17 Novembre Nov 2017 1806 17 novembre 2017

Bookcity Milano: un incontro ricorda le donne dimenticate dalla Storia

In programma per domenica 19, alle 17, il reading che rende omaggio a importanti figure femminili dimenticate. Fra le altre: Ipazia, Camille Claudel, Goliarda Sapienza. 

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Bookcity Milano Donne Dimenticate

Come ogni autunno, Milano dedica uno dei week end di novembre alla lettura e alla riscoperta di libri e personaggi. Bookcity Milano, in programma per il 2017 da giovedì 16 novembre a domenica 19, traccia i suoi itinerario all'interno della città lombarda. E uno di questi, nel ricco calendario di appuntamenti, celebra le scrittrici, il racconto delle donne per le donne e le loro storie. Domenica, alle 17.00, è previsto l'incontro Donne nell'oblio -Vulcani Silenti. Il reading, nella Piazza delle Arti a San Donato Milanese, è dedicato ad alcune grandi figure femminili escluse dalla memoria contemporanea. Un confronto fra i testi e le opere di scrittrici, artiste e sindacaliste, che contribuirono a rendere più ricco il pensiero del loro tempo, ma che sono rimaste dimenticate troppo a lungo.

SULPICIA

Fra le meno conosciute, c'è sicuramente Sulpicia, l'unica poetessa romana di cui siamo in possesso di testimonianze scritte. Alcuni frammenti, sei per la precisione, di sue elegie. Brevi componimenti a tema amoroso giunti fino a noi all'interno del Corpus Tibullianum. Di lei si sa poco, ma con tutta probabilità era uno dei membri del circolo di Messala, uno dei più importanti punti di ritrovo per gli intellettuali del tempo e attorno a cui orbitarono anche Tibullio e Ovidio. Era la Roma di fine Repubblica e inizio Impero, quando la condizione femminile, nelle classi agiate, iniziava a ottenere qualche primo timido miglioramente. Sulpicia, proveniente da una famiglia aristocratica, potè coltivare il suo talento letterario all'ombra dei più famosi autori del tempo, quelli di cui abbiamo sempre avuto notizia. Nelle sue eligie raccontava del suo amore per Cerinto, forse un ragazzo di più umili condizioni, e degli ostacoli con cui avevano a che fare.

IPAZIA DI ALESSANDRIA

Ebbe un ben più tragico destino, invece, Ipazia. Fu una matematica e astronoma (nel senso prescientifico del termine), ma soprattutto filosofa di spicco ad Alessandria d'Egitto, a cavallo fra Quarto e Quinto Secolo. Attorno a lei ruotava gran parte della vita culturale della città, vicina alle teorie del neo-platoniche e agli insegnamenti di Plotino e Aristotele. Appartenente a una famiglia di spicco, aveva una grande influenza non solo intellettuale, ma anche politica. Per questo, secondo molti storici, dietro la sua violenta morte ci fu la volontà di Cirillo, allora vescovo della città. Ipazia fu brutalmente uccisa da una folla di fanatici cristiani, appartenenti al gruppo dei parabalani. Prima che morisse, le furono cavati gli occhi e iol suo corpo fu fatto a pezzi e bruciato. Una delle sue più importanti studiose è Silvia Ronchey, che su di lei ha scritto il libro Ipazia. La vera storia. È stato spesso criticato il riserbo che la Chiesa Cattolica mantiene ancora nei confronti di Cirillo, santificato e mai apertamente condannato per i suoi crimini.

VITTORIA COLONNA

Come Sulpicia, anche Vittoria Colonna fu una delle prime poetesse di cui abbiamo notizie nell'era moderna. Nacque all'interno della famiglia Colonna, che per tutto il Rinascimento segnò la vita politica romana. Tanto che suo fratello, Ascanio, fu spesso in disaccordo e aperto scontro con papa Clemente VII per il controllo polico della città. Vittoria ebbe un matrimonio combinato, con Ferdinando Francesco, che seppur stipulato per motivi strategici, come era uso al tempo, fu comunque felice, seppur breve. L'uomo morì in battaglia nel 1525. La Colonna prese parte al fermento culturale della Capitale, vivendo, e scrivendo, a stretto contatto con i grandi artisti del tempo: Ariosto, Sannazzaro e Tasso, per dirne alcuni. Strinse un profondo legame con Michelangelo, che guardava a lei come un punto di riferimento, specie in ambito spirituale e religioso. Fu sospettata, ma morì di morte naturale prima di poter essere incolpata, di eresia. Era molto vicina infatti agli ambienti più riformisti della Chiesa, guidati al tempo da Juan de Valdés.

CRISTINA TRIVULZIO DI BELGIOIOSO

Poco ricordata nei libri di storia, Cristina Trivulzio di Belgioioso fu una figura fondamentale per il Risorgimento italiano e per i moti indipendentisti di Milano. Nacque nel 1808 dall'unione di due ricche famiglie della nobiltà del tempo: i Trivulzio e i Gherardini. Aveva una posizione privilegiata all'interno degli ambienti milanesi, forte dell'eredità paterna, della sua intelligenza e carisma. Divenne un polo d'attrazione per la carboneria meneghina, sostenendo in segreto le azioni sovversive contro la dominazione austriaca. Rischiò più volte di essere coinvolta in indagini e arresti, ma il suo rango riuscì sempre a evitarle la prigione. Quando scoppiarono le Cinque Giornate di Milano, si trovava a Roma: organizzò quello che, con un po’ di ironia, venne chiamato 'esercito Belgioioso'. 200 volontari furono portati in piroscafo fino a Genova e di qui nel capoluogo lombardo. Dopo una vita avventurosa, segnata anche da una fuga in Francia, riuscì a vedere la tanto desiderata Unità d'Italia. Dopo il 1861 si ritirò dalla vita politica, trascorrendo i rimanenti 10 anni nella serenità della sua casa a Locate Triulzi.

MARIANNA COFFA

Detta 'la capinera di Noto' e 'la Saffo netina', Marianna Coffa nacque nella città siciliana nel 1841, e li vi morì solo 36 anni dopo. Fu poetessa considerata 'maledetta' dalla critica del tempo, probabimente per gli alti e bassi che ebbe in vita. Considerata una bambina prodigio dal padre, che si faceva vanto dei suoi primi componimenti letterari, fu data in sposa a un nobile ragusano che mal vedeva la sua carriera di scrittrice. Sopratutto il suocero, come si legge nella corrispondenza della donna, considerava immorale l'alfabetizzazione femminile. Dopo il matrimonio, ebbe diversi problemi di salute, dovuti alle quattro gravidanze e ai fibromi all'utero che ne causarono la morte. Gli ultimi giorni li trascorse sola, ridotta alla fame, dopo essere stata ripudiata dalla propria famiglia che decise di non accoglierla: aveva lasciato il marito e invocava a gran voce il divorzio. Nella sua produzione alternò tematiche patriottiche a occasioni più intimiste e personali.

CAMILLE CLAUDEL

Nonostante sia stata una scultrice di innegabile talento, Camille Claudel è ancora troppo spesso ricordata come una 'compagna di'. Fu infatti allieva e amante di un altro grande della storia dell'arte, Auguste Rodin. I due si conobbero nel 1883, dopo che la giovane Claudel aveva frequentato dei corsi nell'atelier di Alfred Boucher. Una volta arrivata nello studio di Rodin, il rapporto fra i due si trasfromò molto in fretta in qualcosa di più. Camille fu per lui una musa, mentre Rodin divenne suo mentore. Fra i due c'erano 20 anni di differenza e una relazione tanto passionale quanto distruttiva. Di Claudel vengono ricordate soprattutto La Jeune Fille à la Gerbe e Sakountala (L'abbandono), che suscitò un certo apprezzamento di critica e pubblico. Dopo la rottura con Rodin, nel 1892, la scultrice continuò la sua produzione, che però non ebbe mai il giusto riconoscimento. Troppo ingombrante l'ombra del suo ex maestro. Per Camille Claudel iniziò un periodo molto difficile, che la vide vittima di crisi paranoiche e crisi di nervi. Prima di essere internata in un'ospedale psichiatrico, nel 1913, distrusse tutte le sue opere. Trascorse i successivi 30 anni rinchiusa, morendo a causa della malnutrizione.

MARIA GIUDICE

Maria Giudice fu giornalista e attivista. Militò nelle fila Partito Socialista, fino ad essere arrestata per la sua partecipazione politica. Fu una delle prime penne della cronaca italiana, e nella città natale, Voghera, condusse i moti di protesta delle operaie tessili. Unì l'impegno politico a quello giornalistico, arrivando più avanti a fondare L'Unità, con Giuseppe Sapienza. I due si conobbero in Sicilia, dove Maria era stata mandata dal Partito per mobilitare le contadine alla rivolta. Dalla loro relazione nacquero Goliarda e Goliardo.

GOLIARDA SAPIENZA

Goliarda Sapienza fu attrice, di teatro e cinema, e scrittrice, di cui solo in anni recenti si sta riscoprendo e apprezzando la produzione. Nata a Catania nel 1924, per volere dei genitori (la madre era Maria Giudice), crebbe in un clima di assoluta libertà da vincoli sociali, al punto che, per evitare che fosse soggetta a imposizioni e influenze fasciste, non venne nemmeno mandata a scuola. Nel 1941 si trasferì insieme alla famiglia a Roma, dove frequentò l'Accademia di Arte Drammatica. Iniziò così a dedicarsi al teatro, distinguendosi soprattutto in ruoli di protagoniste pirandelliane. Passata dal palcoscenico al grande schermo, lavorò saltuariamente anche nel cinema, come figurante. Fu però nella scrittura che riuscì a trovare la propria forma di espressione privilegiata. Dopo la pubblicazione dei suoi primi due lavori autobiografici, Lettera aperta nel 1967 e Il filo di mezzogiorno nel 1969, iniziò a scrivere quello che diventerà il suo romanzo più famoso, L'arte della gioia. Morì nel 1996, a 72 anni. Solo a quel punto si iniziarono ad apprezzare i suoi scritti.

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