17 Gennaio Gen 2017 1034 17 gennaio 2017

Rabbia d'artista

Uprising/Angry Women: a New York la mostra anti-Donald Trump.

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Annika Connor.

Le donne americane sono arrabbiate. Lo erano quelle che hanno votato per Trump e non per Hillary, e oggi lo sono ancora di più quelle che, invece, hanno cercato in tutti i modo di non far salire il tycoon alla Casa Bianca. Cosa che, invece, è successa. Quale migliore occasione, allora, per intitolare una mostra Uprising/Angry Women, ovvero 'Insurrezione/Donne arrabbiate'? Succede a New York, dal 17 al 28 gennaio, presso l'Untitled Space, dove 80 artiste hanno esposto i loro lavori. Tante opere unite da un denominatore comune: la rabbia che accomuna buona parte della popolazione femminile statunitense. E declinare il tutto in una chiave squisitamente politica era una tentazione troppo forte per resisterle. Come spiegato dalla curatrice della mostra Indira Cesarine su Dazed, la mostra vuole essere un'occasione per radunare tutte quellle donne che sono rimaste colpite dalle espressioni misogine e razziste del nuovo presidente Usa. Tra le artiste presenti, cinque spiccano per fama e provocatorietà delle opere. Scopriamole.


ROSE MCGOWAN
È senza dubbio la più famosa, perché ha un passato da attrice (il suo ruolo più famoso è quello di Cherry Darling, l'eroina con un mitra al posto di una gamba in Planet Terror di Robert Rodriguez). Ma con quel mondo, con quella Hollywood che accusa di misoginia, ha chiuso. Ora Rose, nata e cresciuta in Italia fino all'età di dieci anni, fa l'artista. Alla mostra espone un'opera di videoarte intitolata Womanswomb.


MIZA COPLIN
L'artista 25enne di base a New York è un'illustratrice che non teme di affrontare lo sguardo ipersessualizzante dell'industria dei media, farlo proprio e trasformarlo in una forma di rivendicazione femminista. Le sue opere raccontano proprio questa tensione continua. Le sue opere, che sembrano rimandare al mondo del fumetto e dei cartoni, sono fortemente influenzate dagli estremi dei corpi videoludici, oltre a presentare scenari di carattere allucinatorio.


PARKER DAY
Fa la fotografa e ultimamente si è dedicata a un obiettivo non semplice: la decostruzione, se non addirittura distruzione, dell'idea di bellezza. Un concetto che trova completamente falso e carico di ipocrisia. Ispirata da David Lachapelle, prende i colori sgargianti della fotografia di moda senza però cedere agli stereotipi, ma preferendo invece la provocazione. Come facilmente intuibile, non ama nemmeno i costrutti di genere.

TRACY BROWN
L'artista originaria del Michigan è da sempre attratta dai giochi di colore che vengono a crearsi tra l'uso di tinte sgargianti e marcati tratti neri. Non ha mai nascosto che il suo lavoro tenta di esplorare il tema dello sfruttamento della donna nei magazine femminili: un tema che si connette anche all'isolamento, all'avidità e al consumismo.


SHAWNETTE GEORGE
Fa le scarpe, letteralmente. O, quantomeno, le colora. Ispirandosi ai graffiti di New York, armata di pennarelli cambia i connotati alle calzature, sulle quali fa esplodere i colori. Ma è anche una pittrice. Alle prime armi, ma arrabbiata e sicuramente femminista. Il dipinto selezionato dalla mostra è Fuck Boy Repellent.

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