11 Marzo Mar 2016 1840 11 marzo 2016

Breaditation, il pane come terapia

La psicologa inglese Gillian Levy ha ideato un format che unisce bread-making e meditazione: «Impastare è un gesto universale: vi spiego come un'azione così semplice può farvi stare bene».

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In un’epoca in cui ansie e nevrosi tendono a dilagare, rivalutare l’uso delle mani è un'idea da prendere in considerazione. Pensiamoci: in passato, quando le attività manuali erano parte della quotidianità e il pollice opponibile non serviva solo per impugnare l’Iphone, si era più sereni.
Partendo da questo presupposto, la psicologa inglese Gillian Levy ha ideato un format assai originale che unisce bread-making (panificazione) e meditazione: Breaditation (nome inventato dal nipotino della signora Levy).

IL BREAD-MAKING COME PROCESSO MEDITATIVO
Molto prima che la meditazione diventasse una moda, Gillian Levy aveva deciso di organizzare gruppi di meditazione all’interno del servizio sanitario, per aiutare quei pazienti che tendono a rimuginare in maniera eccessiva (il suo background è infatti quello di terapista del lavoro. Attualmente lavora come psicoterapeuta part time al National Health Service e privatamente).
Oltre all’interesse per la meditazione, la signora Levy ha sempre avuto amore per il cibo e la cucina: «L’idea del format ‘Breaditation’ è nata ascoltando un programma radio alla BBC dove ho sentito parlare di un’associazione per richiedenti asilo che organizzava corsi di bread-making», ha spiegato a LetteraDonna. «Erano visti come una terapia perché l'azione di fare pane è universale per tutte le culture e abbatte tutti i confini e le barriere. Ascoltando una poesia recitata alla radio sul bread-making ho realizzato il potenziale dell’atto di fare il pane come processo meditativo».

BREADITATION: UNA SESSIONE TIPO
Una tipica sessione di breaditation dura dalle 10 del mattino alle 16 per un gruppo misto di persone, dove il range va dalla tarda adolescenza alle età più avanzate. «Le donne tendono a essere più analitiche nel processo, gli uomini a volte sono disorientati ma in sostanza non ci sono grandi differenze tra i due sessi nell’approccio a quest’attività», spiega Gillian. La combinazione di diverse persone dà un appeal speciale al tutto. La psicologa accoglie i partecipanti nella sua cucina, nella convinzione che il cibo si apprezzi meglio con e grazie agli altri «dal momento di cucinarlo a quello in cui si vede il piacere nella faccia nel gustarlo. Non si tratta della sola esperienza dell’assaggio, ma di un’intera esperienza estetica».

L’IMPORTANZA DEL RESPIRO
Per chi non potesse volare a Londra per partecipare ai suoi corsi, Gillian spiega come trasformare anche a casa propria in un processo meditativo l’atto di fare il pane (ma anche una torta, dei biscotti, qualsiasi cosa richieda mani e pazienza in cucina): «Cominciate concentrandovi sulla respirazione. Provate due esercizi: 7-11, che consiste nell’inspirare contando fino a 7 e poi espirare contando fino a 11; respirazione alternata, che consiste nel chiudere una narice, inspirare dalla narice aperta, chiuderle entrambe ed espirare dall’altra, inspirare dalla stessa, chiuderle nuovamente entrambe ed espirare dall’altra narice».
Da provare anche il metodo della heart coherence, che serve per stimolare il cuore a mantenere un ritmo regolare: fate due respiri profondi e focalizzate l’attenzione sul respiro. Quando finite di espirare fermatevi per un secondo prima di ricominciare col prossimo respiro. Poi concentrate l'attenzione sulla regione del cuore per 10-15 secondi: immaginate di stare respirando attraverso il cuore e che ogni inspirazione di ossigeno stia nutrendo il vostro corpo e ogni espirazione stia eliminando negatività. Infine prestate attenzione al calore e al senso di espansione che si sviluppano dal petto.

IL SENSO DI REALIZZAZIONE
Dopo la respirazione si passa all’atto concreto di impastare. «È fondamentale essere pienamente consapevoli del nostro respiro e dei cinque sensi, di come il nostro corpo si sta muovendo, di come si percepisce l’impasto», spiega Gillian. «Notate se la mente si mette a vagare e riportatela indietro a ciò che state facendo in modo da essere pienamente presenti all’atto di fare il pane. Mentre la pasta riposa o mentre qualcosa sta cuocendo nel forno fate altri esercizi di meditazione o leggete alcune poesie che vi ispirano. Sperimentate anche il mindful eating, mangiando qualcosa di fatto in casa o bevendo un the o una tisana con attenzione e consapevolezza», suggerisce ancora. «Alla fine, ripercorrete mentalmente l’esperienza e le sensazioni che vi ha dato e apprezzate la gioia concreta di quanto avete prodotto con le vostre mani. È il senso di realizzazione la chiave di tutto».

Per informazioni sui prossimi appuntamenti di Breaditation potete seguire Gillian su Twitter @breaditation o scriverle a gilliancbt@gmail.com, nell’attesa della messa online del suo sito.

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