Aggressione 16 Febbraio Feb 2014 1159 16 febbraio 2014

Arancia meccanica a Genova

In pieno centro, quattro clochard picchiati con spranghe e bastoni. Le foto shock.

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Nei fotogrammi del video registrato da una telecamera di un negozio, il momento dell'aggressione.

Bobak Yane la moglie Alice dormono all'addiaccio sotto i portici di piazza Piccapietra, nel centro di Genova. Poco distanti da loro, il cognato e la moglie. È la notte del 25 gennaio scorso, circa le 4 del mattino. All'improvviso, dei colpi sulla tenda che li ripara. E poi minuti interminabili in cui i quattro vengono selvaggiamente aggrediti con spranghe e bastoni da quattro giovani incappucciati e vestiti di nero. Un vero e proprio raid punitivo ripreso dalle telecamere di un negozio poco distante.

LE INDAGINI: NO ALLA MATRICE XENOFOBA
Per l'aggressione ai quattro senzatetto, tutti slovacchi di Rimavská Sobota, venuti in Italia a cercare fortuna, si pensa immediatamente alla matrice xenofoba. Ma il procuratore di Genova, Michele Di Lecce, è prudente: «Non sappiamo ancora esattamente quale sia stato il movente ma dagli elementi raccolti direi che si sta allontanando l’azione di un gruppo xenofobo». Intanto, alcuni giovani sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di tentato omicidio. Si tratta di italiani, uno con un precedente per ricettazione che nel profilo Facebook sventola la bandiera della Sampdoria. Gli uomini della Mobile stanno verificando il traffico telefonico, in attesa dei risultati del Dna su un passamontagna trovato vicino al luogo del pestaggio.
LA SOLIDARIETÀ DEL QUARTIERE
Nel pestaggio, i quattro clochard che attualmente sono ospitati presso una parrocchia del quartiere, hanno riportato lesioni, di entità grave: a Bobak è stata installata una placca di metallo nella testa, a Jonas Koloman, suo cognato, 50 enne che suona la chitarra, mentre la moglie Susanna raccoglie le offerte, hanno rotto una mano. Sotto shock la moglie di Bobak. Nessuno di loro, in attesa di decidere del loro futuro - a marzo scadrà il permesso di soggiorno - ha parole di odio o vendetta contro gli aggressori: «Non so chi siano e non so perché l’abbiano fatto», spiega Bobak. Che sulle possibili cause del pestaggio aggiunge: «Io non ricordo problemi: eravamo in buoni rapporti anche con quelli dei negozi. Loro salutavano noi e noi salutavamo loro. Sono italiani? Non mi viene in mente nessuno».

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