In libreria 24 Giugno Giu 2014 0900 24 giugno 2014

Giorgia in lotta con i tabù

Con L'accarezzatrice la Wurth affronta il delicato tema della sessualità nei disabili. E fa discutere.

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Giorgia Wurth, attrice e scrittrice di successo.

Igor Gentili

Giorgia Wurth è una donna dalla doppia vita: in una è un'attrice pop, protagonista di film campioni d'incassi e fiction tivù dai grandi ascolti, una per tutte Le tre rose di Eva.
In un'altra è una scrittrice fuori dagli schemi, che ama raccontare storie di forte impatto sociale e scomode. Nel 2010 con Tutta da rifare ha affrontato il tema dell'abuso della chirurgia plastica da parte delle giovani. Nel 2014, invece, con   L'accarezzatrice  ha deciso di toccare un tema spinoso come l'assistenza sessuale ai disabili. «Un tema molto delicato» ha detto l'attrice a LetteraDonna.it «ancora di più in Italia dove parlare di sesso è ancora un tabù, figuriamoci poi se i protagonisti sono dei portatori di handicap. Ma il romanzo sta andando bene. Segno che il tema è caldo, richiama interesse, anima dibattiti».

DOMANDA: Nessuna censura quindi?
RISPOSTA:  Insomma. Direi che la censura più pesante l'ho avuta dai media, perché si ha paura che venga alla luce questa realtà che in Italia è ancora sommersa. Una paura condivisa da alcune famiglie, infastidite all'idea che si parli della sessualità del proprio figlio disbile. E pensare che io ho scelto di impostarlo come un romanzo che parla di una storia d'amore, proprio per non disturbare nessuno.
D: Di cosa parla esattamente il libro?
R: 
È La storia di Gioia che di mestiere fa “l’accarezzatrice”. In Italia la figura professionale dell’assistente sessuale per i disabili ancora non esiste (anche se il 24 aprile è stata presentata una proposta di legge per introdurla anche nel nostro Paese). Si tratta di una persona adeguatamente formata che offre la possibilità alle persone disabili di esplorare il proprio corpo attraverso atti di intimità e masturbazione. In Svizzera, Danimarca, Olanda e Germania da oltre dieci anni è un lavoro come tutti gli altri, mentre da noi rappresenta ancora un tabù.
D: E spesso si paragona questa figura a quella delle prostitute...
R:
Esatto. Ma non cè nulla di più sbagliato. Ho scelto l'accarezzatrice come titolo proprio perché  la carezza esprime bene la natura di questi incontri, che hanno più a che fare con la sensualità che con la sessualità. A volte semplicemente ci si abbraccia per ore. E poi queste figure sono delle vere professioniste formate seriamente. Basti dire che esistono corsi di circa due anni con medici, psicologi e sessuologi che rendono la persona in grado di interfacciarsi non solo col disabile, ma anche con i medici e le famiglie.
D: Come mai hai deciso di affrontare questo tema?

R: Mi sono imbattuta in questa realtà circa cinque anni fa e, da persona curiosa, ho voluto approfondire. Così, man mano che raccoglievo testimonianze e materiale, il libro prendeva corpo.
D: Quale obiettivo intendevi raggiungere con questo scritto?
R: Fare chiarezza su un tema ancora sconosciuto in Italia e fare qualcosa di utile in un paese che, mi spiace dirlo, troppo spesso si dimentica dei più deboli. Io sono tuttora impegnata su questo fronte, aiuto associazioni che difendono i diritti dei disabili e vi assicuro che la battaglia è dura, perché l'Italia è piena di barriere, sia architettoniche sia sociali. In più siamo la culla della Chiesa cattolica con tutta la sua ipocrisia: si predicano tanto i valori come il rispetto per il prossimo e la fedeltà, ma io intorno vedo solo tanto squallore.
D: Mai pensato di scrivere un libro più commerciale?
R: In effetti me l' hanno consigliato, ma non ce la posso fare, anzi ho in mente un'idea ancora più ardita (che per ora non vi posso svelare).

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