22 Marzo Mar 2018 1105 22 marzo 2018

Il monologo femminista di Paola Cortellesi ai David di Donatello 2018

Rispetto al siparietto sulle donne del festival di Sanremo è un grande passo avanti. Come il discorso sui ruoli stereotipati di Jasmine Trinca. Ma non basta.

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Paola Cortellesi David Donatello 2018

«È impressionante vedere come nella nostra lingua alcuni termini maschili se declinati al femminile assumono improvvisamente un altro senso, diventano un luogo comune, un luogo comune un po' equivoco. Che poi a guardar bene è sempre lo stesso: un lieve ammiccamento verso la prostituzione. Un cortigiano è un uomo che vive a corte, una cortigiana è una mignotta. Un massaggiatore è un fisioterapista, una massaggiatrice è una mignotta».

LE FRASI STEREOTIPATE

Si è aperta così, con un monologo sulle declinazioni al femminile e il loro rispettivo significato sociale, il monologo di Paola Cortellesi alla 63esima cerimonia dei David Di Donatello (qui tutti i vincitori).
Insieme all'attrice che nel suo discorso ha citato Non se ne può più di Stefano Bartezzaghi sono poi salite sul palco anche Jasmine Trinca, Giovanna Mezzogiorno, Isabella Ragonese, Claudia Gerini, Serena Rossi e Sonia Bergamasco che come un grido hanno ripetuto le frasi che spesso ritornano quando donne sono vittime di violenza come «Se l'è cercata» o «Com'eri vestita?». Un inizio all'insegna del #MeToo che francamente ci aspettavamo dopo che le attrici, la mattina della premiazione, avevano incontrato Sergio Mattarella che le aveva invitate al Quirinale dopo la loro lettera-manifesto contro le molestie firmata da 120 donne dello spettacolo a inizio febbraio, Dissenso Comune.

«VISIBILI PER TUTTE LE ALTRE DONNE»

E targate Dissenso Comune erano anche le spillette sugli abiti e le giacche di attori e attrici, da Giovanna Mezzogiorno ad Alessandro Borghi, contro le diseguaglianze e gli abusi. «È bello essere appoggiati e sostenuti da gran parte del mondo maschile di questo ambiente», ha detto la Cortellesi, candidata come attricre attrice protagonista per Come un gatto in tangenziale, che non ha ottenuto la statuetta. «Quello che stiamo portando avanti con le richieste fatte anche al presidente della Repubblica che ci ha ascoltato con attenzione, e per questo lo ringraziamo, sono rivolte al mondo dell'insegnamento, del lavoro, a tutte le donne e tutte le categorie di lavoratrici. Noi ci facciamo portavoce perché abbiamo la possibilità di essere visibili e ascoltate e la usiamo». Antonio Manetti, che insieme al fratello Marco ha dominato nel numero di nomination, 15, con Ammore e malavita (che ha vinto come miglior film), ha spiegato sorridendo: «Noi temiamo di avere un pregiudizio contrario, ci fidiamo poco degli uomini, e abbiamo una troupe composta quasi esclusivamente da donne. Ogni uomo che è entrato nel nostro gruppo ha dovuto faticare. La speranza è che questa spilla come questo momento storico porti un cambiamento culturale».

IL DISCORSO DI JASMINE TRINCA

Un momento molto bello e femminista della cerimonia è stato il discorso di Jasmine Trinca durante la premiazione come miglior attrice protagonista per Fortunata di Sergio Castellitto: «Da piccola il maestro Antonio alla recita mi ha fatto fare il lupo e al miniclub il ruolo di Nino Frassica invece che la ballerina di Cacao Meravigliao e quando ho chiesto perché non potevo fare la ballerina mi è stato detto: 'Tu puoi fare tutto'. E io spero che i valori del femminile non stereotipato che mia mamma mi ha trasmesso vadano a mia figlia Elsa». Jasmine ha dedicato il premio e lei e alla madre.
«Fortunata ha una storia bellissima e lunga iniziata quasi un anno fa a Cannes. Sono ancora molto legata a quel personaggio, e a tutte le persone con cui ho lavorato nel film, stasera è come se si chiudesse un cerchio», ha detto l'interprete romana che indossava un completo nero con sul retro della giacca l'immagine di un'altra paladina delle battaglie delle donne, Angela Davis: «Destino ha voluto che Miuccia Prada facesse una collezione sulle femministe, non ci poteva essere anno più giusto».

ASIA ARGENTO, INNOMINATA COME AL SOLITO

Le critiche però non sono mancate. Certo, l'apertura della cerimonia sulla grammatica al femminile e gli stereotipi sulle donne sono stati un grande passo avanti rispetto per esempio al siparietto sul palco del Festival di Sanremo con Michelle Hunziker, non c'è che dire. Ma si poteva comunque fare meglio: perché, come successo agli Oscar e ai Golden Globe, non sono state citate coloro che hanno denunciato un sistema marcio - Asia Argento, Rose McGowan e Ambra Battilana - mettendoci la faccia, e innescando tutto quello che è successo dopo. Perché non fare nomi e cognomi, perché non essere solidali? Forse perché la Argento si è schierata contro Dissenso Comune, una lettera che ha giudicato vaga, contro un sistema maschilista ma che ha scelto di non puntare il dito contro nessuno? Qualcuna se lo è chiesta sui social, oltre a lei stessa. E qualcun altra, come Selvaggia Lucarelli, ha tacciato le attrici di ipocrisia: nessuna attrice in Italia ha denunciato, ma fare i discorsetti sulle donne ci piace lo stesso.

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