Festival Sanremo 2018

Festival di Sanremo 2018

11 Febbraio Feb 2018 1312 11 febbraio 2018

I tweet della finale di Sanremo 2018

Alla quinta serata del Festival arriviamo stanchi, stanchissimi. Favino incanta con il monologo sui migranti, Baglioni vorrebbe cantare anche durante la premiazione, Pausini convince e Impacciatore inciampa.

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Impacciatore 2

Diciamoci la verità, arrivare fino a qui è stata durissima e le quattro giornate sulle nostre spalle si sentono tutte. Ma Sanremo è Sanremo e va onorato fino alla fine. La serata conclusiva è quella che decreta il vincitore finale, la sensazione è di sapere già chi sarà, è come se ci fossimo auto-spoilerati da martedì a sabato. Intanto si comincia recuperando l'esibizione del vincitore delle Nuove Proposte, Ultimo. Poi tocca ai conduttori e stavolta è Michelle Hunziker a vincere la gara di eleganza con Pierfrancesco Favino, che avrà modo di rifarsi nel corso della serata.

Dando per scontato la vittoria di Meta e Moro, la vera questione è che si piazzerà sugli altri due gradini del podio, e soprattutto: riuscirà Baglioni a chiudere tutta la sua discografia con i duetti in scaletta per questa serata conclusiva?

Luca Barbarossa è il primo big a esibirsi. Il suo brano piace, ma sono già cinque sere di sale e francamente cominciamo a temere tutti per la sua ipertensione.

Il brano di Red Canzian è stato invece uno dei più massacrati dal web, paragonato a una sigla di cartone animato giapponese. Eppure qualcuno ammette di gradirlo, apprezziamo il coraggio.

Frida non sarà un capolavoro, ma quel Mai Mai Mai ti entra in testa, e poi questi The Kolors sono proprio dei ragazzi puliti e ci tengono a dircelo. Dall'inizio del Festival ci aggiornano quotidianamente sui bagni di Alex, il batterista. Scusate, ci ho provato con tutto me stesso a trovare un tweet migliore, ma vi assicuro che se cercate Sanremo2018-The Kolors su Twitter il 90% dei cinguettii provengono dalla band stessa...

Vi ricordate la telefonata di Laura Pausini che qualche sera fa aveva avvisato di non poter salire sul palco per via della laringite? Ecco, non le è passata per niente, ma Laura è Laura e una promessa è una promessa. Così si presenta sul palco visibilmente giù di voce e la raschia tutta fino al fondo del barile per tirar fuori tre esibizioni degne di nota. Chapeau.

Sì sì, lo so, la loro canzone stavolta è veramente difficile da ascoltare, è un'autocelebrazione fine a se stessa e poco brillante, non è degna della loro carriera e delle loro precedenti apparizioni al Festival, ma l'avete capito che è stata l'ultima volta che abbiamo ascoltato Elio e le Storie Tese a Sanremo? L'avete capito e non vi è scesa nemmeno mezza lacrimuccia? Allora siete delle brutte persone.

Per un curioso scherzo del destino, dopo Elio tocca a Ron, che nel 1996 'scippò' la vittoria alla band milanese con Vorrei incontrarti fra 100 anni. Di anni ne sono passati 22 e Ron stavolta canta Dalla, come tante volte nella sua vita ma con un significato diverso. E Dalla sembra davvero di sentirlo. E questo è un bel brano, diavolo se è un bel brano.

Così bello che ce n'è solo uno più bello. Perché La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno dei Gazzè bros lascia di pietra (va bene, questa è brutta), più o meno così.

Ora, ci sono canzoni che cogli dal primo ascolto, altre che invece all'inizio non ti dicono niente e poi all'improvviso ti colpiscono come un ceffone piazzato a sorpresa. Annalisa, per esempio, pare essersi tenuta la voce dentro per la finale, e ne è valsa la pena.

In questo Festival ci sono brani belli, brani meno belli, brani brutti. Poi c'è Renzo Rubino che sta fuori da ogni categoria: un imbucato alla festa.

La quota musicalmente colta di Sanremo 2018 è affidata ai Decibel. Citano Bowie ma soprattutto tirano fuori un brano articolato e complesso.

Elegante e raffinato è invece il pezzo di Vanoni, Bungaro e Pacifico, con un testo profondo e ben scritto. Anche loro meriterebbero un posto dalle parti del podio.

Non lo merita Giovanni Caccamo. Fino al venerdì pensavamo fosse colpa della canzone, poi l'ha cantata Arisa e abbiamo scoperto che no, il problema è proprio Caccamo...

Lo Stato Sociale se ne frega di cantare bene, sale sul palco a fare caciara. Oh, Gabbani ci ha vinto nel 2017 con questa tattica, solo che Gabbani prende più o meno tutte le note, questi fanno fatica a beccarne una. Divertenti sono pure divertenti, ma l'effetto che fanno è bipolare.

Facchinetti e Fogli invece non divertono, anche il Roby nazionale è diventato un meme a forza di «muaaaaari» e «cuaaaaaare». Il loro è comunque uno dei pezzi più brutti del Festival, fosse il più brutto. Saaaale, cuaaaare, muaaaaare.

Che bello invece è il brano di Diodato e Roy Paci? Sì, c'è da dire che se qualcuno leggesse la lista della spesa accompagnato dalla tromba di Roy Paci sarebbe comunque un brano più gradevole di tanti altri portati al Festival, ma ragazzi, questo è pure un bel testo.

Ora, un calcolo approssimativo ci dice che abbiamo passato davanti alla televisione le ultime 4 sere e mezza, per un totale di 18 ore. Siamo stanchi, ci hanno costretto a sentire cantare 10 volte i Pooh, Baglioni ha duettato persino con lo stagista di produzione, iniziamo a chiederci chi ce l'ha fatto fare. Poi arriva Favino a ricordarcelo. Per 4 minuti riempie il palco di emozione e talento interpretando il monologo La notte poco prima della foresta del drammaturgo francese Bernard-Maria Koltès. Noi vediamo Favino, ma quello sul palco c'è un giovane straniero solo e bistrattato dalla società. Le lacrime con cui arriva in fondo non sono realistiche, sono vere. È la cosa più bella vista a questo Festival, forse la cosa più bella vista negli ultimi dieci anni di Festival, ed è seguita da Mio Fratello che Guardi il Mondo cantata da Fiorella Mannoia. Semplicemente straziante.

Il problema è che la gare riprende e si riabbassano i toni con una delle grandi delusioni di quest'anno. Da Nina Zilli, dalla sua voce e dalla sua classe, ci si aspettava decisamente di più. Il brano ha un intento lodevole ma non conquista. Peccato.

Dai, lo sappiamo da martedì che vinceranno loro. Lo sappiamo ma rivendichiamo il diritto di critica. Perché questo pezzo può non piacere anche se esprime un concetto sacrosanto.

Può non piacere anche per quella storia del ritornello ricicciato che non è un complotto, è la pura e semplice verità. È tutto regolare? Va bene, ma non venite a dirci che è elegante portare a Sanremo qualcosa già sentita.

Ora che sfondiamo il muro della mezzanotte, vorremmo sapere chi ha fatto la scaletta e ha messo Mario Biondi qui. Fosse il 24 dicembre sarebbe perfetto, ma è il 10 febbraio e abbiamo sonno.

Se poi per risvegliarci dobbiamo affidarci a questa versione imbolsita delle Vibrazioni, campa cavallo...

Di tutt'altro livello il brano di Enzo Avitabile e Peppe Servillo, infilati a chiudere la serata quando avrebbero meritato una collocazione migliore. Il loro brano è sofisticato e va ascoltato così.

Ora la gara sarebbe finita, ma bisogna aspettare un'ora per i risultati. Come lo si ammazza allora il tempo? Che domande, con qualche canzone di Baglioni (c'è il borderò SIAE da riempire). E siccome un duetto non basta, stavolta il direttore artistico fa un quartetto con Nek, Renga e Pezzali. Tutti insieme si canta Strada Facendo con lo stesso spirito dei ragazzi in spiaggia.

Cioè, Max Pezzali ci prova a cantarla, ma non è roba per lui.

E intanto arrivano i primi rumors sulla classifica finale...

Fermi tutti, ci sono i risultati. La prima grande notizia è che dopo oltre 30 anni di carriera Elio e le Storie Tese sono riusciti nel loro obiettivo: arrivare ultimi a Sanremo. Ci avevano provato nel 1996 con La Terra dei Cachi ma rischiarono di vincerlo (storia vera), stavolta bisogna dire che quest'ultimo posto se lo sono sudato e guadagnato.

A ogni nome che pronunciato dai tre conduttori l'Ariston si produce in un Nooooo. Non importa chi è, non importa il piazzamento, è comunque una delusione. Fosse stato per loro sarebbero arrivati tutti primi pari merito e invece a giocarsela saranno solo in tre: Annalisa, Meta e Moro e Lo Stato Sociale. Max Gazzè è solo sesto, la gente non gradisce.

Ma poi stiamo qui ad accapigliarci per delle posizioni di rincalzo quando tanto tutti lo sanno che vincono loro.

Vabbè, mo bisogna votare di nuovo per questi tre e tocca riempire altri 20 minuti. L'idea geniale degli autori è quella di farlo con una serie di cadute da Benny Hill Show di Sabrina Impacciatore.

Poi si potrebbe continuare cantando tutti insieme Cochi e Renato, e siccome c'è un sacco di tempo potremmo chiuderla con un acuto di Baglioni che dura cinque minuti. Al Bano, sei avvisato.

Infine si annunciano i premi 'secondari'. Quest'anno ne hanno voluto mettere uno per ogni concorrente o giù di lì. Quindi ci sono i due premi della critica, con Lucio Dalla-Ron che vince quello Mia Martini e Lo Stato Sociale che vince quello Lucio Dalla, poi premiano Mirkoeilcane per il miglior testo, Gazzè per la migliore composizione, Vanoni per la migliore interpretazione. Mancano solo Facchinetti per le migliori vocali storpiate e Rubino per il migliore brano brutto.

Quando tutto sembra pronto per incoronare il vincitore (che poi lo sappiamo da martedì...), il regista grida che non ci sono ancora le percentuali esatte. Cosa facciamo per ammazzare il tempo? Baglioni ha un'idea geniale: «Cantiamo una canzone!». È l'1 passata della quinta serata ma Claudio è carichissimo, vuole cantare ancora, e ci rimane male quando gli dicono che ci sono i risultati. «No, dai, cantiaaaamooo». Papà Favino e mamma Hunziker (che peraltro lo interrompe nel bel mezzo di un succosissimo aneddoto su Piccolo grande amore, hanno un bel daffare coi capricci del piccolo Claudio.

Oh, eccoli i risulltati. Vabbè, Annalisa è terza ma tanto ci è abituata, narra la leggenda che non sia mai riuscita a vincere nemmeno una tombola di Natale in famiglia. Era sempre quella con la cartolina più carina ma le mancava sempre l'ultimo numero. Restano solo Lo Stato Sociale e i MetaMoro. Oh, vuoi vedere che c'è la sorpres... No, vincono i MetaMoro. Abbracciamoci tutti e vogliamoci tanto bene, perché oggi è più bello essere italiani (forse).

«Non pensavamo di arrivare qua», dice Meta, che evidentemente non ha Twitter. Hanno preso il 55% dei voti, se si presentano il 4 marzo questi possono formare un governo senza inciuci, pensiamoci bene. Hanno messo d'accordo tutti. Beh... tutti tranne l'Italia che odia.

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