12 Ottobre Ott 2015 1740 12 ottobre 2015

Sessismo, quando la politica è unanime

«Sta zitta e va' in cucina», il nuovo libro di Filippo Maria Battaglia che ripercorre la storia del maschilismo in politica da Palmiro Togliatti a Beppe Grillo.

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L'Italia è uno dei Paesi più maschilisti d'Europa, dicono le statistiche. E la politica è uno degli ambienti in cui il sessismo è più diffuso. Nella classifica mondiale sulla parità di genere stilata nel 2014 ci troviamo ancora al 37esimo posto, dietro a nazioni come Bangladesh e Mozambico, e nel nostro Paese le sindache, giusto per fare un esempio, sono 789 contro 7.238 colleghi maschi.
L'ultimo episodio di una lunghissima lista risale solo al primo ottobre, quando i senatori Lucio Barani e Vincenzo D'anna hanno rivolto gesti sessisti in aula alla parlamentare del Movimento 5 stelle Barbara Lezzi, guadagnandosi cinque giorni di sospensione.
Si intitola Sta zitta e va' in cucina l'ultimo libro di Filippo Maria Battaglia - giornalista di Skytg 24 - «breve storia del maschilismo da Togliatti a Grillo».
È la storia degli insulti, delle discriminazioni e dei pregiudizi politici nei confronti delle donne. A cui prendono parte quasi tutti: i padri costituenti e Beppe Grillo, il Pci e Silvio Berlusconi, la Dc e i partiti laici, i piccoli movimenti e le grandi coalizioni. Quando si tratta di sessismo, la politica italiana diventa improvvisamente unanime. Nell’Italia repubblicana la crociata sessista arruola tutti: premier, segretari di partito, ministri, capi di Stato, giù giù fino all’ultimo portaborse sconosciuto.
«A casa sono le regine indiscusse, fuori le suddite sottomesse. Viste dalla politica, le donne italiane devono essere così. 'La moglie fa la moglie e basta', deve essere 'remissiva', ha molti doveri, pochi diritti e 'specifiche attitudini'. Se la donna è emancipata diventa subito di 'facili costumi', se è bella 'è per questo che fa carriera', se è brillante non può che essere 'abilmente manovrata'».

DA STORACE A BERLUSCONI
Gli esempi sono decine e decine e dagli Anni '40 a oggi le cose si sono evolute ben poco. Il 20 ottobre 1945 il presidente del Consiglio Ferruccio Parri commentò così l'appena introdotto diritto di voto alle donne: «Per sbagliare bastiamo noi». Era il 1994 quando Francesco Storace disse: «Lo sapete perché il Ppi rimane così piccolo? Perché ce l' ha in mano Rosy Bindi». «Le donne non ci devono scassare la minchia!», pronunciò in aula nel 2005 dal deputato siracusano Pippo Gianni (Ccd) durante la discussione sulle quote rosa nella Legge elettorale. Fino al 2014, quando Silvio Berlusconi definì la cancelliera tedesca Angela Merkel una «culona inchiavabile».

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