La storia 5 Marzo Mar 2015 1807 05 marzo 2015

Petronilla, femminista ante litteram

Quando le donne facevano al massimo le maestre, lei aveva due lauree e due rubriche sul Corriere.

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Le voci di Petronilla

Petronilla. Tutti giovedì riceveva a cena, provava le ricette che pubblicava su La Domenica del Corriere.

Donna, stimata professionista, e cuoca sopraffina. Oggi ci interroghiamo ancora su com’è possibile far tutto, conciliare casa e lavoro. Ma all’inizio del Novecento Amalia Moretti Foggia aveva trovato la soluzione in una volontà incrollabile, capace di aggirare gli ostacoli. Così, quando le dissero che nessuno avrebbe mai accettato consigli da un medico donna accettò di firmarsi con uno pseudonimo. Dal 1929 al 1947 tenne su La Domenica del Corriere la rubrica «Il parere del medico», firmata dal Dottor Amal. Ma contemporaneamente era Petronilla, la donna che forniva preziose ricette che le nostre nonne ritagliavano e custodivano gelosamente.
«È riuscita a dimostrare che si può essere colte, solidali con le altre donne e anche capaci di stare in cucina», ha detto a Letteradonna.it Roberta Schira, autrice con Alessandra De Vizzi del libro Le voci di Petronilla (Salani; 304 pp.; 16,80 euro). «Il suo era un femminismo moderno, che ancora oggi è attualissimo».

La copertina del libro 'Le voci di Petronilla'.

DOMANDA: Un tempo la cucina era il luogo in cui le donne venivano “relegate”, oggi ci si sta con orgoglio. Come Petronilla, appunto.
RISPOSTA: Le donne oggi cucinano molto di più, perché hanno scoperto che fa bene, c’è grande attenzione per il rituale del cibo. Petronilla è stata una donna rivoluzionaria, una delle prime donne medico in Italia. Ma questo lo ignora anche chi la conosce, io stessa ci sono arrivata attraverso La domenica del Corriere.
D: Cosa la rende così moderna?
R: Aveva due lauree, una in scienze naturali, l’altra in medicina, con una specializzazione in pediatria. In un'epoca in cui le donne facevano al massimo le maestre e sartine.
D: Era femminista?
R: A modo suo. Era amica di Anna Kuliscioff, di Sibilla Aleramo, di Ada Negri, curava gratis, volontariamente, nella Poliambulanza di Porta Venezia a Milano le donne che erano rimaste sole perché i mariti erano in guerra. Era una sorta di suora laica: il suo modo di essere donna, di essere femminista era quello di aiutare le altre donne.
D: Ancora oggi, la solidarietà femminile è rara.
R: È vero che nei momenti di bisogno le donne ci sono, ma nel mondo del lavoro le donne più grandi non aiutano mai le donne più piccole. Non c’è solidarietà, guardiamo oggi ai fatti di cronaca, con ragazzine che hanno moti di violenza incredibili nei confronti delle coetanee. C’è ancora molto da fare.
D: Petronilla può essere un esempio?
R: Assolutamente, è una grande donna che ce l’ha fatta a diventare qualcuno. Oggi i modelli sono le star, ma non farei leggere ai miei figli le loro biografie.

La scrittrice Roberta Schira.

D: Per affermarsi professionalmente ha dovuto ricorrere a qualche sotterfugio.
R: La rubrica di consigli medici era firmata dal dottor Amal perché, le disse il direttore, nessuno avrebbe mai preso in considerazione di una donna. Lei racconta anche un episodio simile in una lettera al padre che abbiamo trovato nel memoriale di lui, a Mantova.
D: Cioè?
R: Terminata la specializzazione a Firenze, con gli ultimi soldi rimasti si compra un cappellino e prende un biglietto di terza classe per raggiungere la Kuliscioff e le altre neofemministe a Milano, che avevano promesso di aiutarla. Per un disguido arriva un controllore e la sposta in una classe superiore, dove inizia a parlare con altre donne. Quando le chiedono quale fosse il suo impiego risponde: 'Io sono medichessa' e la dama di fronte a lei replica: 'Medichessa? Morirai di fame'.
D: Quanta strada abbiamo fatto da allora?
R: Tanta, però ancora tanta dev’essere fatta. Essere mamme e lavoratrici è ancora difficile, ci sono ancora pochi aiuti.
D: La parità tra i sessi quindi è ancora lontana?
R: Dal punto di vista pratico, sì. Dal punto di vista teorico dobbiamo capire che non siamo uguali, siamo diversi, e che la diversità non è un pericolo, al contrario di quello che comunemente pensiamo in ogni ambito.
D: Che direbbe Petronilla?
R: Che bisogna essere padrone di se stesse, il che non significa fare gli ometti con il tailleur e la 24 ore se non vuoi, e nemmeno essere obbligata a firmar carte in cui promettevi di non rimanere incinta.
D: E la cucina?
R: Lei diceva che  con un bel pranzettino si risolve tutto, ed è vero. Stiamo riscoprendo il potere unificante della convivialità, che conquista gli altri animi. Se vuoi tenere insieme la tua famiglia mangiare insieme almeno una volta la settimana è importante, non importa quello che c’è nel piatto: basta stare insieme.

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