stop alla 22esima settimana. Il limite delle 20 vige invece in Indiana, Kentucky, Louisiana, North Dakota, South Carolina, South Dakota, Texas e Wisconsin, poi in North Carolina e Mississippi ma conteggiate a partire dall’ultimo ciclo. In Virginia, invece, l’interruzione di gravidanza è possibile fino all’inizio del terzo trimestre, mentre in Arkansas non si può praticare oltre la 18esima settimana.

IL CUORE E LA SOPRAVVIVENZA DEL FETO

Come detto, la legge è particolarmente restrittiva in Georgia, che vieta l’aborto dal momento in cui è possibile riscontrare il battito cardiaco del feto. Un provvedimento simile, il cosiddetto ‘Heartbeat Bill’ è stato preso ad aprile del 2019 anche in Ohio ed è presenta anche in Iowa. Nello stato mormone dello Utah ci si basa invece sulla fetal viability: il limite per l’aborto è rappresentato dal momento in cui per il feto esiste una capacità di sopravvivenza ‘autonoma’ al di fuori dell’utero (o, in senso meno estensivo, quando le chance superano il 50%). Il criterio è adottato anche in Arizona, California, Connecticut, Delaware, Hawaii, Idaho, Illinois, Maine, Maryland, Michigan, Minnesota, Missouri, Montana, Tennessee, Washington e Wyoming, ma non stabilisce limiti temporali certi, dando spazio a varie interpretazioni, dato che citata già nella sentenza Roe v. Wade, la fetal viability era fissata alla 28esima settimana, mentre oggi con i progressi della medicina il limite si è abbassato fino alle 23/24 settimane. Un controsenso, insomma: più andiamo avanti, più risulta difficile abortire.

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