Viaggiolibera_mente

7 Giugno Giu 2017 0901 07 giugno 2017

Chi la durian la vince

Sara assaggia il celebre frutto del Sud-Est asiatico, famoso per puzzare di cipolle e uova marce. Ma anche questo è un tassello di quelle atmosfere che risvegliano sensazioni e creano ponti emotivi.

  • ...
pinotti

La stanchezza è arrivata all’improvviso, come uno schianto. Una settimana fa mi sono svegliata ed ero esausta, non avrei voluto uscire dal letto per nessuna ragione al mondo e invece dovevamo fare l’ennesimo check out dal nostro Airbnb di Kuala Lumpur e prendere il bus verso Malacca… che fatica!
Sono stanca io ed è esausto Remy, non solo perché ormai sono due mesi che siamo in movimento ma anche per l’accelerata che abbiamo dato al nostro viaggio nelle ultime settimane: abbiamo percorso tutta la costa occidentale thailandese partendo da Krabi, scendendo in Malesia lungo lo stretto di Malacca e infine, miraggio dall’autostrada malese tutta palme, siamo arrivati nell’ammaliante Singapore. Trattasi di 1170 km e tre Stati attraversati esclusivamente via mare o via terra: barca, treno e bus.
Se però mi state immaginando a correre e fare la fila come una matta di museo in monumento per le vie di ogni città dove abbiamo fatto tappa, Remy al seguito spossato e brontolone, vi sbagliate. Da tempo abbiamo messo via gli elenchi infiniti di attrazioni turistiche da visitare in ogni luogo e ci siamo focalizzati sul più interessante concetto di ricerca dell’atmosfera, del mood – si direbbe in inglese – dei luoghi che visitiamo. Del resto come ricorda sempre Remy «siamo viaggiatori non turisti». Ogni città infatti ha una sua atmosfera unica, diversa da tutte le altre. Visitare un posto nuovo significa sentirlo, afferrarne l’umore, carpirne il temperamento. Capita poi che un Dove (un luogo ben determinato, ndr) ci ricordi l’atmosfera che abbiamo percepito in un altro Dove. E questa è una delle bellezze del viaggiare: più si gira il mondo, più i ricordi rimbalzano da una parte all’altra della nostra mente costruendo ponti e creando connessioni che risvegliano emozioni e si infilano per sempre nella memoria.

Ovviamente, come in tutto il resto, io e Remy seguiamo due modalità diverse di ricerca dell’atmosfera nei posti che visitiamo, il che rende questo progetto di viaggio a due abbastanza complicato e ricco di esasperanti occasioni di battibecco. Lui preferisce viversi i luoghi comportandosi allo stesso modo dappertutto, come se fosse a casa sua il sabato mattina. Si sveglia, se la prende con calma, cerca un bel posticino per fare colazione, torna in albergo, sta al computer, fa un pisolino. Poi, magari, esce nel pomeriggio a fare un giretto nel quartiere, più che altro alla ricerca del ristorante migliore in cui cenare. Io, invece, cammino. Su e giù, di qua e di là, avanti e indietro, cercando i miei luoghi preferiti in ogni città. Mi studio le mappe, creo o seguo itinerari suddivisi in zone e poi vado, dando un’occhiata a Google Maps di tanto in tanto per verificare di essere sulla strada giusta e lasciandomi la libertà di perdermi un po’ quando incappo in qualcosa di curioso che mi viene spontaneo seguire: un odore, una casa colorata, la riva di un fiume. Camminando finisce che passo davanti a tutti i monumenti e le attrazioni turistiche del caso e riesco a fermarmi a bere qualcosa o mangiare in tutti i posticini che mi piacciono.

Va da sé che questa ricerca dell’atmosfera dei Dove mi faccia percorre chilometri e chilometri a piedi e che avere passato due mesi interi in modalità «cerco il mood» mi abbia strapazzata per benino. È ancora più naturale che una persona che odia fare attività fisica come Remy abbia sofferto le pene dell’inferno per starmi dietro. Tant’è che nelle ultime settimane l’ho spesso lasciato in camera a lavorare e dormire come da suo più profondo desiderio e me ne sono andata un po’ in giro da sola, con grande gioia di entrambi, lupacci solitari che non siamo altro. È stato così che ho scoperto Georgetown la città hipster; Malacca l’indecisa che non ha ancora capito se vuole restare bandiera storica della Malesia o abbandonarsi alla modernità in stile Emirati Arabi con tanto di arcipelago di isole artificiali; Kuala Lumpur la città senza anima e Singapore la bella e potente.
Remy mi ha raggiunta, puntuale, ai pasti: granchio al chili, dim sum, bocconcini di maiale arrosto in agrodolce con riso bollito, il solito mango e, new entry, il durian. Chiamato in Sud-Est Asiatico il re della frutta, questo alimento è un frutto grande e grosso con una scorza pungente tanto quanto l’intenso odore che lo caratterizza. Solo in Malesia ci sono più di 100 varietà registrate e viene venduto a ogni angolo di strada, nonostante sapore e odore siano a dir poco controversi. Metà delle persone che l’hanno assaggiato vi dirà che puzza di cipolle e uova marce, tanto che è proibito portarlo in molti alberghi e luoghi pubblici; l’altra metà, invece, vi tesserà le lodi di questo frutto taglia extra large. Io faccio parte del secondo gruppo: abbiamo mangiato un durian intero della varietà red prawn, una delle più dolci, e a me è sembrato buonissimo e per nulla puzzolente, Remy invece ha mollato il colpo dopo qualche boccone. Non saprei dirvi di cosa sapesse, a me è sembrato un mix tra ananas e papaya fermentate e sì, uova. Per Remy invece aveva un sapore misto tra il grasso animale e le arachidi (!). Entrambi però siamo d’accordo che la sua polpa gialla filamentosa sazi in fretta grazie a una ricchezza nutriente simile a quella dell’avocado e che il gelato al durian sia davvero eccezionale.

E così, di boccone in boccone, di tappa in tappa, siamo arrivati alla fine del secondo mese di viaggio. Stanchi e provati dai continui spostamenti, pregustiamo entrambi la prossima grande meta di questa avventura asiatica. Stiamo per volare in Indonesia e per la prima volta da quando siamo partiti metteremo da parte il nomadismo in favore della sedentarietà: con grande emozione da parte di entrambi abbiamo deciso di fermarci per oltre un mese a Bali, alla ricerca di mare, natura, spiritualità e, finalmente, un po’ di riposo. Ne abbiamo decisamente bisogno. Io, lui e pure la nostra relazione, messa a dura prova dal Gran Tour asiatico delle scorse settimane. Bali, here we come!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso