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Diritti

24 Novembre Nov 2018 1915 24 novembre 2018

Non una di meno in piazza a Roma: «Solo noi cambieremo il mondo»

In migliaia sfilano contro la violenza sulle donne. Contro il disegno di legge Pillon. E a favore della 194. E mentre tornano le parole d'ordine degli Anni 70, la promessa è stata mantenuta: «Siamo marea».

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Manifestazione Roma Contro La Violenza Sulle Donne 2018 22

LE PREMESSE: «SAREMO MAREA»

Giovedì 22 novembre, nello spazio autogestito di Esc Atelier intorno alle sette di sera le sedie messe in cerchio iniziano a riempirsi lentamente. Sono a Roma nel quartiere San Lorenzo, visto tante volte negli ultimi tempi perché qui è morta Desirée Mariottini, e sta per iniziare l’ultima riunione della sezione romana di Non una di meno prima della manifestazione di sabato 24 e dell’assemblea nazionale di domenica 25. Si tratta di mettere a punto gli ultimi dettagli logistici e organizzativi: più di 20 pullman stanno arrivando dal resto d'Italia e si parla di cosa hanno in mente gli altri "nodi", i collettivi, le associazioni e i singoli che formano la rete del movimento. Dopo i saluti e le presentazioni, è il momento di iniziare e le prime parole sono dell’attivista Serena Fredda. «Saremo marea».

E lo sono davvero. Anche se, appena arrivo in piazza della Repubblica, di fronte alla stazione Termini, non siamo ancora molte. È facile riconoscersi perché quasi tutte indossano vestiti, ombrelli o cappelli fucsia. Molte hanno il panuelo - il fazzoletto nato in Argentina come simbolo del movimento delle madri dei desaparecidos e diventato anche quello delle donne che lottano per il diritto all'aborto, ndr - legato al collo o allo zaino. Scaldano le voci e slegano gli striscioni mentre inizia a piovere. Sto guardando il cielo grigio cupo quando vedo venirmi incontro un cartello viola con scritto «Né puttane né madonne, solo donne». Sotto c’è una signora coi capelli grigi sorridente. È Pina Nuzzo, 67 anni e un passato nell'Unione donne italiane, che mi dice che ha recuperato lo slogan dagli Anni '70. Le chiedo se le dispiace vedere che dopo tanti anni serve ancora ripeterlo, mi risponde di no: «Ci sono affezionata, è vintage come me».

UNITI CONTRO IL GOVERNO GIALLOVERDE

Nel frattempo la gente inizia ad arrivare e come solo nella confusione delle grandi manifestazioni succede, incontro persone che non vedevo da anni. Amiche dai tempi dell’università ormai in giro per il mondo che però oggi hanno preso un treno per essere qui, fare numero e gridare più forte. «Con questo governo bisogna essere ancora più uniti», mi dicono. E la stessa cosa la ribadisce Valerio, un ragazzo biondo col panuelo fucsia al collo. Fa parte di un gruppo di ragazzi arrivato da Bari con un pullman: «Contro i gialloverdi bisogna unire tutte le lotte», mi dice prima di raggiungere gli amici. Poco più in là, incuranti della pioggia, quattro ragazze ballano e intonano slogan. Mi fermo a parlare con una di loro, si chiama Alexia, lavora a Perugia per un progetto di pronto emergenza contro la violenza sulle donne. Mi dice che dallo Stato non arrivano più soldi e riescono ad andare avanti solo grazie ai volontari e alle donazioni private. Viene qui da tre anni, oggi la piazza le sembra meno affollata però. «Peccato, sarà per il tempo», conclude.

«SIAMO STREGHE, ALTRO CHE MADAMIN» E IL FEMMINICIDIO È «SOLO LA PUNTA DELL'ICEBERG»

Mi muovo verso il camion che farà da testa al corteo, a bordo ci sono le organizzatrici e le casse per la musica. «Altro che le madamin Sì Tav», urla Chiara, attivista romana, «Noi siamo streghe. Sono secoli che provano a farci fuori e noi siamo ancora qua». E poi ricorda a tutte che «l'otto marzo è appena cominciato». Alcune ancelle, nei costumi ripresi dal romanzo di Margaret Atwood e diventati iconici, appaiono per ricordare che la lotta per difendere la legge 194 è ancora tutta da combattere e Non una di meno ha dichiarato lo stato di agitazione permanente per far fronte a una situazione che fa sempre più paura. «Un’ondata reazionaria a livello globale che vulnerabilizza ancora di più le donne, soprattutto le migranti» dice Sara Picchi, tra le fondatrici della sezione romana. «Le istituzioni si stanno spostando verso posizioni sempre più razziste e omofobe, penso al decreto Salvini o al decreto legge Pillon, e questo ci preoccupa molto», aggiunge, «perché la violenza contro cui lottiamo non è solo relazionale ma anche economica e sociale. Il femminicidio è solo la punta di un iceberg».

CONOSCERE, INFORMARSI E PARTECIPARE NON È BANALE

Fra le ragazze che incontro c’è un gruppo di giovani arrivate dall’Etiopia. Parliamo di Milano - «Bellissima, ci ho lavorato tre anni, ma viverci è troppo costoso» - e di Roma. Ora abitano in un palazzo occupato e per il momento non ci sono stati avvisi di sgombero, ma non si sentono tranquille. Hanno partecipato a tutte le manifestazioni nazionali di Non una di meno. Per Rita Benedettina, invece, questa è la prima volta. Ha metà viso coperto dal panuelo fucsia, spuntano solo gli occhi chiari. Ha 30 anni, è di origine pugliese ma qui è arrivata con il pullman di Pescara dove studia all’università. Mi dice che si è avvicinata tardi al movimento e vuole recuperare il tempo perso: «Conoscere, informarmi e partecipare è quello che posso fare nel mio piccolo. Ti sto dicendo una cosa banale, vero?». Non lo è per niente, e quando glielo dico si apre in un sorriso.

QUEL SILENZIO DAVANTI ALLA SEDE DELL'ISTAT DOVE RISCHIA DI ARRIVARE BLANGIARDO

Nel frattempo il corteo prosegue e guardandomi intorno mi accorgo che le persone si sono moltiplicate. Siamo in migliaia. Tutti ballano al ritmo della musica pompata dalle casse. C’è un attimo di silenzio all’angolo di piazza Santa Maria Maggiore. Siamo vicino alla sede dell’Istat, di cui potrebbe a breve diventare presidente Gian Carlo Blangiardo, noto per le posizioni anti legge 194, la vicinanza alla Lega e ai movimenti pro vita. Una nomina considerata pericolosa dal movimento, segnale di una politica sempre più reazionaria e antifemminista. Parla una delle lavoratici dell’Istituto: chiede di non lasciarli soli e di lottare perché non venga scelta una persona del genere.

C'è chi lotta per i propri diritti sul lavoro e c’è chi nel mondo adulto non è ancora entrato. Giulia, Gaia e Gianluca hanno solo 17 anni. Vengono dal liceo Plinio Seniore, ma si sono messi d'accordo con altre scuole per scrivere gli striscioni tutti insieme. «Sono gli uomini quelli che bisogna sensibilizzare. È la cosa più importante», mi dice Gianluca. È un sollievo sentire dei ragazzi parlare così. È vero che si urla e si raccontano storie di abusi e violenze, ma la giornata di oggi in realtà mette allegria perché è bello sapere che tante persone hanno voglia di cambiare le cose. Mentre la manifestazione si avvia per la chiusura verso piazza San Giovanni, incrocio Marina. È la vicedirettrice della Casa internazionale delle donne, le chiedo cosa significhi per lei essere femminista oggi. «Quando ero giovane c’era un solo femminismo che lottava per i diritti basilari, oggi ce ne sono di tanti tipi. Servono tutti quanti perché, ricordatelo, solo noi cambieremo il mondo».

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