Festival Sanremo 2018

Festival di Sanremo 2018

10 Febbraio Feb 2018 1232 10 febbraio 2018

I tweet della quarta serata di Sanremo 2018

È andata in scena la serata dei duetti. Alcuni riusciti, altri da dimenticare. Come il tributo di Piero Pelù a Battisti e la gag di Baglioni con la Sciarelli. I cinguettii sul penultimo show.

  • ...
Ornella Vanoni Alessandro Preziosi

Otto nuove proposte, 20 big, un paio di ospiti e 7 mila caffè. La notte più lunga di Sanremo2018 è di quelle che minacciano di non finire più. Si dovrà correre (soprattutto all'inizio) e tagliare tanto. In ogni caso si scavalcherà l'1 del mattino e non tutti la prenderanno bene. Intanto è meglio prepararsi.

Anche perché l'inizio è piuttosto agghiacciante. Baglioni, Favino e Hunziker salgono sul palco vestiti da rocker e cantano Heidi. Giorgio Vanni, storico cantante delle sigle dei cartoni ed ex concorrente al Festival, ne approfitta per autoinvitarsi.

La gara comincia con le Nuove Proposte. Mirkoeilcane porta la sua Stiamo tutti bene, la storia di un bambino che ama giocare a calcio ed è costretto a lasciare la sua terra in Africa su un barcone. In platea c'è Salvini, chissà come l'avrà presa.

Il pezzo di Mirkoeilcane è bello e profondo ma rischia di passare in secondo piano davanti alla cravatta del direttore d'orchestra: un semaforo verde acceso. Verde Padania. E la par condicio è rispettata.

Intanto Michelle Hunziker continua a dividere: chi la trova divertente e simpatica, chi eccessiva e fuori luogo.

Favino invece ha dovuto impegnarsi moltissimi per prendersi una critica, così ha scelto di infilarsi una giacca inguardabile.

La gara dei Giovani prosegue: Mudimbi ha personalità.

Eva ha classe.

In generale le Nuove Proposte piacciono tanto, più dei big.

Solo Lorenzo Baglioni non convince del tutto nonostante l'impegno lodevole nel difendere l'italiano. Così qualcuno prova a chiedergli uno sforzo in più. Baglioni per la Crusca.

Per i big è la serata dei duetti, anche se per Claudio Baglioni ormai è diventato un vizio. In ogni caso, finalmente, nessuno chiederà più ai cantanti: «Venerdì con chi canti?».

Il guaio dei duetti è che molti ospiti sono di qualità. E non ci sarebbe niente di male se questa qualità non superasse quella dei concorrenti in gara e delle canzoni. Così Sergio Rubino viene offuscato da Serena Rossi.

Le Vibrazioni da Skin.

Mentre Noemi sembra riuscire a tener testa a Paola Turci.

Michele Bravi, dopo giorni passati a bombardare di tweet Annalisa, la accompagna sul palco. La canzone è così così, ma insieme sono tanto carini.

Lo Stato Sociale si fa accompagnare da Paolo Rossi e dal coro dell'Antoniano. Sul fatto che siano capaci di allestire uno show non c'è dubbio (la ballerina 84enne Paddy Jones dalla prima serata insegna), ma la canzone mostra segni di cedimento già al terzo ascolto. E non è esattamente una cosa positiva.

Eccolo il primo duetto di Baglioni che canta con una Gianna Nannini decisamente poco sobria. Baglioni che canta, l'avreste mai detto?

Al polo opposto dello Stato Sociale c'è Max Gazzè. Testo elegantissimo, storia toccante e un brano che più lo ascolti e più ti piace. Vuoi vedere che magari stavolta lo vince lui? (La risposta sarà no, purtroppo).

I Decibel duettano con Midge Ure, a cui viene consegnata una chitarra che non va. Sistemato l'inconveniente viene confezionata una grande esibizione. Il pezzo è poco sanremese e finirà nella zona rossa della classifica, ma questa è musica davvero.

Grandi ospiti internazionali, voci incantevoli dall'Italia, Ornella Vanoni però decide di duettare con un attore che non sa cantare, Alessandro Preziosi. Mah...

Diodato e Roy Paci invece invitano Ghemon, che sale sul palco con un cappotto cammello decisamente rivedibile. Stava molto meglio col kimono e la katana.

Avitabile e Servillo portano l'Africa a Sanremo con le loro sonorità. Suonano con gli Avion Travel e Daby Touré. Il brano è musicalmente complesso e bello, forse troppo per Sanremo.

E finalmente è il turno dei santisubitissimo Ermal Meta e Fabrizio Moro. Tutti da casa aspettavano solo loro, che salgono sul palco per tredicesimi e si portano dietro pure Simone Cristicchi. A vederli così pensi a tre bravissimi cantautori italiani, tre che sanno usare bene le parole sfiorando la poesia. Poi senti la prima strofa di Non mi avete fatto niente e ti chiedi come sia possibile. Trattare un tema così giusto in modo così banale, come sia possibile che questa canzone faccia impazzire l'80% degli italiani.

Diciamolo chiaramente: mercoledì il duetto Baglioni-Leosini ci aveva divertito, ma questo non significa che ce lo puoi riproporre tutte le sere uguale cambiando solamente la protagonista femminile, Claudio. Quello con Federica Sciarelli non sta in piedi, lei non è capace di interpretare un testo che le è stato scritto, si mette a ridere per battute che non fanno ridere, e l'unica cosa che speriamo è che questo strazio termini presto.

A proposito di duetti che mandano in crisi il concorrente, vedasi quello tra Giovanni Caccamo e Arisa.

Ron invece fa qualcosa di bellissimo con Alice e su quel palco sono in tre, anche se ne vedi solo due, perché la presenza di Lucio Dalla è tangibile. E commovente.

Michelle Hunziker affida le sorti del rock al Festival nelle mani di Red Canzian. Red Canzian... Lui si porta dietro Marco Masini e lo costringe a cantare una canzone senza nemmeno una parolaccia. Amnesty International si è già attivata con una petizione per liberarlo.

Pierfrancesco Favino ha qualcosa da perdonarsi dopo la giacca con cui ha aperto la serata, e allora prende in mano un sax e lo suona. Lo suona bene, capito? Questo recita, canta, balla, conduce meglio del conduttore, suona. Comincia a essere un po' troppo, Pierfrance'.

All'improvviso il pubblico dell'Ariston si sveglia. È tardi, ma Stash ha deciso che è ora di fare casino. Sale sul palco con Tullio De Piscopo, 43 batterie, Nigiotti che suona la chitarra elettrica, si butta tra il pubblico per farlo ballare, poco ci manca che faccia lo stage diving e il crowd surfing. Questa Frida è orecchiabile, non un gran pezzo ma orecchiabile, e questi ragazzi sanno come si tiene un palco.

Il momento più brutto del Festival arriva poco dopo. Piero Pelù sale sul palco per un tributo a Lucio Battisti. Ovviamente lo fa in duetto con Baglioni, ma Claudio dopo un po' si rende conto dello scempio e smette di cantare, restando imbarazzato sul palco. Il tempo di morire viene fatta a pezzi, Battisti si rivolta nella tomba, noi che siamo costretti ad ascoltare vorremmo rompere qualcosa contro il muro. Poi Piero ci attacca anche il pippotto: «Questa è la storia di uno che viene mollato dalla sua donna e mica la sfigura con l'acido, no, prende una chitarra e una penna e ci scrive una canzone». Parole toccanti.

Ora, vi ricordate la Vanoni con Preziosi? Ecco, non è che non si possa duettare con un attore, il punto è che devi sapertelo scegliere. Luca Barbarossa lo fa con Anna Foglietta e lei canta, mannaggia se canta.

Poi arriva il turno di Nini Zilli, ma soprattutto quello di Sergio Cammariere, un musicista che ha avuto molto meno di quanto avrebbe meritato. La canzone da insipida diventa deliziosa. Basta aggiungere un pianoforte e un paio di mani che lo sappiano trattare a dovere e il gioco è fatto.

La chiusura di serata è affidata a Elio e le Storie tese che vanno sul palco coi Neri per caso. Gli elii vestiti di nero, i neri vestiti di bianco in un cortocircuito cromatico affascinante. L'effetto Anni '90 è immediato, Elio esordisce con la stessa battuta fatta da Forest la sera prima: «Ciao Uno Mattina». La canzone resta trascurabilissima.

L'una è passata da un pezzo, abbiamo il vincitore delle Nuove Proposte (Ultimo, a furor di popolo), ma ancora manca la classifica dei big. Baglioni, Hunziker e Favino la attendono imbarazzati davanti al videowall, passano secondi interminabili, fino a che a Claudio non viene un'idea geniale...

Alla fine la classifica arriva: Gazzè, Vanoni, Meta-Moro nella zona alta, i Decibel in quella bassa (buuuuuuuu), ma attenzione, perché la sera della finalissima si vota da casa e tutto può essere ribaltato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso