27 Maggio Mag 2016 1447 27 maggio 2016

Sottomesse solo ad Allah

Nel suo libro Femmes de djihadistes (mogli di jihadisti), il giornalista Matthieu Suc mette in luce alcuni elementi sul ruolo delle donne nell'Isis. Tutt'altro che assoggettate, sostengono con fierezza i loro sposi.

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Nel suo libro Mogli di jihadisti, Matthieu Suc, giornalista di Mediapart, indaga sul ruolo di coloro che hanno unito il loro destino agli autori di attentati come quello a Charlie Hebdo e alBataclan. In un'intervista rilasciata a Grazia France, l'autore ha descritto alcuni degli elementi che è riuscito a raccogliere sul tema parlando con islamisti, agenti di polizia, giudici e leggendo i verbali di migliaia di processi e i fascicoli di sei inchieste. Naturalmente, racconta Suc, ha provato anche a incontrare le donne. Ma senza riuscirci: «Non parlano con gli uomini e non si fidano dei giornalisti. Inoltre, coloro che sono nella rete dei fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly possono avere paura di parlare a causa delle indagini giudiziarie in corso». Ecco alcuni degli elementi emersi dalla sua ricerca.

NON SONO SOTTOMESSE, NÉ MANIPOLATE
Pensare che le donne siano assoggettate ai loro mariti è un errore. Il fatto che portino il velo spesso dà di loro l'immagine di vittime. In realtà, sostiene Suc, sono sottomesse soltanto ad Allah. «Hanno tutte una storia. Hanno conosciuto altri uomini prima di sposarsi, hanno attraversato momenti difficili, delusioni. E poi hanno abbracciato la religione», ha affermato lo scrittore. Sottolineando che l'Islam radicale offre ai suoi fedeli una 'seconda opportunità': si possono cancellare, tramite la conversione, gli errori del passato.

LE 'REGOLE' DI COPPIA
La fede impone alla coppia un quadro di comportamento molto rigido. «Le donne vedono soltanto il loro marito o le mogli degli altri jihadisti e cambiano stanza quando arrivano altri uomini in casa». Ma la religione le protegge e anche gli sposi devono seguire le loro regole. Se, per esempio, viene tradita o aggredita, la donna non va al commissariato ma si rivolge ai suoi 'fratelli', che intervengono. Il marito, in ogni caso, rappresenta la 'virilità' ideale: in alcune intercettazioni telefoniche tra coppie emerge anche molta tenerezza.

IL RUOLO DI INCITATRICI
Suc sostiene che le donne non siano pericolose, «nel senso che non prendono le armi per commettere un attentato», ma possono avere un ruolo fondamentale come 'incitatrici'. Una ragazza di 19 anni e incinta da otto mesi, quando ha saputo che suo marito, membro del commando che ha attaccato il Bataclan, era morto, ha inviato un messaggio scritto in maiuscolo a sua madre: «Sono la moglie di un kamikaze!».

L'ONORABILITÀ
Infatti, nella vita terrestre, essere la compagna di un jihadista costituisce, per l'Islam radicale, un forte motivo di orgoglio e di vanto. Le mogli dei membri dello Stato Islamico godono di grande autorevolezza e sono seguite, anche sulle reti sociali, con grande deferenza.

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