30 Novembre Nov 2017 1400 30 novembre 2017

Tamagotchi, ritorno con dubbio: è sessista?

Il lancio dell'app è stato anticipato in Francia da un comunicato stampa sull'ovetto 'classico'. Che vede le donne in modo molto stereotipato.

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My Tamagotchi Forever App Sessista

Il Tamagotchi è tornato, ma non è più quello di una volta. Lasciato l'ovetto di plastica con tre pulsantini e un pugno di pixel ai duri e puri del nostalgismo Anni '90, ora gli animaletti digitali si accudiscono sullo smartphone, grazie all'app My Tamagotchi Forever. L'arrivo è previsto sugli store digitali per il 2018. Ma, al di là delle prime critiche sull'esperienza videoludica, troppo arretrata e ancorata a un modello del passato, sono arrivate anche le polemiche sul presunto sessismo legato al pet game più celebre di tutti i tempi.

LA DONNA SECONDO BANDAI

La polemica è scoppiata in Francia, dove il comunicato stampa di Bandai, l'azienda produttrice, non è piaciuto per niente. L'ovetto promette di «scuotere l'agenda ben rodata e piena di impegni di tutte le mamme millennials». Quali impegni? Dei più frivoli, secondo Bandai: «Basta post su Facebook e trucco prima di andare al lavoro». Sembra quasi che non esistano donne millennials che non siano mamme. O forse, chissà, hanno pensato che la loro esperienza con i pargoli le rendesse più inclini a sobbarcarsi anche le vite degli animaletti digitali. Magari a discapito dei figli veri, come fa notare TerraFemina riportando altre frasi del comunicato stampa: «Le mamme sono interessate a rivedere le proprie prorità. L'ultimo bieberon mattutino del piccolo dovrà aspettare che la toelettatura del Tamagotchi sia portata a termine... altrimenti è la catastrofe!».

SE ANCHE SUPERMARIO È SESSISTA

L'unica catastrofe, però, per il momento è quella causata dal comunicato stampa. D'altronde, l'industria videoludica è tra quelle che più di tutte stanno facendo fatica ad aggiornare il proprio linguaggio e le proprie storie. A proposito di leggende, nello stesso errore è incappata anche la Nintendo quando ha portato Super Mario su smartphone. All'inizio del gioco, la principessa Peach invita il protagonista a raggiungerla al castello, con la promessa che gli cucinerà una torta. E l'idea della principessa da salvare, quando ormai il mondo dell'animazione ha virato verso il modello delle principesse che si salvano da sole, appare vetusta e fuori dal tempo.

SESSISMO E VIDEOGAME: DIBATTITO IN CORSO

Il dibattito sulla correlazione tra videogiochi e sessismo non è recente, ma negli ultimi mesi è tornato comunque alla ribalta. Rimanendo in Francia, uno studio condotto su circa 13 mila ragazzi francesi sosteneva di aver provato che i videogiocatori adolescenti, esposti a personaggi femminili stereotipati o ipersessualizzati, fossero più inclini a sviluppare atteggiamenti sessisti. Qualcuno si è mosso: pensiamo a Lara Croft, l'avventuriera che da maggiorata ha subìto, nelle sue ultime incarnazioni, un netto ridimensionamento del suo seno.
D'altro canto, un'indagine precedente, risalente al 2015 e condotta su ragazzi tedeschi, aveva dato un risultato diametralmente opposto rispetto alla ricerca francese: secondo i ricercatori dell'università di Colonia, non c'era una correlazione diretta tra videogiochi e sessismo. Ma è chiaro che, laddove le eroine (o, più spesso, le comprimarie) vengono spesso caratterizzate dalla loro ipersessualizzazione e poco altro, o adoperate solo come abbellimenti di scena o 'premi', c'è ancora molto da lavorare.

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