4 Giugno Giu 2015 1540 04 giugno 2015

La tivù è delle donne?

Dalla 'scoperta' del pubblico femminile negli anni '50 alla nascita di interi canali dedicati. Analisi e spunti nel libro di Cecilia Penati e Anna Sfardini.

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Dalla scommessa sul pubblico femminile negli anni '50 alla nascita dei primi canali women oriented, passando per la fioritura di nuovi spazi lavorativi davanti e dietro alle telecamere. La tv delle donne (Edizioni Unicopli, Milano, 2015), scritto da Cecilia Penati e Anna Sfardini, ricercatrici e docenti allUniversità Cattolica di Milano, e con una prefazione di Aldo Grasso, analizza il rapporto di reciproca influenza tra donne e televisione.

UNO SGUARDO AL PASSATO
Si parte da capisaldi della televisione generalista degli anni del boom, come La donna che lavora di Ugo Zatterin e Giovanni Salvi, 1959, uno degli esempi più interessanti di tv pedagogica, fino all'avvento della tv commerciale negli anni '70, con Fininvest che intuisce quanto è importante intercettare il pubblico femminile, un esempio su tutti Pomeriggio con sentimento e la Rai che presto si adegua, contrapponendo il suo Pronto Raffaella, guidato da Raffaella Carrà.

LA  CARICA DEI CANALI FEMMINILI
Real Time, La5, Fox Life, Diva Universal, La7d e Lei sono solo alcuni delle reti pensate per le donne negli ultimi anni. Una segmentazione netta del mercato che ha portato alla creazione, in parallelo, di canali per uomini, come DMax o Focus, ma anche alla fioritura di nuovi generi. Uno su tutti il factual entertainment, mix di reality, finzione, intrattenimento e gioco.

OPPORTUNITÁ DI LAVORO
Non solo pubblico: la tv ha anche aperto alle donne anche il mercato del lavoro. Negli anni si sono moltiplicate giornaliste, conduttrici, comiche, dirigenti. Un mondo dove , forse, il gender gap è meno evidente che in altri.

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