25 Maggio Mag 2015 1717 25 maggio 2015

La femminista è sexy. O no?

Secondo Polly Vernon le donne devono imparare a non giudicarsi a vicenda. Ma è sufficiente?

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«Prendendo coscienza dei condizionamenti culturali, di quelli che non sappiamo, non immaginiamo neppure di avere, potremmo scoprire qualcosa di essenziale, qualcosa che cambia tutto, il senso di noi, dei rapporti, della vita» - Carla Lonzi

Essere femministe è importante, sì, ma non bisogna dimenticarsi di avere stile. Parola di Polly Vernon, giornalista inglese alle prese con la pubblicazione di un libro già accolto come controverso dalla stampa britannica: Hot Feminist, Modern Feminism With Style Without Judgement, di Hodder & Stoughton, disponibile su Amazon dal 21 maggio 2015.

LA TEORIA DEL NON-GIUDIZIO
È bastato un estratto del libro pubblicato sul Times Magazine per far nascere il dibattito su cosa significhi essere femminista al giorno d’oggi. Polly Vernon ha le idee chiare: sì alla ceretta brasiliana, sì alla dieta per dimagrire, e sì ai vestiti provocanti. Una vera femminista del 21esimo secolo non ha più bisogno di imbruttirsi per essere presa sul serio. E c’è di più: il vero femminismo oggi, secondo Polly, consiste nel non giudicare. Non giudicare la passione per la moda, o l’essere vanitose, e soprattutto essere onesti quando nel gioco del giudizio ci si cade, anche pesantemente. Quando si è gelose dell’amica che si ingozza di cibo ma resta magra, e di quella brava negli sport e per questo adorata da tutti i maschi fin da quando eravamo bambine, e quella che guadagna un sacco di soldi, e quella che ha due figli stupendi e un marito adorabile.
Il vero femminismo, insomma, è quello del non-giudizio, soprattutto tra donne.

UOMINI E DONNE: SIAMO UGUALI?
Già la grande femminista italiana Carla Lonzi teorizzava che le donne non potessero combattere il sessismo semplicemente facendo propri obiettivi che erano storicamente maschili (vedasi il 'fare carriera' in primis). Un concetto, questo, che poteva funzionare qualche anno fa. Oggi, invece, la questione femminista, forse la viviamo in modo un po’ diverso. Il fatto è che è 'ovvio' che siamo uguali agli uomini. Così siamo state cresciute, così ci hanno insegnato – siamo tutti uguali, facile, no? È 'ovvio' che ci interessi badare al nostro aspetto fisico, che vogliamo piacere e avere stile. Non per questo ci sentiamo meno importanti, più discriminate. Lo fanno anche gli uomini dopotutto,  avete mai sentito parlare dei metrosexual?

FEMMINISMO È BELLO
La pensa così anche Polly Vernon. «Che tipo di femminista sono ora?» ha scritto nel libro. «Una femminista depilata, fissata con la moda, contraria alle rughe, conscia del proprio peso». E ancora: «Il femminismo oggi si definisce più che altro in quello che 'non dobbiamo fare', in quanto femministe». E invece, il manifesto della Hot Feminist è fatto di tutto quello di cui non ci dovrebbe importare – non perché in quanto donne ma perché proprio chissenefrega.

CIÒ CHE DAVVERO CONTA
Nessun giudizio, nessuna importanza: chissenefrega se gli uomini ci aprono la porta per farci passare, e se il fisico delle modelle sulle riviste patinate è photoshoppato ai limiti dell’impossibile, e se le donne vengono rappresentate o meno nei dibattiti politici televisivi, e se i media commentano sull’ultimo vestito della, forse, futura presidente degli Stati Uniti Hillary Clinton, o di Angela Merkel, o di Federica Mogherini. Ciò che importa, scrive piuttosto Polly, è la differenza di salario tra uomini e donne nella stessa posizione di potere, l’avere accesso all’aborto sicuro e legale, e il non venire violentate in mezzo a una strada solo perché si indossa la propria minigonna preferita.
LE RADICI DELLA DISCRIMINAZIONE
Quello di cui forse Polly Vernon non si rende conto in questo suo manifesto della Hot Feminist, e una giornalista del Guardian glielo ha fatto notare apertamente in un articolo di commento al libro, è che aborto, salari e stupro sono tre temi legati a doppio filo alle modelle photoshoppate sui magazine, e alle quote rosa in politica; persino, applicando la questione femminista all’Italia, all’assurda richiesta (tutta italiana) di mettere una foto sul proprio curriculum per certificare la 'bella presenza'.

NON CE NE ACCORGIAMO
Ciò che forse sfugge a Polly Vernon è che essere una Hot Feminist può funzionare per alcune di noi, nate e cresciute in società occidentali, in famiglie di larghe vedute e nel relativismo della cultura e della religione. A noi che non piace definirci femministe perché lo stesso concetto di femminismo implica in sè una discriminazione delle donne che non sentiamo di vivere sulla nostra pelle. E invece la realtà è che la viviamo senza accorgercene, in quanto condizionamento culturale di cui non ci rendiamo neppure conto finché non ci investe in tutta la sua sorprendente potenza. Per tutte le volte in cui non ce ne fregheremo di chi paga il conto a un appuntamento galante, ce ne saranno altrettante in cui durante un colloquio di lavoro ci verrà chiesto se abbiamo intenzione di avere figli nel prossimo futuro, e in cui questo sarà una discriminante per un’eventuale assunzione.

FACILE A DIRSI
Oggi, anche per noi cresciute nell'illusione della parità, la teoria del non-giudizio purtroppo non basta. Perché se ci guardiamo dentro fino in fondo, tra un'insalata di quinoa in più e una modella oversize da sbattere in copertina per ovviare a un senso di colpa secolare, ci accorgeremo di non essere in grado di applicarla. Nemmeno noi, hot feminist di oggi.

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