19 Giugno Giu 2016 1000 19 giugno 2016

A casa di Canova

Un itinerario sulle tracce dell'artista e del collega Giorgione: tra capolavori e buon cibo.

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Tempio 2

Passare una sera a casa di Canova, fra le stanze che raccontano passioni, interessi e giornate di un grande artista. Ecco l’invito che ho ricevuto, accettandolo al volo, anche per la prospettiva di scoprire alla luce delle lanterne le statue dello scultore. E di vederle proprio come le vedeva lui, che, di sera, libero da incontri e impegni, andava da solo a fare il punto sui suoi lavori.
Così in tre ore e mezza di macchina da Milano arrivo a Possagno (TV), il paese d’origine di Canova, abbracciato dalle colline trevigiane, che regalano ottimi vini. Un voltone segna l’ingresso nel palazzo di famiglia: entro e fra gli interni arredati, con tanto di mobili, stampe, soprammobili, respiro il gusto di Antonio.

LA GIPSOTECA
Nella Sala degli Specchi, dove il padrone di casa riceveva ospiti e amici, accanto alle sue tele a olio sono collocati alcuni marmi rimasti invenduti nello studio romano, mentre nella camera in cui è nato il padre del neoclassicismo, oltre a strumenti da lavoro, trovo pareti foderate da disegni di statue, esposti come in un campionario che veniva presentato ai committenti. E in archivio lettere e documenti contabili raccontano l’attività febbrile dello scultore, particolarmente portato per il marketing. Mentre si sta facendo buio, attraverso il cortiletto di casa per raggiungere la gipsoteca, assieme alle guide che tengono in mano le lanterne guardo il riverbero delle torce accarezzare le statue, le terrecotte, i calchi e provo un’emozione fortissima, nello scoprire con questa luce il dietro le quinte delle opere custodite nei musei più gettonati del mondo. Anche perché seguo tutto l’iter che c’è dietro a tanti capolavori: Canova, quando aveva un’idea, la schizzava su un foglio, quindi la traduceva prima in un bozzetto, poi nell’argilla, su cui faceva colare il gesso. Infine, mantenendo le proporzioni dei gessi, scolpiva la versione in marmo.

IL TEMPIO
L’indomani scelgo di fare una sosta al Tempio a cupola progettato dallo scultore per il suo paese: si tratta di una struttura con frontone, dietro alla quale spuntano le colline, che raggiungo salendo una scalinata bianca e lunghissima.
Più tardi, alla ricerca di altre suggestioni, parto per Castelfranco Veneto (Tv), il centro natale di Giorgione, che con le mura medievali sembra uscito da uno dei suoi dipinti. Fra le vie, con diverse abitazioni nobiliari, ho l’impressione che questo borgo elegante sia come uno scrigno, che nasconde una sorpresa dietro l’altra.

IL DUOMO
La Casa Museo Giorgione ha sede nel palazzo che conserva l’unico affresco dell’artista, il Fregio delle arti liberali e meccaniche. Varcata la soglia, nella penombra si profilano via via ritratti, libri, strumenti scientifici, oggetti d’epoca. A pianoterra un multimediale spiega i segreti della celebre Pala con la Madonna il Bambino e i santi Liberale e Francesco, custodita nel Duomo, a pochi passi da qui, e al piano di sopra mi godo il silenzio dello studio. E nella sala principale ammiro il fregio di significato allegorico.
Poi entro nel Duomo: avevo messo in conto la bellezza della pala di Giorgione, fra le opere più significative del Rinascimento, ma nella sagrestia scopro una pinacoteca spettacolare, con affreschi di Veronese e opere di Palma il giovane e Jacopo Bassano. Quindi mi fermo vicino alle mura per un pranzo con prodotti del posto: All'Antico Girone fanno risotti speciali, con radicchio trevigiano, asparagi o porcini a seconda della stagione.

PAESAGGI, CIBO E MAGIA
Godendomi i paesaggi visti in tanti secoli di pittura veneta, mi sposto verso Asolo (Tv), il centro esoterico che con i suoi dolci declivi ha stregato personaggi come Eleonora Duse e Robert Browning. Arrivata nella piazzetta, l’occhio mi cade sull’albergo Al sole, con la terrazza dove l’attrice si fermava sempre per un tè. Faccio un salto al museo, per accostarmi al mondo della Divina, e seguo le vie che toccano la dimora della Duse, il castello ora diventato teatro, la Casa Longobarda, tappezzata di sculture, e Villa Freya, dove visse la scrittrice di viaggio Freya Stark. E per capire come Asolo abbia incantato intellettuali del calibro di Igor Stravinsky e Giosuè Carducci, che l’ha definita «la città dai cento orizzonti», salgo verso la Rocca sul Monte Ricco: da qui mi accorgo che il centro ha una sagoma simile a quella dello scorpione, segno legato all’alchimia. E mi spiegano che anche la fortezza, con i nove lati irregolari, richiama un numero cosmico ed è quindi ispirata all’esoterismo. Mi tocca partire, purtroppo, non prima di aver fatto tappa per un prosecco al Caffè Centrale di via Roma, un locale storico con arredi antichi.

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