30 Settembre Set 2016 1910 30 settembre 2016

«Che palle le donne con le palle»

«In futuro il potere sarà dell'universo femminile». Abbiamo parlato con Aldo Cazzullo del suo ultimo libro presentato a Montecitorio. «Il maschilismo? Lo insegnano le madri».

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Una ragazza con faretra e frecce. Davanti a lei lo skyline di una grande città. La copertina evoca già le eroine Fantasy che con il loro coraggio salvano il mondo.
C’è molto di questo senso meraviglioso dell’avventura e dello stupore per la forza femminile, nell’ultimo libro di Aldo Cazzullo: Le donne erediteranno la terra. Il nostro sarà il secolo del sorpasso (Mondadori, 2016).
L’inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera raccoglie racconti di grandi donne dalla storia - anzi dal mito - ai giorni nostri. E delinea un ’sorpasso’ nei confronti del genere maschile che, forse ottimisticamente, dovrebbe attuarsi in questo secolo. Il libro ha avuto una presentazione il 20 settembre a Montecitorio, nella Sala Regina (e non poteva essere altrimenti!). A partecipare all’evento, la ministra Maria Elena Boschi e la presidente della Camera Laura Boldrini. Che in quell’occasione ha ricordato il dislivello dei salari tra uomini e donne, e anche la violenza. «80 donne uccise dai loro uomini o ex dall’inizio dell’anno, una ogni tre giorni» e del «47% di femmine che lavorano contro una media europea del 60%». In platea, ad ascoltare, c’era anche Lucia Annibali, l'avvocatessa sfregiata con l’acido dal suo ex, che ora è stato condannato e sta in carcere.
Quando gli chiedo se nel titolo ha evocato il testo biblico «beati i miti perché erediteranno la terra» per omaggiare la mitezza - qualità generalmente femminile - o per provocare lui non ha dubbi: «Il termine provocazione è abusato. Ho preferito scrivere erediteranno perché più evocativo di conquisteranno, ma il senso è quello. Sono profondamente convinto che il potere in futuro sarà delle donne. La parola potere non è una parolaccia. Dipende dall’uso che se ne fa».

DOMANDA: Non le sembra che le donne in politica oggi debbano dimostrare di essere più  forti, «con le palle» - per usare una locuzione che non ama - più degli stessi uomini?
RISPOSTA: Sì, trovo che l’espressione «donne con le palle» sia infelice. Il problema è che in passato le donne per emergere dovevano necessariamente atteggiarsi da uomini. Addirittura vestirsi da uomini. Nel libro parlo di Giovanna D’Arco che si travestì da uomo per combattere e salvare la Francia. Un fatto che le valse il rogo, molto più delle accuse di stregoneria che caddero a processo. Fu arsa viva perché indossava abiti maschili.
D: Esiste un modello, uno specifico femminino, in politica?
R: Non ve n’è uno solo. Abbiamo tanti modelli all’estero, in Inghilterra, o in Germania, con la Merkel cancelliera già da un decennio. In Italia non ci siamo. Ma credo che presto il femminino sarà talmente presente da noi, che non ci faremo più caso se sono uomini, donne, belli, brutti, alla moda o meno. Sono convinto che le donne servano perché sono meno corrotte degli uomini. Mediamente meno corrotte, è ovvio che la corruzione ci sia anche tra di loro!
Le donne sanno guardare lontano, sanno sacrificarsi: pensiamo ai medici, o anche alle più grandi carceri penitenziarie, diretti da donne. Una cosa impensabile fino a pochi anni fa. Le donne che salvano il mondo le trovi già nei romanzi amati dalle ragazzine, dai fantasy stile Divergent a Hunger Games, dove c’è sempre una ragazza che salva il mondo. Perfino nei cartoni Walt Disney dell’ultimo decennio le principesse sono autonome e ribelli.
D: Secondo lei la società è pronta ad accogliere una via tutta femminile al successo?
R: Non del tutto pronta. L’Italia è ancora un Paese maschilista, ma attenzione: il maschilismo viene insegnato ai figli maschi dalle loro madri!
D: Da anni si parla di crisi del maschio occidentale. D’altro canto, la cronaca ci porta esempi di padri che sacrificano la carriera per i figli, di «mammi» e casalinghi intenti nelle faccende domestiche mentre le donne «coi pantaloni» prendono il loro posto, portando lo stipendio a casa. Non mi pare sia questo il modello ai cui sta guardando...
R: Farei dei distinguo: il fatto che i padri cambino i pannolini lo trovo sano e normale. D’altro canto la maternità fino a poco tempo fa era considerata in dovere, poi è diventata un ostacolo alla carriera. Ora si comincia a comprendere che è un punto di forza. E si inizia pure a capire che che si possono dare dei frutti di sé senza essere madri. Altro sono gli aspetti deteriori del maschio.
D: Per esempio?
R: Ho l’impressione che le donne si stiano stancando degli uomini un po’ troppo narcisi, che passano ore davanti allo specchio.
D: Nel libro parla di «generazione Hermione». Ci può spiegare meglio?
R: Hermione è senz’altro il personaggio più interessante della saga di Harry Potter. È una ragazza che anche fuori dal set dimostra una forza superiore al protagonista Harry Potter, scomparso dagli schermi dopo quel grande successo. Lei, Emma Watson, oggi è un’attrice di successo. Harry è talentuoso, è naturalmente il predestinato nel film. Hermione - la ragazza secchiona - mostra grinta, senso del sacrificio, e alla fine vince. La forza femminile è incredibile: nel libro racconto il mito latino sulla creazione dell’uomo. La dea Cura - donna - impasta il fango e forgia l’uomo. Poi Giove insuffla l’anima. Resta il problema di stabilire a chi appartenga la creatura. Alla fine viene stabilito che dopo la morte l’anima tornerà a Giove, il corpo alla Terra. Ma finché vivrà, l’uomo apparterrà a Cura, una donna.
D: Si è spesso discusso negli ultimi anni del fallimento del femminismo, di un'involuzione della condizione femminile. Crede ci sia del vero?
R: Nel libro non ne parlo. Femminismo, quote rosa, hanno avuto un ruolo importante in passato. Sono servite per arrivare dove siamo, per permettere alle donne di entrare nei consigli di amministrazione. Ma presto si riveleranno cose superate. Pensa che fino al 1975 la patria potestà era solo del marito, che per la Cassazione la poteva esercitare anche con mezzi coercitivi, vale a dire che poteva picchiare la moglie. E fino al 1981 esisteva il «delitto d’onore», per cui chi, tornando a casa, trovava la moglie con un altro uomo e l’ammazzava, non veniva nemmeno processato. E pensiamo ai femminicidi: non esistevano, nel senso che non esisteva neanche una parola che li identificasse come tali, e non facevano notizia. Certo, restano discriminazioni, ingiustizie. E violenze. Che non sono un problema delle donne; sono un problema di noi uomini, che dobbiamo isolare i violenti..
D: l'Italia è indietro rispetto ad altri Paesi. C'è una ricetta per superare il gap?
R: Non c’è una ricetta, basta lasciare che le cose facciano il loro corso. In Italia siamo maschilisti, è vero. Però siamo capitalisti, viviamo nel mercato. E il mercato richiede meritocrazia. E se guardiamo dentro le scuole, dove le ragazze sono le più brave…

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