5 Ottobre Ott 2016 1553 05 ottobre 2016

«Zitella è bello. Anzi, bellissimo»

A tu per tu con Kate Bolick, autrice del libro sulla singletudine diventato un caso editoriale negli Stati Uniti. Già definita dal NY Times «un'icona per la prossima generazione di donne».

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Bridget Jones una di noi. Le donne single che vivono da sole, affrontando sfide professionali , ma anche l’avventura di avere un figlio, sono sempre di più. Si potrebbe spiegare così il successo della scrittrice e giornalista americana Kate Bolick e del suo

libro Zitelle, il bello di vivere per conto proprio (edito in Italia da Sonzogno), che unisce l’esperienza personale e una serie di biografie di grandi donne del passato, che da sole hanno raggiunto il successo e soprattutto la serenità. Negli Stati Uniti il libro, più che un saggio uno spunto di riflessione, perché le donne di ogni età si guardino dentro e scoprano cosa vogliono davvero, è diventato un caso editoriale. Trasformando l'autrice, che già collaborava con le maggiori testate del Paese, in un punto di riferimento per le nuove generazioni di donne, pronte a costruire la propria vita al di fuori delle convenzioni sociali e delle ricerche di mercato. «Per la prima volta nella storia, i single sono più numerosi delle persone sposate negli Stati Uniti. Inoltre l'età del primo matrimonio continua a salire. Quando mia madre si è sposata, l'età media delle donne che andavano all'altare era di 21 anni, ora è di 28», spiega Kate Bolick a LetteraDonna.

DOMANDA: Una volta le zitelle erano infelici, ora invece essere single è sinonimo di indipendenza. Com'è siamo arrivati a questo cambiamento?
RISPOSTA: Oggi le ragazze di oggi hanno opportunità di istruzione e di formazione professionale che non c’erano mai state prima nella storia e così molti dei vecchi pregiudizi sul fatto di essere single sono scomparsi. Persino l'idea di crescere dei figli da sole non più un problema. Credo che sia un grande momento per essere una donna single.
D: È solo voglia di indipendenza, oppure le Millennials (le ragazze nate tra i primi Anni '80 e la metà degli Anni '90, ndr) sono meno romantiche delle donne delle generazioni precedenti?
R: In realtà è un fenomeno nato con la Generazione X, a cui appartengo. Nella storia, quando le donne hanno avuto accesso a maggiori opportunità, si sono allontanate dal matrimonio. È ciò che stiamo facendo oggi, godendoci libertà più che meritate. Diciamo che le donne non stanno rifiutando il matrimonio, ma che si stanno prendendo il loro tempo.
D: Gli uomini come stanno prendendo questa 'rivoluzione'?
R: Se sono intelligenti, applaudiranno questa rivoluzione. Nessuno, uomo o donna, dovrebbe accettare un matrimonio perché la società ritiene che sia la cosa 'giusta' da fare. Considerando poi che sempre più donne stanno ricevendo stipendi importanti, gli uomini dovrebbero essere felici di essersi liberati dall'aspettativa soffocante di dover essere, economicamente parlando, i capofamiglia.
D: È una verità universalmente riconosciuta che una donna single che possa contare su cervello, bellezza e un conto in banca a sei cifre, non sia costretta a volere un marito. Ma se una ragazza non ha tutti quei soldi, come può riuscire a vivere da sola?
R: Parlando per esperienza personale, ho vissuto per dieci anni da sola, prima di avere un reddito a sei cifre. E senza dubbio è stato difficile, anche perché New York, la mia città, è un posto incredibilmente costoso dove vivere. Un paio di volte ho faticato a rispettare le scadenze di affitto, bollette, rata di restituzione del prestito studentesco e assicurazione sanitaria. Alla fine, tuttavia, riuscendo a mantenere la mia indipendenza finanziaria ho guadagnato grande fiducia in me stessa.
D: Abbiamo parlato del matrimonio. Quanto alla maternità, pensa che alle ragazze di oggi interessi meno che in passato?
R: Di sicuro le donne oggi aspettano di più prima di avere un figlio. E spesso lo hanno al di fuori di un progetto familiare. Ma non si può stabilire con certezza il motivo. Ci possono essere motivazioni culturali, religiose o biologiche. Persino famigliari. La mia impressione è che, tenendo conto del fatto che il femminismo continuerà a evolversi senza nessun contraccolpo terribile per la società, alla fine solo le donne che davvero vogliono avere figli decideranno di farli. E sono certa che saranno tantissime, ma non tutte.
D: Il NY Times ha scritto che lei sta per diventare «un'icona per la prossima generazione».
R: Ne sono lusingata, ma mi sembra un po' eccessivo. In fondo ho scritto questo libro nella speranza che sarebbe stato in grado di ispirare le persone a riflettere più a fondo sulle proprie scelte di vita. Inserendo tanta storia e biografia, per dimostrare che la tensione tra l'intimità e l'autonomia è senza tempo e che ci sono tanti modi diversi per trovare le nostre risposte.
D: Nel suo libro c'è chi ha intravisto un nuovo femminismo. E di questo cosa pensa?
R: Sono stata educata da una femminista di seconda generazione a sfruttare fino in fondo le opportunità, che le donne come lei avevano combattuto per darci. Il compito delle donne della mia età è stato quello di costruire il proprio progresso e rendere il mondo ancora migliore per le generazioni future. È questo il mio femminismo.
D: Abbiamo parlato della bellezza di essere single. Ma lei lo è?
R: No, ho una relazione con un uomo otto anni più giovane di me. E sto d'incanto.

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