14 Giugno Giu 2016 1433 14 giugno 2016

Quando il Vaticano bandiva Leopardi

Il 14 giugno 1966 fu soppresso l'Indice dei libri proibiti. Fino a 50 anni fa la Chiesa vietava gli scritti del poeta di Recanati. Ma anche quelli di Stendhal, Flaubert, Dumas e tanti altri.

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Sono passati 50 anni da quando la Congregazione per dottrina della fede ha soppresso l'Indice dei libri proibiti. Era il 14 giugno 1966: fu così abolito, dopo 408 anni, l'elenco di pubblicazioni vietate dalla Chiesa cattolica, voluto nel 1558 da Paolo IV e redatto dalla Santa Inquisizione (che poi nel tempo si è evoluta prima nel Sant'Uffizio e poi proprio nella Congregazione per dottrina della fede). L'Index librorum prohibitorum, questo il suo nome in latino, aveva lo scopo di ostacolare la possibile contaminazione della fede e la corruzione morale attraverso la lettura di scritti il cui contenuto veniva considerato dalla Chiesa non corretto sul piano teologico, se non addirittura immorale. La prima versione, l'indice paolino, è stato di gran lunga il più radicale e severo della storia: comprendeva circa mille libri, divisi in tre categorie. E prevedeva che, per leggere la Bibbia e il Nuovo Testamento in volgare, infine, fosse necessaria la licenza del Sant'Uffizio, in nessun caso rilasciata alle donne e a chi non conosceva il latino.

LE OPERE DA NON LEGGERE
Così, finirono nel mirino della Chiesa le opere di Erasmo da Rotterdam, Niccolò Machiavelli e Keplero, ma anche il Decameron di Boccaccio. Due le forme di controllo previste: la censura preventiva, che poteva concedere l'imprimatur ai libri redatti da cattolici su tematiche riguardanti la morale o la fede, e la condanna per volumi considerati offensivi. Il possesso di questi libri divenne il capo di imputazione più frequente nei processi per eresia. Durante il pontificato di Benedetto XIV l'indice fu rivisto e nel 1758 la Chiesa decise di eliminare, almeno, il divieto di lettura della Bibbia nelle lingue nazionali. E, se nel corso degli anni alcune opere furono rimosse dall'indice, ad esempio Sulle rivoluzioni dei corpi celesti di Copernico, De Monarchia di Dante Alighieri e I miserabili di Victor Hugo, nel 1966 erano ancora molti i volumi vietati dalla Chiesa, che in compenso non aveva mai proibito il Mein Kampf di Adolf Hitler. Nella gallery di LetteraDonna, ecco i più famosi.

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