7 Luglio Lug 2017 1842 07 luglio 2017

«Lo Strega? Stiamo al gioco»

Intervista a Agnese Manni, editrice di Un’educazione milanese, tra i libri finalisti dell'edizione 2017: «Le polemiche? Non è la Costituzione, è un premio privato e si è liberi di partecipare o meno».

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alberto rollo educazione milanese

Nessuna sorpresa. Il Premio Strega 2017 è andato a Paolo Cognetti, autore de Le otto montagne, edito da Einaudi. Vince una major dell'editoria, dunque, che batte la 'cugina' Mondadori e si lascia alle spalle altre case editrici di media grandezza come Neri Pozza e Ponte alle Grazie. Ultima classificata, la piccola ma battagliera Manni. E proprio con Agnese Manni, che ha portato in finale Un’educazione milanese, di Alberto Rollo, ha parlato LetteraDonna. La direttrice editoriale, classe 1978, cresciuta nel leccese a pane e libri, aveva sei anni quando i suoi genitori, di professione insegnanti, decisero di aprire una casa editrice. La sua casa era affollata di libri e scrittori: «Paolo Volponi, Edoardo Sanguineti, Franco Fortini….» elenca. «Fortini mi faceva il ritratto quando ero piccola» racconta. Naturale prendere quella strada, dopo la laurea in storia contemporanea a Bologna. Per verificare la sua vocazione «ho fatto un lungo stage a Il Mulino per vedere se mi piacesse davvero lavorare in una casa editrice». Poi è tornata nel leccese per dedicarsi all’impresa di famiglia: che significa anche autosfruttamento. «Lavoro tutta la giornata dalle 7 del mattino». Un impegno che ha dato i suoi frutti: anche se Un’educazione milanese è arrivato ultimo tra i finalisti, per questa piccola azienda salentina è comunque una vittoria.

DOMANDA: Quanto è difficile per un editore indipendente vincere il premio Strega?
RISPOSTA: Direi che non è mai successo. La cinquina è già un gran risultato.
D: Come funziona la votazione? Sul piano pratico intendo… Ogni anno vengono fuori polemiche perché il premio sarebbe pilotato dalle grandi case editrici.
R: Il premio Strega rispecchia la situazione del mercato in Italia. Ci sono dei gruppi editoriali che hanno una potenza o un potere maggiori, perché hanno le librerie, vari marchi editoriali, aziende di distribuzione e di promozione libraria. Se entri in una libreria la proporzione tra la mia casa editrice e Einaudi è la stessa che trovi al premio Strega.
D: Questo rispecchia anche la qualità?
R: No, pubblicano buoni libri sia i grandi che i piccoli editori. Paolo Cognetti (che ha vinto il premio Strega 2017 con Le otto montagne, ndr) ha pubblicato quattro libri per Minimum fax, è stato una loro scoperta. Poi è passato a Einaudi e con questa casa editrice ha vinto il premio Strega.
D: Vale lo stesso per i libri brutti? Ci sono sia nelle grandi che piccole case editrici?
R: Sì, la differenza è che le case editrici indipendenti sono libere di fare ricerca. Per esempio la poesia è fuori dal mercato, fuori dai giornali, dalle librerie. Le grosse case editrici non se ne occupano.
D: Un libro brutto pubblicato da un grosso editore?
R: I libri legati ai personaggi televisivi o ai calciatori. Per esempio le autobiografie dei vip. Un nome non ce l’ho in mente, è il genere che mi sembra di bassa qualità, non fa un bel servizio al sistema cultura.
D: Non è che sta pure lei tirando una frecciata a Teresa Ciabatti? Il suo libro La più amata era tra i super favoriti quest’anno. Sembra che ci sia anche chi ha esultato per la sua non vittoria.
R: Ma no, assolutamente no. La sua è un’autobiografia, ma è un’operazione narrativa. E poi lei non è così famosa. Non mi è dispiaciuto il suo libro… Parlavo dei libri da autogrill, che ne so, come quelli di Al Bano e Antonella Clerici, ad esempio… Ora non so cosa sia uscito negli ultimi anni, ma intendevo quella roba lì.
D: Ci faccia il nome di un bel libro pubblicato da un piccolo editore. Che non sia suo, sennò non vale.
R: Una piccola casa editrice che pubblica sempre bei libri è L’Orma. Puoi pescare da tutto il catalogo, anche se non conosci l’autore.
D: Il premio Strega andrebbe riformato?
R: C’è già stata una riforma.
D: Ma che non ha dato grandi esiti. Primo e secondo classificato quest’anno sono libri di Einaudi e Mondadori. Che fanno parte delle stesso gruppo, tra l’altro…
R: È il mercato, bellezza, non è lo Strega.
D: Parecchie case editrici hanno deciso di non partecipare, infatti.
R: Magari partecipano con altre sigle editoriali. A volte alla base c’è un ragionamento complesso sull’intero gruppo. Altre volte c’è la paura di non entrare in cinquina. Noi lo mettiamo in conto, magari per una grande casa editrice l’idea fa paura.
D: Voi siete soddisfatti?
R: Per noi partecipare al premio Strega è stata un’esperienza molto importante. Bisogna rispettare le regole, non è la Costituzione italiana, è un premio privato e si è liberi di partecipare o meno. È come se mi chiedesse se va riformata la disposizione dei gelati nel bar sotto casa. Se partecipi ne accetti le regole.
D: Quante copie muove lo Strega? Quanto è incrementata la vendita del libro grazie alla finale?
R: Diciamo che negli ultimi 20 giorni abbiamo venduto grossomodo mille copie.
D: Ha letto il libro vincitore e gli altri arrivati in finale?
R: Sì, non tutti fino in fondo. Il libro di Paolo Cognetti, il vincitore, è un bel libro, è ben costruito, ben scritto, ha una storia, è un classico. In pieno stile premio Strega.
D: Però…?
R: Però il nostro libro, quello di Alberto Rollo, e so che non posso essere considerata oggettiva, ha una tensione politica, che è quello che io cerco nella letteratura. È un libro che ti mette anche delle inquietudini. Ti pone dei problemi, delle domande, fa delle analisi profonde. Io, dopo aver letto quel libro, ho guardato diversamente anche la mia città, Lecce.

D: Diciamo che Alberto Rollo fa parte dei 'poteri forti', nel senso che ha lavorato per 20 anni alla Feltrinelli e ora sta alla Baldini & Castoldi. È anche per merito delle sue conoscenze che siete arrivati in finale?
R: Rollo gode di 30 anni di stima, consenso e conoscenze che io ho verificato durante questo Strega. Il nome dell’autore in questo meccanismo è importante, ma è importante anche il libro. Proprio perché parto con la penalità di essere una piccola editrice e di non avere nessun potere, la carta che devo giocare per forza è quella della qualità del libro.
D: Perché Rollo ha deciso di pubblicare il suo primo libro con voi e non con qualche altro editore?
R: C’è una conoscenza storica tra lui e la mia famiglia. Il suo nonno paterno era leccese e lui, nel libro, ragiona molto sul portato di queste origini. Aveva voglia di chiudere un cerchio. La scelta di una casa editrice piccola, poi, è stata anche una scelta politica, militante.
D: Piccola casa editrice e persino del Sud! Più politica di così... È difficile fare imprenditoria nel meridione?
R: Sì, è molto pesante. Mancano le infrastrutture, mancano le professionalità. Se volessi esternalizzare il magazzino non riuscirei a trovare un’impresa. Non esistono magazzini editoriali nel leccese e penso anche altrove nel Sud.
D: Cosa fa esattamente un magazzino editoriale?
R: Si occupa del deposito del libro: non solo dello stoccaggio, manda anche i libri al distributore, fa l’ufficio stampa, segnala quando le copie stanno per finire. Invece qui facciamo tutto noi…
D: Avete delle persone assunte?
R: Sì, cinque dipendenti più altri consulenti. Oltre a me, mia sorella e i miei genitori. Mio fratello fa altro.
R: Perché?
D: Perché una piccola casa editrice non è come la Fiat, dove lo stipendio a fine mese ti arriva lo stesso. Devi avere la passione.

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