Mode 16 Luglio Lug 2014 0909 16 luglio 2014

Se il caro estinto si fa diamante

Trasformare le ceneri del parente defunto in gemme preziose. L'idea svizzera diventa tendenza.

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L'ultima campagna pubblicitaria della Taffo Funeral Service di Roma.

«Creazione Diamond: stavolta tuo marito non potrà dire di no». È lo slogan dell’ultima campagna pubblicitaria della Taffo Funeral Service, azienda romana del settore che ha appena deciso di lanciarsi in nuovo business, quello della trasformazione in diamanti delle ceneri del caro estinto. «Abbiamo siglato ora un accordo con l’azienda che pare finora non abbia investito molto in comunicazione«, spiega Alessandro Taffo, «impegnandoci a fare una campagna pubblicitaria. Vediamo come andrà». Il ragionamento alla base è semplice: in molti desiderano portare i propri cari sempre con sé. E un diamante è per sempre.
C’è chi si accontenta di conservare vestiti e oggetti, e magari indossare l’orologio del caro estinto. Ma evidentemente a qualcuno non basta: per loro esiste la possibilità di trasformare le ceneri del defunto in un diamante, da montare su un anello, magari, o su una collana.
Di certo è più pratico di tenere l’urna in salotto, anche se ci vuole un certo senso del macabro. Abbastanza diffuso da assicurare un migliaio di richieste all’anno attratte dall’evidente significato simbolico: un diamante è per sempre. Meglio di una tomba, insomma.
IDEA SVIZZERA
La società che se ne occupa è la Algordanza - parola che in romancio significa ricordo - nata nel 2004 nel cantone dei Grigioni, in Svizzera. Oggi opera in oltre venti paesi al mondo, tra cui l’Italia, dove è arrivata nel 2009 instaurando collaborazioni con alcune agenzie di pompe funebri. I costi sono tutto sommato non eccessivi, 3.500 euro per un diamante da un quarto di carato, 15 mila per quello da un carato.
DALLE CENERI AL BRILLOCCO
Il procedimento comunque si svolge nei laboratori in Svizzera: attraverso procedimenti chimico- fisici viene estratto il carbonio, che viene sottoposto a pressioni e temperature elevate per trasformarlo in grafite. La quale, all’interno di speciali macchinari, dà vita al diamante. Taglio e caratura sono su richiesta, mentre colore varia dal bianco trasparente a differenti gradazioni di blu a seconda della quantità di boro presente nelle ceneri. Non si può esercitare alcun controllo sul colore e ciò conferisce unicità a ciascun diamante, spiega l’azienda, ma su richiesta del cliente, è possibile inserire un’iscrizione sul diamante tramite una micro incisione al laser. E l’unico documento che serve  è il passaporto mortuario, ovvero il certificato di accompagnamento delle ceneri ai fini della sepoltura all’estero da richiedere in Comune.
UN BUSINESS IN GIAPPONE, GERMANIA, AUSTRA E SVIZZERA
Il grosso del business è in Giappone, seguono Germania, Austria e Svizzera. In Italia, invece, sembra permanere una certa diffidenza dovuta a motivi culturali e - soprattutto - religiosi. In un'intervista si legge che i fondatori Rinaldo Willy e Viet Brimer avrebbero addirittura consultato il Papa. Ma di questo colloquio col Vaticano non c’è alcuna evidenza. «C’è stato un ok informale da parte della chiesa cattolica a patto che fossero rispettate tre condizioni», spiega meglio Christina Sponza, responsabile marketing di Algordanza «che il prezzo fosse commisurato ai costi di produzione, che vi fosse un atteggiamento di pietà, che non si mescolassero ceneri umani con animali. Rispettate queste condizioni, c’è stato un tacito consenso».
IN ITALIA L'USANZA È AGLI ESORDI
Resta che in Italia il business non è ancora decollato anche se «confidiamo che la popolarità aumenti. Il mercato italiano è molto difficile anche per un atteggiamento diverso sul fine vita rispetto ad altri paesi europei. Qui è ancora difficile parlare di morte o lasciare le proprie volontà: in paesi come l’Austria, dove realizziamo 70 diamanti l’anno, possiamo andare a parlare del diamante in una casa di riposo. Qui succederebbe il putiferio».
PIACE DAGLI ANTA IN SU
Nel Belpaese si realizzano una decina di diamanti l’anno. Chi li chiede, in genere, non è un eccentrico o un danaroso, ma una persona qualsiasi, con disponibilità economiche medio o medio basse, addirittura. «Ma non c’è da stupirsi perché i costi in fondo non sono così lontani da quelli di una sepoltura tradizionale», spiega ancora Sponza.
In genere alla Algordanza si rivolgono persone di 40 anni, 50 anni che vogliono “ricordare” per lo più genitori o figli. E a tal proposito ha fatto scalpore, un paio di mesi fa, il caso di un uomo di Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, che alla fine dell’anno scorso ha fatto riesumare il figlio ventenne morto in un incidente stradale anni prima. «Il diamante consente di avere lo stesso tipo di atteggiamento nei confronti della morte che una voltae avevano i cimiteri, vivere e condividere il lutto» invita a riflettere Sponza. «Certo, è una cosa innovativa e futuristica, ma non avulsa dal bisogno una persona amata che ci lascia».

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