SOS EDUCAZIONE 6 Dicembre Dic 2012 1744 06 dicembre 2012

Mamme, difendetevi dai bimbi-tiranni

Lassismo e paura di non essere amati dai propri figli. Che perdono i riferimenti. E diventano aggressivi.

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Una sgridata ogni tanto non farà di voi dei genitori-mostri.

Getty Images/Wavebreak Media

Piccoli tiranni crescono, nelle nostre case. Bambini deliziosi finché li si compiace in ogni esigenza, ma aggressivi e dispotici non appena li si obbliga a fare qualcosa di diverso dalle loro aspettative. Sono i “bimbi-tiranni”. È questo il termine coniato da alcuni pedagogisti davanti a famiglie in cui la figura genitoriale appare sempre più “ammaccata” dai comportamenti di figli del tutto insofferenti alle regole.
DIFFICOLTÀ A CONTENERE LA RABBIA
Nei casi più gravi, come accaduto in Olanda, questa rabbia può scatenare tragedie: lo scorso 4 dicembre, un gruppo di ragazzini di una squadra di calcio, al termine di una partita di calcio in cui aveva perso, se l’è  presa con il guardalinee, pestandolo a calci e pugni e provocandogli una commozione celebrare e poi la morte. Un caso estremo, è vero, ma indicativo della difficoltà delle nuove generazioni di contenere la rabbia e gestire la frustrazione.
FAME DI ATTENZIONE ED EDUCAZIONE
Gli educatori concordano nel ritenere che il bambino-tiranno è figlio dell’educazione lassista e permissiva oggi di moda: non conosce rimproveri o punizioni perché nessuno ha la voglia, il coraggio o la tenacia di seguirlo. E così tende a comportarsi in modo libero, a volte sconsiderato, assumendo egli stesso il ruolo di comando che è stato reso vacante dai genitori. I bambini-tiranni sfogano nella loro aggressività una disperata fame di attenzione, di educazione e di misura che nessuno vuole dargli.
L'ULTIMA PAROLA SU TUTTO
Come si riconoscono questi bambini? Semplice: sono loro ad avere l’ultima parola sui genitori o sugli adulti che li accudiscono. Discutono e vogliono imporre la loro volontà anche su cose che non dovrebbero riguardarli, come decidere che cosa si mangia per cena, quali abiti indossare, dove e per quanto tempo bisogna uscire e così via, di pretesa in pretesa. La totale insofferenza per qualsiasi limite posto dagli adulti conduce, nei casi più gravi, anche a comportamenti aggressivi o addirittura pericolosi, come avvenuto sul campo da calcio di Olanda.
GLI ERRORI DA EVITARE
Esistono veri e propri errori educativi che i genitori devono evitare: «Quello principale? Volersi fare amare dai figli a tutti i costi», risponde, con una battuta provocatoria, Aldo Naouri, noto psicopedagogista francese autore del saggio Piccoli tiranni (non) crescono (Codice edizioni), manuale di educazione a uso e consumo dei genitori di oggi. Il libro, accusato di promuovere un eccessivo autoritarismo nei confronti di bambini molto piccoli, continua a far discutere, nonostante sia uscito in Italia lo scorso anno.
CI PERDONO TUTTI
«Affermo semplicemente che non bisogna riempire i bambini di regali, vestiti, oggetti. Non bisogna vezzeggiarli e assecondarli come se le loro esigenze fossero sempre quelle più importanti di tutti, trattandoli come fossero l’unica meraviglia del mondo», spiega Naouri, «Questo atteggiamento crea tre perdenti in casa. Le prime a perdere sono le mamme, che cadono nel baratro di una maternità senza fine, sviluppano un attaccamento morboso nei confronti dei figli, dimenticandosi di essere anche mogli e donne dotate di una vita propria. Perdono poi i padri: abdicano al loro ruolo di guida autorevole per un atteggiamento “più morbido” e accondiscendente molto simile a quello delle madri, cosa che non aiuta il bambino a distinguere la diversità dei ruoli genitoriali. E i bambini? Ebbene, cominciano a non capirci più nulla. Questa confusione genera in loro un’angosciosa paura del futuro che li spinge a comportarsi in modo aggressivo e dispotico solo per attirare l’attenzione di genitori incapaci di impartire loro le giuste regole».
LA SGRIDATA NON GENERA "MOSTRI"
Una sgridata dopo un comportamento scorretto, un castigo (ad esempio l’allontanamento momentaneo nella cameretta) o una punizione (come togliere per un giorno il gioco preferito) non rendono i genitori dei mostri agli occhi del loro bambino: «Gli adulti devono imparare a gestire il conflitto con i propri figli e a non temerlo. Le regole in casa devono essere poche, chiare e adeguate all’età del bambino. Bisogna poi essere coerenti: mamma e papà devono avere una condotta comune e i singoli genitori devono impegnarsi a mantenere le promesse fatte, non minacciare severe punizioni che poi puntualmente non sono messe in pratica. Questo genera confusione nella mente del bambino», spiega Naouri.
IMPARARE A SENTIRSI DIRE DI NO
Il castigo (ad esempio il divieto di vedere la tivù per un pomeriggio) deve avvenire contestualmente all’episodio che si vuole stigmatizzare e senza incattivirsi: l’adulto deve, con voce ferma ma pacata, dimostrare di avere sempre il controllo della situazione. In una società sempre più dedita ad assecondare il piacere (dei grandi e dei piccoli), imparare a gestire le frustrazioni, a sentirsi dire dei no, ad avere dei limiti da non valicare pare impossibile. È invece questo il delicato compito cui sono chiamati i genitori di oggi.

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