21 Luglio Lug 2017 1434 21 luglio 2017

Dal Racconto dell'ancella a Alias Grace: chi è la scrittrice Margaret Atwood

Prosegue la riscoperta dell'autrice di The Handmaid's Tale, la cui serie tivù ha vinto l'Emmy 2017 come miglior serie drammatica. Intanto, su Netflix arriva Alias Grace. Un'altra storia che racconta la condizione femminile nei peggiori scenari possibili e a cui la realtà si avvicina sempre di più.

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margaret arwood

Scrive di donne dagli Anni ’60 ed è diventata una paladina per quelle degli anni Duemila. Margaret Atwood, nel 2017, è l’icona letteraria di una generazione di giovani che ancora non sentono al sicuro i diritti conquistati dalle loro madri. Il merito è anche della televisione americana che ha trasformato in una serie tivù il suo romanzo più famoso, Il Racconto dell'Ancella. Un successo a livello di critica (ha vinto otto Emmy nell'edizione 2017, tra cui quello per la miglior serie drammatica) e di pubblico che ha spinto il colosso Netflix a mettere mano a un'altra delle opere della canadese, Alias Grace. Attesi per l'autunno, gli episodi ruotano attorno alla vera storia di Grace Marks, una cameriera accusata di aver partecipato al delitto di Sir Thomas Kinnear e della sua governante Nancy Montgomery. Nel libro la ragazza è oggetto di uno studio psicologico ossessivo e morboso del giovane medico Simon Jordan, che, alle convinzioni sull’isteria femminile, unisce il misticismo e l’esoterismo dell’epoca vittoriana.

Poesie, romanzi, racconti, saggistica: non c’è genere che la scrittrice 77enne non abbia affrontato. L'unico fil rouge? La profonda attenzione nei confronti della condizione femminile, unita all'amore per miti, fiabe e fantascienza. Così, attraverso le protagoniste, indaga l’effetto della violenza e delle regole sociali sul corpo e sulla psiche delle donne. Tanto da diventare un punto di riferimento, se non addirittura fonte di ispirazione per movimenti di rivendicazione civile.
Non è un caso che il momento d’oro della «profetessa della distopia», come l'ha definita il New Yorker per la sua capacità di precorrere i tempi, sia coinciso con l’animarsi di movimenti femministi come la Women’s March del gennaio 2017 e con l’inasprirsi del clima politico statunitense successivo all’inizio della presidenza Trump. D’altronde, la misoginia di alcune dichiarazioni di ‘The Donald’ sembra uscita dalle pagine di un romanzo della Atwood, tanto che molti dei cartelli sbandierati contro il tycoon sfoggiavano la scritta «Make Margaret Atwood fiction again». Una chiara richiesta affinchè la distopia dei suoi libri resti tale.

NON CHIAMATELA FEMMINISTA

L’etichetta di femminista, però non le va troppo a genio, come ha rivelato all’attrice Emma Watson, che l’ha intervistata per Entertainment Weekly: «Non sono stanca di essere definita come tale, ma dobbiamo renderci conto che sta diventando uno di quei termini ombrello sotto cui finiscono un mucchio di cose diverse». Pur non rinnegando il suo impegno letterario e civile, per la Atwood essere femministe non significa dare ragione alle donne no matter what, a prescindere dal contesto. La cosa importante è essere consapevoli e non estremisti: «Sono passata attraverso la prima fase del movimento, durante la quale non eri vista di buon occhio se ti vestivi in un certo modo e mettevi il rossetto. Non ho mai voluto averci niente a che fare, ognuno dovrebbe essere libero di indossare ciò che vuole, senza correre il rischio di essere chiamato traditore», ha dichiarato al New Yorker.

TRA NATURA E TEMPI MODERNI

Un pensiero 'fuori dal coro' che ha coltivato sin dall'inizio della sua carriera letteraria. Figlia di un entomologo, trae grande ispirazione dagli anni dell’infanzia. Un’infanzia fatta di lunghi soggiorni nei boschi del Quebec in compagnia del padre, che le ha trasmesso il rispetto e il timore per la potenza dei selvaggi paesaggi canadesi. Ma, essendo nata nel 1939, anche la conoscenza immediata della guerra e della crudeltà dei regimi totalitari: impossibile per lei non interessarsi ai meccanismi che dominano il potere, a ogni suo livello.

GLI ESORDI E IL SUCCESSO

Poetessa, prima ancora che romanziera e moderna profetessa, iniziò a pubblicare i primi componimenti quando aveva poco più che vent’anni e frequentava l’Università di Toronto. All'epoca, la critica letteraria si aspettava che le donne proseguissero sulla strada del misticismo inaugurata da Sylvia Plath, una delle più importanti esponenti del genere confessionale, che negli Stati Uniti degli Anni ’50 riscosse un grande successo. Una sensibilità che non poteva essere più lontana dalla sua, ma che si vedeva affibiata a tutti i costi. Nella raccolta di saggi Negotiating with the Dead ricorda come nelle interviste non le venisse chiesto se avesse intenzione di suicidarsi, come la Plath nel 1963, ma piuttosto quando.
Sguardo deciso e penetrante, Margaret si è guadagnata, nel tempo, un posto d’onore a fianco di Orwell, il maestro della letteratura distopica. Il racconto dell’Ancella viene considerato da molti come la controparte femminile del classico 1984. Sono storie in cui domina una società violenta, patriarcale e regolata dalla legge del più forte: è qui che le donne della Atwood devono imparare a sopravvivere. Ma attenzione a non considerare i suoi scritti fantascientifici. Nel saggio del 2012 In Other Worlds spiega che quello che le interessa è scrivere di scenari possibili, per quanto improbabili o negativi e non di «invasioni da parte di Marziani succhia sangue con tentacoli». I riferimenti alla società contemporanea sono per lei imprescindibili.

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