29 Marzo Mar 2018 1111 29 marzo 2018

Mama Chat, il servizio online per le donne che hanno bisogno di aiuto

Totalmente gratuito, immediato e discreto, risponde (via chat, appunto) a chiunque chieda un consiglio o un indirizzo a cui rivolgersi. Come funziona.

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Mama Chat Aiuto Donne

Può capitare di aver bisogno di confidarsi e sfogarsi, e di non avere nessuno con cui farlo. Oppure di voler andare da uno psicologo, ma di non potersi permettere una consulenza. Ma anche, purtroppo, di vivere situazioni di marginalità e violenza e, per qualche motivo, di aver paura a chiedere aiuto. Per tutte queste situazioni, la soluzione può essere più semplice di quanto si possa pensare e si nasconde dietro a uno schermo, come quello che state osservando in questo momento. Si chiama Mama Chat, ed è un servizio online totalmente gratuito che risponde (via chat, appunto) a chiunque chieda un aiuto, un consiglio, un indirizzo a cui rivolgersi.

USCIRE DA SITUAZIONI DI MARGINALITÀ E VIOLENZA

«L’idea e la realizzazione di Mama Chat emergono dal bisogno di colmare il gap importante tra la domanda e l’offerta: cercare aiuto, informazioni sulla propria salute psicosociale, sui propri diritti per uscire da situazioni di marginalità, povertà, violenza, con il mezzo che usiamo di più: Internet», spiega a LetteraDonna Margherita Fioruzzi, una laurea in psicologia e un master in disuguaglianze sociali nel cassetto, cofondatrice e presidente dell'associazione, nata dall’esperienza sul campo maturata personalmente in organizzazioni no profit del mondo dell’infanzia e della famiglia. E che trae ispirazione «dalle donne incontrate sui progetti nelle periferie di Milano, donne in cerca di informazioni e sostegno ma che spesso non raggiungono i centri di assistenza più vicini per timore di farsi vedere da qualcuno o per mancanza di motivazioni».

LA CHAT È IMMEDIATA E DISCRETA

Molte associazioni di questo tipo mettono a disposizione numeri verdi, dunque garantiscono l'anonimato a chi lo desidera. Una chat, però, essendo più discreta può davvero essere utilizzata in qualsiasi momento: da casa, durante un viaggio in treno, in pausa pranzo, e così via. D'altra parte, il bisogno c'è: «I dati Istat dicono che durante il corso della propria vita una donna su tre è stata vittima di violenza fisica o sessuale e una su quattro di violenza psicologica. Ma tutte, in qualche forma, abbiamo subito discriminazioni, semplicemente perché donne», spiega Fioruzzi, che aggiunge: «Basti vedere quanti uomini, con meno titoli di me, ancora mi chiamano 'signorina' invece di 'dottoressa'».

Per ogni donna che chatta c'è sempre una persona che ascolta.

CHI SCRIVE

A rivolgersi a Mama Chat sono donne di ogni età, anche se prevalgono quelle tra i 25 e i 44 anni, ovvero le più digitalizzate. Donne di ogni ceto sociale, italiane e straniere, abusate da mariti o compagni, alle prese con dinamiche famigliari complicate, vittime di ansia, depressione e disturbi alimentari, di violenza psicologica, ma anche madri preoccupate per le figlie: «Vogliamo raggiungere le donne che subiscono violenza psicologica ma che non sono ancora del tutto consapevoli di come quei comportamenti di manipolazione, gli insulti e la colpevolizzazione per futili motivi siano in realtà primi stadi di forme di violenza che sfociano spesso in isolamento, minacce e violenza fisica e femminicidi», racconta la presidente di Mama Chat, aggiungendo che in tante capiscono di avere un problema solo dopo aver ascoltato alla tivù qualche programma che ne parla, o dopo aver letto un articolo su un giornale.

CHI RISPONDE

A fare da tramite, a leggere per prime le richieste di aiuto, non sono persone qualsiasi, ma professioniste qualificate, come spiega Fioruzzi: «L'équipe di Mama Chat, in crescita costante, è formata da dieci volontarie, psicologhe psicoterapeute o educatrici/operatrici sociali con laurea in psicologia. Ci avvaliamo solo di professioniste per rispondere alle chat e vorremmo ampliare la nostra expertise con consulenze legali e avvocati esperti in tematiche di violenza e di famiglia».

COME RISPONDONO

Le volontarie seguono l'acronimo API: Ascoltare, Proteggere e Prevenire, Informare e Indirizzare, perché anche nel momento in cui c’è consapevolezza della propria situazione, non è sempre facile reperire online le informazioni giuste: «Ponendo delle domande dirette cerchiamo di capire la situazione e subito individuare il livello di gravità. Poi individuiamo il servizio più vicino e adatto a rispondere a vari bisogni. In caso di richiesta di psicologi gratuiti, spesso si tratta di consultori pubblici, mentre per maltrattamenti e stalking indirizziamo ai centri antiviolenza o al numero verde nazionale». In ogni caso, la parola d'ordine è empowerment, «perché senza un rafforzamento delle capacità, dell’autostima, della presa di coscienza dei propri diritti, dell’uguale accesso ai servizi di queste donne non si spezzeranno mai i cicli di violenza, disparità di genere e di disuguaglianze». Il passo successivo e finale, quello della definitiva liberazione, non può che essere la denuncia. Al momento, in caso di violenza secondo i dati Istat avviene solo una volta su otto. La speranza è che servizi come Mama Chat aiutino a migliorare le statistiche.

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