21 Settembre Set 2015 1353 21 settembre 2015

Quando l'uomo non si concede

La resistenza del maschio è l'ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli. Una riflessione sulle nuove relazioni di coppia proposte dal sesso forte e che le donne non capiscono ancora fino in fondo.

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Tra le tante scrittrici e pensatrici che, nel corso dell'edizione 2015 di Pordenonelegge, hanno messo a disposizione del pubblico i propri punti di vista, oltre che i propri libri, c’era Elisabetta Bucciarelli, scrittrice, drammaturga e intellettuale contemporanea. Sempre attenta a ciò che la circonda e con una visione democratica del pensiero, è fermamente convinta che questo debba essere condiviso con i lettori e, più in generale, con le persone. La sua ultima fatica, presentata proprio a Pordenone, è La resistenza del maschio (NN Editore, pp. 240, 13 euro), un romanzo che mette al centro la contemporaneità del rapporto tra uomo e donna, proponendo una visione nuova, una terza via ai modelli standard tra i due sessi. Non è un libro sul tema del genere, quanto piuttosto il ritratto di un Uomo (così la scrittrice chiama il protagonista lungo tutto il romanzo) che si nega, che cerca di muoversi all’interno di schemi reimpostati e manifesta tutte le difficoltà oggettive tipiche del maschio. Un uomo che propone anche un’assenza. Letteradonna.it ha cercato di capirci qualcosa in più, scambiando qualche domanda con la scrittrice subito dopo la presentazione del libro.

DOMANDA: Che tipo di maschio è quello del suo romanzo?
RISPOSTA: Vorrei che dal mio libro uscisse la figura di uomo che cerca di muoversi all'interno di questo momento sociale, ricco di difficoltà oggettive, difficoltà che sono tipiche di un maschio e che nascono anche da ciò che una donna, per sua natura, richiede: la, presenza, la famiglia, la protezione... Quello che descrivo è però un uomo alla ricerca di una terza via, di un modo di procedere diverso, che fa i conti non solo con la situazione attuale, ma anche con la sfera emotiva. Un punto irrisolto.
D: Quindi come descriverebbe questo tipo di uomo?
R: È un uomo di successo, quindi molto ingombrante, ma è anche un uomo che resiste e che propone un’assenza. Lo posso descrivere anche come un uomo amabile, ricco di esperienze e di pensieri, che involontariamente fa soffrire e che quindi tiene in scacco le donne.
D: A questo punto, che differenza c’è tra il maschio e l’uomo?
R: Con la parola maschio intendiamo le caratteristiche tipiche del sesso maschile, ovvero vivacità, reattività, aggressività e la capacità di farsi avanti nella vita. Guardando i bambini, ad esempio, ci si accorge della loro capacità di essere maschi, ovvero di incarnare quegli elementi considerati tipici. A un uomo, invece, chiediamo cose come la protezione, saper obbedire alle regole del vivere sociale, che prevedono la famiglia, i figli e tutta una serie di performance di responsabilità.
D: Il suo quindi è un libro che possono leggere anche gli uomini?
R: Devono leggerlo gli uomini. Ha un disperato bisogno di rivolgersi agli uomini. Gli uomini dovrebbero riconoscersi negli aspetti di questo uomo che racconto. Il mio è un ragionamento sulle parole del maschile, e sul disperato bisogno delle donne di comunicare con gli uomini. Cerco in qualche modo di mettere in comunicazione questi due mondi.
D: Da che esperienze nasce questo romanzo?
R: Mi sono documentata molto, in modo quasi antropologico. Ho fatto interviste, sentito uomini e frequentato i luoghi dove solitamente si muovono, anche banalmente nei campi di calcetto. Ma mi sono interessata molto anche ai rapporti nati sui social network, a quelle relazioni nate in Rete e rimaste in sospeso, magari durate per anni e terminate, ma che rimangono lì, perché la rete non permette di metterci fine.

D: E quali altri temi ne sono usciti?
R: Alcuni dei temi riguardano ad esempio le relazioni più difficili oppure la non-paternità dell’uomo, contrapposta alla caparbia volontà riproduttiva proposta dalle donne.
D: Come sono mutate secondo lei le dinamiche uomo-donna negli ultimi tempi?
R: Ho notato che esistono uomini in grado di proporre relazioni affettive con regole diverse da prima, sulla famiglia così come sulla convivenza, ma anche sulla sessualità e sulla localizzazione. In altri termini, non c’è più unità di spazio e luogo nei rapporti.
D: Quindi come stanno cambiando questi rapporti?
R: Stanno mutando in un modo che viene a volte equivocato dalle donne. Non capiscono che i contenuti, anche in una relazione a distanza, possono essere ugualmente forti. Le donne sono già cambiate, mentre gli uomini ci stanno provando: credo sia necessario osservare questo cambiamento. Le donne dovrebbero dimostrare uno spirito di accoglienza anche verso i modelli proposti dagli uomini di cui parlavo prima.
D: Anche lei deve fare i conti con questi modelli, come riesce dunque a conciliare il lavoro di scrittrice e quello di donna?
R: Questo libro è stato scritto in compagnia di un bimbo, mentre degli operai facevano dei lavori di ristrutturazione. Quindi, con ben nove maschi che mi giravano per casa, compreso mio marito che prende molto della mia esistenza. Diciamo che non ho mai avuto un po’ solitudine.
D: E quindi come ha fatto?
R: In realtà, questa condizione di gabbia virtuale in cui ero rinchiusa mi ha fatto bene, perchè nelle gabbie trovo libertà. Mi serviva però uno spazio di solitudine. Per me sono state delle singole ore che rivendico tutt’ora e utilizzo al meglio.
D: Lei viene definita un’intellettuale contemporanea. Le donne intellettuali hanno lo stesso spazio e la stessa considerazione degli uomini nella nostra società?
R: Guardi, il tentativo che faccio io e che fanno anche altre donne intellettuali è quello di porre buone domande, che è molto più difficile di dare buone risposte. È necessario secondo me spogliarsi della necessità di mostrarsi distanti dalle persone. Dobbiamo farci capire.
D: In che modo?
R: Le persone devono essere trascinate dalle storie e dalle idee che proponiamo. Le nostre sono parole che devono essere condivise, certamente senza abbassare il livello, ma bisogna trovare la giusta strada che ci permetta di fare appunto delle buone domande. È il nostro compito.

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