15 Maggio Mag 2017 1455 15 maggio 2017

Catalogate a loro insaputa

È successo alle donne che su Facebook si definivano single. Qualcuno le ha schedate in un ebook, calpestando il loro diritto alla privacy. Ne abbiamo parlato con l'avvocata Marisa Marraffino, che si occupa della vicenda.

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Facebook Privacy Flaw Exposes Private Photos

«Non tutto ciò che è pubblico può essere fruito liberamente». Un principio chiarissimo, che però in tempi di social viene sempre più spesso ignorato e calpestato. Come è successo nel caso del catalogo delle donne single di Lecco, che ha schedato oltre 1200 profili di donne, anche minorenni, dandoli in pasto a chiunque fosse intenzionato a comprare l'ebook pubblicato da Orangita Books sulla piattaforma di selfpublishing lulu.com. «Ci sono una serie di responsabilità incrociate su cui abbiamo già iniziato a fare degli accertamenti», ci spiega l'avvocata Marisa Marraffino, la legale che si occupa del caso e che il 6 giugno incontrerà le donne finite nell'elenco.

IMPOSTARE LA PRIVACY
«Sono due le ipotesi su cui stiamo lavorando. Innanzitutto il trattamento illecito dei dati personali. E poi potrebbero esserci gli estremi per la diffamazione aggravata, ma dobbiamo ancora capire in che modo sono state presentate sul catalogo le donne coinvolte». Insomma, non c'è dubbio: chi ha sbagliato deve pagare, a prescindere da come era impostata la privacy sui profili delle donne coinvolte. «Anche perché Facebook, di default, ha delle impostazioni all'americana. Su un sito europeo i dati della privacy sarebbero tutti privati». Da qui il primo consiglio, che vale per tutti: uomini, donne, minorenni e maggiorenni. «È importantissimo impostare la privacy al livello massimo. E, soprattutto, fare attenzione per quali finalità stiamo prestando il nostro consenso».

RESPONSABILITÀ PENALI OLTRE CHE CIVILI
Ma appunto, ci tiene a precisare più volte Marraffino, un'eventuale leggerezza nelle impostazioni della privacy «non permette a soggetti terzi di fare quel che gli pare con i dati rinvenuti. Nel caso del catalogo le responsabilità sono incrociate. Da una parte c'è l'editore, Orangita Books, dall'altra gli autori che hanno lavorato al catalogo». La speranza di Marraffino è che i responsabili possano essere perseguiti anche per vie penali oltre che civili, ma teme che «autori ed editori possano essere soggetti insolvibili, che potrebbero non essere in grado di risarcire le 1200 donne coinvolte».

L'UOMO DIETRO IL CATALOGO
I due ebook, intanto, sono già stati ritirati. «Dobbiamo capire a chi sono andati i soldi, è un buono spunto di partenza per accertare le responsabilità e capire chi c'è dietro questa operazione». Un nome c'è già, a proposito, e si è anche lasciato intervistare da il Giorno. È Antonio Nicola Marongelli, 49enne di Valmadrera che si definisce «femminista. Forse anche a causa di questa mia assenza di pregiudizi, non vedo la malizia dove altri la colgono. Che si possa solo pensare che una donna, per il semplice fatto di essere single, sia in qualche modo disponibile è un’aberrazione».

PRUDENZA SEMPRE
Mentre il pm è impegnato negli accertamenti, l'avvocata Marraffino spera che questo caso possa trasformarsi in una possibilità per riflettere seriamente sul tema dei big data e sulla privacy su Internet. Anche coinvolgendo direttamente Facebook, nel caso specifico: «Il legislatore dovrebbe pensare a una legge ad hoc per questi casi. Negli Stati Uniti non esiste il reato di diffamazione, quindi non è scontato che Facebook collabori. Più spesso ancora, però, le truffe partono da Paesi che hanno ancora minori propensione alla collaborazione con la giustizia italiana. In quei casi è molto difficile ottenere qualcosa». Alla fine, dunque, il consiglio è sempre quello: sui social e sul web, massima prudenza. Sempre.

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