22 Ottobre Ott 2018 1807 22 ottobre 2018

Pallavolo, per Elisa Togut la Egonu diventerà la più forte del mondo

Per la campionessa oro nel 2002 le ragazze di Mazzanti meritavano quanto la Serbia. Sulla nostra schiacciatrice dice: «Abbiamo in casa un talento puro». E spiega come nel volley ci sia meno gender gap.

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Pallavolo Finale Volley Italia Serbia Elisa Togut

L'alzata di Eleonora Lo Bianco è precisa, al limite della riga che segna la seconda linea d'attacco. Elisa Togut stacca da terra, si alza per attaccare una pipe perfetta. La palla casca per terra, indifendibile, l'Italia è campione del mondo femminile per la prima volta nella sua storia. E, a tutt'oggi, l'unica. Le ragazze di Davide Mazzanti ci sono andate vicine, hanno fatto rivivere all'Italia che ama lo sport le stesse emozioni di quel magico 2002, hanno sfiorato un'impresa cedendo solo al tie break contro la Serbia. Quella schiacciata di Elisa Togut rimane ancora unica e inimitabile. «Queste ragazze ci assomigliano, la differenza è che noi quel tie break lo vincemmo», ha raccontato a Letteradonna.it l'opposta che trascinò quella Nazionale alla vittoria e che ha vissuto da spettatrice col cuore in gola la cavalcata delle ragazze di Mazzanti. Elisa Togut, classe 1978, MVP (most valuable player, cioè migliore atleta) di quella finale, ora non gioca più. Ma ama ancora la pallavolo.

DOMANDA: Un argento che lascia un po' d'amarezza ma anche molte cose positive. Come le ha viste?
Risposta:
Molto bene. Hanno giocato un grandissimo Mondiale pur essendo le più giovani, sono cresciute nell'arco di un torneo lunghissimo e hanno sfiorato l'impresa storica. Hanno giocato alla pari e meritavano tanto quanto la Serbia.

Cosa ha fatto la differenza?
Quel pizzico di fortuna, quella palla in più, quel flusso positivo al momento giusto che è mancato. Resta comunque un bellissimo argento.

Questa sensazione che il Mondiale si potesse vincere è data davvero dal fatto che qualcosa di più si poteva fare o è il frutto di un torneo giocato al di là dei propri limiti?
Loro sono partite puntando a una medaglia ma senza dichiararlo. Parliamo di un gruppo nuovo che da quando Davide Mazzanti ha preso le redini sta lavorando molto bene. Già in estate avevano fatto vedere segnali positivi, vincendo il torneo di preparazione di Montreux, battendo le squadre più forti al mondo. Si capiva che si poteva arrivare lontano.

Lei era uno dei pilastri di quella squadra che nel 2002 vinse l'unico titolo Mondiale per l'Italvolley al femminile, che ricordi ha di quell'impresa?
Assomiglia molto a questa. Anche noi avevamo fatto un lavoro importante, venivamo da una crescita esponenziale a livello di gruppo e poi abbiamo disputato questo torneo in crescendo, arrivando a giocare veramente bene le ultime partite. La differenza è che noi quel tie break l'abbiamo vinto, ma per il resto è tutto molto simile.

Quale fu il segreto di quella vittoria?
Rimanere sempre lì, con l'atteggiamento giusto, l'aggressività sempre al massimo, quello che in questo caso si è visto nella Serbia, col coltello fra i denti fino alla fine e pochi errori, giocando una bella pallavolo.

Ha parlato con qualcuna delle ragazze?
Ho solo mandato i miei complimenti, oggi grazie ai social è più semplice. Mi sono invece confrontata con le mie ex compagne.

E cosa vi siete dette?
Che c'eravamo, che questa squadra era un bel vedere, che trasmettevano tante cose positive, che si poteva fare, si intravedeva questa capacità di portare al termine il Mondiale nel migliore dei modi.

Crede che possano crescere ancora?
Io penso di sì. Anche perché ci sono altre giovani del Club Italia che magari non sono state tanto nominate o hanno avuto poco spazio in campo perché magari servivano atlete pronte adesso, ma sono già a un buon livello e quest'anno giocheranno nel massimo campionato. Questa squadra si proietta verso un biennio che porterà all'Olimpiade davvero positivo. Ci sono tutte le carte in regola per aver aperto un ciclo vincente.

Ecco, il Club Italia. Lei aveva 20 anni quando è nato. Pensa che sia stato importante in questa crescita della pallavolo femminile azzurra?

Io ne ho fatto parte per un anno e credo sia un lavoro che paga davvero. Ti dà il modo di esser visionato in toto, 12 mesi all'anno, di lavorare con continuità su determinati aspetti tecnici e di esser seguita totalmente dalla Federazione che si prende carico dell'ingaggio. Anche a livello scolastico le ragazze frequentano insieme i vari corsi. Tutto ciò porta sicuramente beneficio, la gran parte della Nazionale femminile ora viene da lì e si esprime al massimo livello.

Nei giorni del Mondiale in molti hanno paragonato lei e Paola Egonu: stesso ruolo, entrambe autrici di un torneo straordinario. Si rivede un po' in lei?
Certo. Lei forse attacca anche più palle di me, ha il piglio giusto, fisicamente è veramente ben messa e ha un futuro sicuramente roseo. Secondo me è stata determinante e potrà esserlo ancora. Merita tutto il riconoscimento che ha avuto perché ha trascinato la squadra.

Diventerà la più forte del mondo?
Penso di sì, è molto giovane e già ha dei numeri pazzeschi. Secondo me veramente abbiamo in casa un talento puro.

Sei milioni di spettatori hanno seguito la finale, ma è stata un'affezione che è andata crescendo col proseguire del torneo. Per gli uomini l'attenzione mediatica è stata alta da subito. Perché?
La Fivb (Fédération Internationale de Volleyball, ndr) ha fatto un grosso errore sovrapponendo l'inizio del Mondiale femminile alle finali di quello maschile. Le ragazze sono andate in Giappone in sordina perché nel frattempo c'erano le finali a Torino.

In Italia...
Già... la squadra maschile ha giocato in casa, quindi è ovvio che ci si sia soffermati anche lì a lungo, è stato bello vedere i palazzetti pieni. E poi negli sport minori è difficile che ti diano spazio se non arrivi a medaglia. Alcuni sport li vediamo solo alle Olimpiadi. In Italia il calcio la fa da padrone, lo sappiamo, media e sponsor si concentrano lì.

L'impressione è che lo sport femminile debba sempre fare qualcosa di più per raggiungere lo stesso livello di attenzione di quello maschile. È così?
Forse sì, ma ho l'impressione che le cose stiano cambiando. Non trovo questa differenza di genere dominante, se le ragazze avessero giocato in Italia penso che sarebbero state seguite da subito come i ragazzi. Poi se parliamo di calcio femminile e maschile la differenza è abissale, ma questo nella pallavolo non accade.

Poi c'è quel brutto discorso per cui le atlete donne non sono mai professioniste, anche in quegli sport in cui i colleghi maschi lo sono...
Sì, questo dovrebbe cambiare, sarebbe un bel passo avanti. Si dovrebbe far qualcosa in più, non è giusto creare questo tipo di disparità all'interno dello stesso sport. Determinati atleti meritano di essere considerati professionisti, anche perché lo siamo a tutti gli effetti, passiamo le nostre giornate ad allenarci. Più professionismo di questo, cosa c'è?

Lei si è ritirata ormai da qualche anno. Cosa fa ora? Com'è la vita di una atleta quando termina la carriera agonistica?
Per la donna è improntata sulla famiglia. Chi attende per il matrimonio, si sposa, chi l'ha fatto prima magari allarga la famiglia. Io ho avuto mio figlio 8 anni fa, ho ripreso a giocare, due anni fa è nata la seconda, al momento faccio la mamma a tempo pieno.

E poi?
Vedremo. Magari allenare o aprire una scuola di pallavolo potrebbe essere un'idea. Noi ex atleti abbiamo un'esperienza che è un peccato non mettere a disposizione dei giovani. Anche lì bisognerebbe fare qualcosa in più a livello nazionale, coltivare di più questi ex atleti e renderli partecipi perché non si disperda il bagaglio d'esperienza che hanno accumulato negli anni.

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