23 Giugno Giu 2017 1550 23 giugno 2017

L'incantesimo dell'educazione

Per sconfiggere i mostri e i capricci dei bambini basta un pizzico di magia. Per lo meno così la pensano le pedagogiste Elena Urso ed Elisabetta Rossini. Ecco i loro consigli.

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Il pensiero naturale dei bambini è magico: non ha nulla a che fare con la realtà concreta e pretenderlo è assurdo. Un avvertimento tutt’altro che banale per i genitori super-impegnati che vorrebbero i propri figli performanti e in orario, proprio come la vita chiede di essere ai 'grandi'. Ma c’è un tempo per ogni cosa e quello dei più piccoli non è pratico, non segue l’orologio e anzi vive di incantesimi, orchi e fate. A spiegarlo è Di bambini e altre magie. Guida al mondo immaginario dei nostri figli per educarli senza forzature, scritto da Elena Urso ed Elisabetta Rossini, pedagogiste che hanno uno studio noto a Milano ma scrivono anche libri con un obiettivo molto ambizioso: rendere più semplice il mestiere di genitori.
Di bambini e altre magie si divide in due parti fondamentali: un’introduzione che descrive la dimensione del pensiero infantile e una carrellata di casi, spalmati dalla prima infanzia all'adolescenza, per spiegare concretamente le incomprensioni e i metodi per evitarle.
«I più piccoli hanno un approccio completamente diverso dal nostro e, per riuscire a comunicare con loro, dobbiamo rispettarlo», sottolinea Elena Urso. «Anzitutto sono egocentrici: da un lato il mondo si esaurisce intorno a loro, dall'altro tutto quello che pensano per loro diventa realtà e, se ciò non accade, dipende da forze estranee che non si possono controllare e a cui va data una forma». Ad esempio quella del mago, del mostro o della fata. Inoltre, i bimbi sono animisti, quindi rendono gli oggetti vivi, responsabili di comportamenti e azioni che, ovviamente, sfuggono agli adulti. Per riuscire a capirli e ad educarli, secondo le pedagogiste milanesi, mamme e papà dovrebbero mettersi nella loro prospettiva.
Ecco cinque proposte, prese dal libro, per cominciare questa rivoluzione.

IL DOVERE NON DEVE INTERROMPERE IL GIOCO
Molti genitori si arrabbiano quando chiedono ai bambini di lasciare i giochi, rimettere in ordine e venire a tavola e vengono ignorati, ma, in fondo, perdono tempo. Il gioco, infatti, è un momento assoluto per i bimbi. Un momento che può durare all'infinito. «Se vogliamo convincerli a seguirci dobbiamo entrare nel loro mondo», dice Elena Urso. «Occorre usare la fantasia e, ad esempio, suggerire loro di andare all'autolavaggio con le loro automobiline, in modo che si spostino sotto la doccia ed eseguano le operazioni che ci interessano, ma, nello stesso tempo, continuino anche a vivere nel mondo del gioco. Vale anche per la cena, che può essere servita tanto alle bambole, quanto al capitano della nave dei Playmobile che fremeva per il rancio». Secondo le esperte, l’importante è non spezzare il momento con brutalità, perché non capirebbero cosa accade e troverebbero fastidiose le attività di tutti i giorni, che pure sono necessarie.

AFFIDARSI AL LINGUAGGIO SIMBOLICO
Oltre a rispettare i momenti ludici, i genitori dovrebbero imparare a lasciarsi coinvolgere: in fondo è anche divertente prendersi un attimo per diventare parte del gioco dei bambini. Per farlo conviene adattarsi al loro modo di comunicare, usare il linguaggio simbolico e dare vita ai giocattoli come loro fanno abitualmente. In questo modo si può scoprire un codice che diventa fondamentale per rapportarsi con i figli. Un codice che può rivelarsi utile anche quando crescono.

ENTRARE NELLA MENTE DEI BAMBINI
Questo importante punto di contatto può rivelarsi fondamentale per interpretare i comportamenti. «A volte accadono cose strane», spiega Elena Urso. «Un giorno, ad esempio, è venuto da noi in studio un papà che non capiva come mai la sua bambina aveva dato in escandescenze perché lui aveva abbassato la tapparella quando in realtà voleva farlo lei. Una rabbia eccessiva, tanto che il padre non si spiegava la reazione. Gli abbiamo chiarito che per la piccola il solo fatto di pensare di abbassare la tapparella significa che lo sta facendo accadere e l’intervento di un altro rappresenta un’interferenza. Bisogna, insomma, spiegare ai bimbi che devono anche dire, dopo aver pensato, in modo che mamma e papà si sappiano regolare di conseguenza e stiano al loro 'gioco'».

NON CHIAMATELE BUGIE
Altro capitolo fondamentale è quello delle bugie. Le due pedagogiste autrici del libro sottolineano con forza che, almeno fino ad una certa età, i bambini non mentono mai.  «Quando un bimbo comincia a sviluppare il linguaggio, inizia a pensare di avere un potere enorme sulla realtà e, volendo, di poterla trasformare. Così, se capisce che raccontare una cosa in un certo modo è funzionale, lo fa, senza il minimo dubbio che sia vera o meno, perché per lui lo è», continua l'esperta. «Per questo, quando lo troviamo con il barattolo della marmellata rovesciata e le mani sporche e ci dice che non è stato lui, dobbiamo capire che non pensa di mentire: semplicemente usa l’arma della parola per superare un inizio di senso di colpa». Secondo la pedagogista in questa circostanza, non servono le punizioni: «Meglio dare al piccolo uno strumento per rimediare al problema e dirgli che quando per caso la marmellata si rovescia, si deve prendere una spugnetta e pulire, in modo da evitare problemi. Con questo sistema non si amplifica il senso di colpa, ma, al contrario, si fornisce un modo per controllare la realtà che contribuisce a farlo crescere».

ADDOMESTICARE I MOSTRI SOTTO AL LETTO
Fondamentale per la crescita è anche la gestione dei timori e delle preoccupazioni. La paure dei più piccoli, come quella del buio o quella dei mostri, vanno prese sul serio: per loro iniziano in tenerissima età e non sono spiegabili. I mostri, infatti, altro non sono che espressioni dell’angoscia dovuta al distacco da mamma e papà: servono per dare corpo a questa sensazione difficilissima. In questo senso, però, va ricordato che la tendenza dei genitori a guardare sotto il letto per dimostrare che le creature orribili di cui parlano non ci sono non serve davvero a nulla. «Noi non capiamo cosa sono questi mostri e non li vediamo, ma per i bambini esistono», insiste Elena Urso. «Per allontanarli non serve la ragione, ma occorrono formule magiche, ‘spruzzini antimostro’ e pupazzi per i bei sogni. Una serie di stratagemmi che ci fanno entrare nel mondo del bambino e gli offrono strumenti adeguati per riuscire da solo a superare le preoccupazioni».

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