13 Aprile Apr 2017 1822 13 aprile 2017

Walter Siti non è quello che scrive

Michela Marzano attacca il premio Strega per un romanzo che racconta la vicenda di un prete pedofilo. Attribuendogli la tesi secondo cui la pedofilia è una forma di salvezza. Facendo così confusione tra l'autore e la voce del protagonista.

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Walter Siti scrive un romanzo con protagonista un prete pedofilo, e Michela Marzano lo attacca: l'autore premio Strega 2013, secondo la filosofa e deputata Pd, sarebbe colpevole di partire «da premesse [...] gratuitamente scandalistiche» e di indugiare in passaggi di dubbio gusto («Se vuoi fartelo succhiare ricorda che ci sono degli shampoo alla fragola, al lampone e al cioccolato», per dirne una), per arrivare all'assoluzione della pedofilia vista come alternativa e male minore rispetto all'omicidio.

Tesi senza ombra di dubbio disgustosa, e su cui non vale la pena spendere troppe riflessioni. Si può e si deve discutere, invece, sulle parole con cui Marzano, facendo mostra di una leggerezza che da lei non ci aspettavamo, confonde Siti con la voce narrante del romanzo. «Meglio dannato da Dio che omicida, meglio pedofilo che assassino» non è «la conclusione di Siti», come dice Marzano. È la conclusione del protagonista don Leo, piuttosto.

Ci fa un po' strano dover ricordare a Marzano le basi elementari della narratologia e della semiotica; le risparmiamo la definizione di «lettrice selvaggia», che Umberto Eco aveva coniato per chi, come lei, confondeva la voce narrante del testo con la persona dell'autore. In altre parole: se io, Andrea Malocuore, dovessi firmare un romanzo che adotta il punto di vista di Hitler, e fossi costretto dunque a scrivere la frase «Odio gli ebrei», sarebbe un errore davvero marchiano attribuirmi un antisemitismo che non appartiene a me, ma al personaggio Hitler.

Accusare Siti di vedere «la pedofilia come salvezza» sulla base di un romanzo (che nei suoi intenti ha sicuramente anche la provocazione), è cosa che ci aspetteremmo di leggere su testate e da firme di ben altra area politica e culturalmente meno attrezzate, rispetto a quella di riferimento di Marzano. A cui suggeriamo due cose: prima di tutto, di riflettere sull'aforisma di Oscar Wilde secondo cui «Non esistono libri morali o immorali. Ci sono solo libri scritti bene o libri scritti male». E poi, magari, di rileggersi Lolita di Nabokov. O American Psycho di Bret Easton Ellis.

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