Festival Sanremo 2018

Festival di Sanremo 2018

9 Febbraio Feb 2018 1213 09 febbraio 2018

I tweet della terza serata di Sanremo 2018

Il siparietto imbarazzante che voleva essere un inno al femminismo. L'entusiasmo per il ritorno sul palco di Meta e Moro. Gli ospiti sul palco, da Giorgia a Gino Paoli: i cinguettii sull'Ariston.

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Sanremo Canzoni Donne

Tutto è bene quel che finisce bene: Ermal Meta e Fabrizio Moro sono saliti di nuovo sul palco di Sanremo. Non mi avete fatto niente si può cantare e votare senza più dover parlare di plagio. E allora che lo spettacolo vada avanti.
La terza serata inizia ancora con le Nuove Proposte e ancora all'insegna della campagna elettorale. Perché se Lorenzo Baglioni si era lanciato nella sua requisitoria contro Di Maio, Mudimbi è chiaramente un attacco diretto a Salvini.

Forse non tutti se lo ricordano, ma c'è stato un tempo in cui le Nuove Proposte erano davvero nuove, nel senso che nessuno le aveva mai viste prima. Oggi invece tra loro c'è Eva Pevarello, che è arrivata fino alla finale di X Factor e nell'ultimo anno ha suonato con Carmen Consoli e Max Gazzè e a Firenze ha aperto il concerto di Eddie Vedder. Un'artista che meriterebbe più attenzione, anche da parte di chi la veste.

Un problema peraltro condiviso da Michelle Hunziker, che dopo due serate di grandi vestiti si presenta in Trussardi con effetti decisamente rivedibili.

Il pubblico da casa sembra comunque avere già scelto chi deve vincere tra i giovani: Ultimo. Sì, l'ultimo sarà il primo. Forse.

Prima di decidere chi vincerà, però, bisogna capire come si vince: 30% voto da casa, 40% giuria, 10% per i sacchetti bio e 20% di Iva. Favino prova a spiegarcelo ma si incarta persino lui. La verità è che il sistema è complicato e cervellotico, e pure se ci facessero un disegnino verrebbe fuori una cosa del genere.

Eccoci ai big. Comincia Giovanni Caccamo. Male.

Poi si cambia subito atmosfera con Lo Stato Sociale, che riporta sul palco la ballerina ottuagenaria Paddy Jones e soprattutto tutta la quota d'allegria di questo Festival.

La gente si divide. Si divide su Caccamo, si divide su Lo Stato Sociale, si divide su qualsiasi cosa. Solo Virginia Raffaele riesce a unire tutti e per la prima volta anche Claudio Baglioni sembra un essere umano capace di divertirsi e provare delle emozioni.

I Negramaro furono eliminati da Sanremo con Mentre tutto scorre, per vendicarsi tornano sul palco dell'Ariston 13 anni dopo per ricantare la stessa canzone in una versione inascoltabile e farne una nuova che non pare all'altezza dell'esordio. Ma alla gente Giuliano piace un sacco, così come i suoi virtuosismi in falsetto su Poster di Baglioni.

Dopo tutta questa smania manieristica ci vorrebbe proprio qualcosa che ci rialzi la pressione. Ci pensa Luca Barbarossa che porta il sale. Poi però prendete le pastiglie, mi raccomando.

Nella prima serata era passata un po' sottotraccia, ma ora che la riascoltiamo la canzone di Max Gazzè è certamente una delle più belle del Festival. Elegante, raffinata, colta, come nel miglior stile dei Gazzè bros prima maniera. Magari non la canteremo mai sotto la doccia, ma quelle parole, quella melodia, emozionano sul serio.

Per fortuna chi ha fatto i programmi ha capito che ascoltare due volte i Pooh nella stessa serata sarebbe stata troppo dura per chiunque, quindi ha deciso di mettere Red Canzian il mercoledì e la coppia Fogli-Facchinetti il giovedì. Continuiamo a chiederci dove sia Stefano D'Orazio, ma ascoltare le evoluzioni vocali (nel senso di A E I O U) di Roby è un passatempo piuttosto divertente.

Michelle Hunziker sale sul palco e canta Gianna Nannini. Già così sarebbe abbastanza trash, ma gli autori decidono di metterci il carico da novanta. Una donna si alza dal pubblico e protesta: «Proprio tu, puoi parlare di donne e canti I Maschi». A lei almeno passano il microfono, quelle che vengono dopo sono già microfonate e sparano una serie di banalità imbarazzanti, poi saltano sul palco e intonano un medley intriso di luoghi comuni che culminano con W la Mamma, come se una donna non meritasse di essere rispettata a prescindere dal suo potenziale riproduttivo. L'intento è nobile, la realizzazione terribile. Siamo nel 2018 e ancora non abbiamo imparato a trattare la parità di genere. E questo è senza dubbio il peggior momento del Festival.

Fortuna che poi tocca a Meta e Moro. Salgono sul palco loro, vincitori morali e annunciati di questo Sanremo, e la gente dimentica tutto il resto. Pazienza se la prima strofa pare una rassegna stampa degli attentati dell'Isis dal Bataclan in poi, pazienza se il ritornello l'avevamo già sentito. Alla fine sarà mica la prima volta che una canzone del Festival e identica all'altra. E comunque loro cantano bene, con trasporto e un filo di rabbia, e alla fine si abbracciano pure. Da come ne parla il pubblico pare che abbiano subito chissà quale torto, vittime di un sistema così cattivo da prendersi 24 ore di pausa di riflessione per capire se sia o meno lecito portare un ritornello riciclato a un Festival dove è obbligatorio presentare inediti. Vabbè, hanno già vinto, facciamocene una ragione.

L'hype nei loro confronti rischia di far passare in secondo piano persino la musica, quella vera. Quella portata sul palco da James Taylor, che prima canta La donna è mobile (e il suo italiano assomiglia a quello di Sting mentre l'inglese di Favino ci riempie d'orgoglio e questa combo suona come una rivincita di tutti gli shish e tutti nos only portati in giro dai nostri politici negli anni), poi fa You've got a friend in duetto con la migliore voce d'Italia: Giorgia.

A proposito di musica e poesia, sul palco dell'Ariston arriva come ospite anche Gino Paoli. Uno che ha cantato l'amore, l'ha vissuto e l'ha sofferto fin quasi a morirne, e lo percepisci dalle sue parole. Se poi si mette a cantare De Andrè e ci ricorda che diversità significa ricchezza è la fine...

La serata scivola verso il finale e chi arriva dopo deve fare i conti con chi c'è stato prima e con la stanchezza del pubblico. The Kolors rispondono con verve ed energia. Mario Biondi lo fa in modo classico e la sensazione è che, soprattutto a quest'ora, la strada migliore delle due sia la prima.

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