13 Ottobre Ott 2016 1140 13 ottobre 2016

«Quanta Franca nella mia Lucrezia»

Sola e al servizio dei più deboli. Ne 'La figlia del papa' Dario Fo aveva ritratto una Borgia molto somigliante alla Rame. Ecco cosa ci aveva raccontato nel 2014.

  • ...
lucrezia borgia

Un amore così grande che prende forma anche nell'assenza, quello tra Dario Fo e Franca Rame. Quasi 60 anni passati fianco a fianco nella vita privata e nel lavoro non si dimenticano, non si cancellano. Restano dentro e continuano a vivere nel ricordo. Così  adesso che Franca non è  più accanto a lui, senza che ne avesse consapevolezza gli è stata accanto perfino nella stesura del suo ultimo libro, La figlia del Papa.

UNA BORGIA INEDITA
Un romanzo storico, ma fortemente contemporaneo, in cui Fo ha voluto tracciare il ritratto di una Lucrezia Borgia inedita: «Una donna che è stata molto di più di quanto è stato sempre raccontato, che fa i conti con l'eros, l'incesto, l'osceno. Era un'antesignana del senso di giustizia civile, del sostegno ai più deboli, condannata all'infelicità per via del suo cognome ma pronta a sfidare, senza paura, le convenzioni. E così era Franca» spiega il premio Nobel per la letteratura. «Non pensavo a lei, quando ho iniziato a scrivere. Ma lei si è materializzata in ogni pagina, fino a quando non ho cominciato a riconoscerla» ha detto Fo a LetteraDonna che lo ha incontrato nella sua casa milanese di Porta Romana. Qui, in mezzo alle sue tele - molte delle quali  riprodotte nel testo - e ai suoi libri, Fo si è lasciato andare ai ricordi e ha spiegato i punti di incontro fra la sua Lucrezia e Franca Rame.

DOMANDA: Come si convive con un'assenza così grande?
RISPOSTA: È molto difficile. Quasi impossibile da concepire. Franca rivive in ogni aspetto della nostra storia, passata ma anche presente: mi ritrovo ancora oggi a scoprire cose che aveva fatto e di cui, per riservatezza e timidezza, non aveva parlato nemmeno a me. Ha sempre speso la sua vita in favore degli altri, ma non ci ha mai tenuto a farlo sapere, se non al momento giusto.
D: Per esempio?
R: Quando ho vinto il Nobel, è stata lei a volere che sin da subito il riconoscimento economico andasse a sostegno dei disabili a cui aveva deciso di dare assistenza. Ma per almeno tre anni, ovvero finchè non hanno preso forma i primi risultati del nostro investimento, ha voluto che nessuno lo sapesse. Men che meno avrebbe mai pensato di farsi pubblicità vantandosi di quanto faceva. E questa è una dote molto rara, oggi.

D: Che parallelismi ci sono fra l'epoca in cui ha vissuto Lucrezia e quella in cui ha vissuto Franca?
R: Dico spesso che gli antichi ci copiano sempre. Una battuta dal gusto amaro, che fa capire quanto tra la storia dei Borgia e la nostra ci sia un evidente parallelismo. Oggi come allora, potere fa rima con avvelenamento, sfruttamento, persino «sputtanamento» del prossimo. Distruggere, ad arte, l'immagine e la reputazione dell'avversario diventa l'unico modo per emergere. E come successo per Lucrezia, le tante cose positive ed encomiabili, persino rivoluzionarie, che una donna fa, vengono cancellate.
D: Come mai è arrivata sino a noi un'immagine così distorta e limitata di questa figura storica?
R: Per l'ignoranza di chi scrive e fa ricerca, innanzitutto. Eppure bastava andare a leggere a fondo certi documenti per cogliere di lei certi aspetti.
D. Cosa gli ha fatto scattare la voglia di rendere giustizia a Lucrezia?
R: La messa in onda della serie tivù I Borgia, di cui sono riuscito a guardare a stento due puntate: ennesimo esempio di una produzione che si è concentrata solo sugli aspetti più pruriginosi della sua vicenda. Perchè sono proprio questi a essere arrivati sino a noi: all'epoca, il potere che era in mano a suo padre dava molto fastidio. E l'unica strada possibile per arginarlo è stato creare una verità storica alterata. Che ha toccato anche lei.
D: Quali sono le cose che non sappiamo di Lucrezia Borgia?
R: La sua vita è stata fortemente censurata nei suoi aspetti più filantropici e antesignani di un senso di giustizia sociale, davvero poco comune nel Cinquecento: quando è arrivata a governare Ferrara, per esempio, ha fondato una banca in cui i poveri potevano ricevere denaro senza cadere in mano agli strozzini. In caso di difficoltà a saldare il debito, potevano lavorare. Un'idea moderna, una sorta di microcredito ante litteram.
D: Quindi una donna che desiderava stare accanto ai più deboli...
R: E in prima persona. Ha visitato le carceri, organizzato gruppi di lavoro per migliorare la condizione di chi ci viveva, si è battuta perchè le condanne a morte non venissero eseguite senza che ci fosse un giudizio chiaro. Tutte battaglie ancora di stretta attualità.
D: Che combatteva anche sua moglie Franca.
R: Franca ha passato la vita tra carceri, malati di Aids, disabili, persone che avevano perso tutto. Aveva un così grande senso di giustizia sociale, unito alla sua generosità. E come Lucrezia aveva un lato tragico: la violenza subíta, la difficoltà della sua esperienza politica, l'amarezza di accorgersi di vivere in una società che ha un solo obiettivo: disinformare.
D: Ma nella sua Lucrezia c'è anche molta solitudine
R: Una donna potente e inevitabilmente sola. Nata in una famiglia di cui ha sentito tutto il peso, tra continui abbandoni e l'illusione di poter essere amata. Ancora bambina ha scoperto che l'amatissimo zio era in realtà suo padre. È stata costretta a sposarsi senza amore e una volta trovato l'amore vero, i sicari del fratello gliel'hanno ammazzato. Ha dovuto anche abbandondare il figlio piccolo. E nonostante questo, ha conservato dignità, coraggio, disperazione che fanno di lei un'eroina tragica. Ma soprattutto, una donna unica. Come era Franca.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso