RICERCA 25 Febbraio Feb 2013 1352 25 febbraio 2013

Influenza, quando l'antibiotico non serve

Il farmaco è utile solo in caso di polmonite. Lo rivela uno studio Uk. Che evidenzia gli effetti collaterali.

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Influenza.

Uno studio Uk indica che l'antibiotico è efficace solo in caso di polmonite.  

Getty Images/iStockphoto

Quando il naso comincia a chiudersi e la gola a bruciare, un campanello di allarme si accende in ogni donna. Quante si possono permettere di restare a letto tre o quattro giorni, mettendo da parte impegni di lavoro, casa e famiglia? Così, non appena il termometro sale, si corre subito ai ripari, assumendo farmaci antinfluenzali o un antibiotico prescritto dal medico curante, per debellare il più in fretta possibile l'incombere della malattia. E non è tutto, perché per il 64% delle donne (secondo uno studio di Astraricerche presentato a fine gennaio 2013) il medicinale deve fare effetto entro due ore, per ritornare subito a essere operative. Ma se non si individua con precisione il male da curare, l'antibiotico può avere effetti indesiderati.
INFLUENZA VIRALE O BATTERICA?
Anche se nella maggior parte dei casi sono i virus a causare fastidi alle basse vie respiratorie, «i sintomi non permettono di distinguere le infezioni virali da quelle batteriche, ben più gravi», spiega Francesco Blasi, direttore della Broncopneumologia della Fondazione Ca’ Granda Policlinico di Milano e presidente della European Respiratory Society (ERS). Ma spesso vengono prescritti antibiotici senza fare alcuna distinzione e senza considerare che, per loro natura, sono efficaci solo contro le infiammazioni del secondo tipo.
REAZIONI INDESIDERATE
Ora uno studio internazionale ha scoperto che l’antibiotico più prescritto, l'amoxicillina, in realtà non è molto utile se non c'è un reale sospetto di polmonite; anzi, gli effetti collaterali del farmaco superano i benefici della cura. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica 'The Lancet Infectious Deseases e firmata da Paul Little dell’Università di Southampton (Regno Unito) e da diversi ricercatori internazionali, incluso Blasi, è stata condotta su 2 mila pazienti con un’infezione alle basse vie respiratorie, ma senza sospetto di polmonite. Metà di loro è stata trattata con l’amoxicillina, l’altra metà con un placebo. I risultati dimostrano che la prima rendeva meno probabile l’insorgere di nuovi sintomi o il peggioramento dei vecchi, però in diversi casi provocava reazioni indesiderate, inclusi nausea, rash cutanei o diarrea.
SE IL MEDICO SBAGLIA
Per questa ragione «non è giustificato un uso indiscriminato di antibiotici dato che a volte le reazioni indesiderate superano i lievi benefici», spiega l'esperto. Oltretutto si corre «il rischio di accentuare la cosiddetta antibiotico-resistenza», nella quale i farmaci diventano inefficaci contro nuove problematiche. «È importante precisare che il trattamento antibiotico è comunque fondamentale in casi selezionati, per cui servono nuovi studi per identificare i pazienti che ne hanno davvero bisogno. I medici di base dovrebbero astenersi invece dal prescrivere questo farmaco quando non c'è sospetto di polmonite», conclude Francesco Blasi.

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