Festival Sanremo 2018

Festival di Sanremo 2018

8 Febbraio Feb 2018 1223 08 febbraio 2018

I tweet della seconda serata di Sanremo 2018

La gag di Franca Leosini e Claudio Baglioni. La noia durante l'esibizione de Il Volo. L'italiano rivedibile di Sting. Lo show attraverso i cinguettii più divertenti.

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Franca Leosini Sanremo

Un fantasma si aggira per il palco dell'Ariston, è il fantasma di Ermal Meta e Fabrizio Moro. La seconda serata del Festival di Sanremo vive di riflesso della polemica per la sospensione dei due cantautori che rischiano la squalifica per una Non mi hai fatto niente troppo simile a qualcosa di già sentito. Il punto è che il pubblico ha apprezzato quel brano e non digerisce la decisione della commissione, e l'hashtag #IostoconMetaeMoro resta primo tra i trending topics durante tutta la serata. A farne le spese è Renzo Rubino, chiamato a riempire il buco in serata. Qualcuno la prende male, lui la prende con filosofia e un'autoironia che merita rispetto.

La seconda serata è anche quella delle Nuove Proposte. Tutti si aspettano la vittoria di Lorenzo Baglioni, che porta Il Congiuntivo al Festival alla faccia di Di Maio, ma l'alfiere dell'Accademia della Crusca finisce secondo.

Va decisamente peggio a Mirkoeilcane, meno nazionalpopolare del collega toscano e relegato all'ultimo posto con un pezzo dal testo significativo e commovente, ma che della canzone pare avere poco.

La gara dei big si apre con Le Vibrazioni e un pezzo Così sbagliato come pochi altri se ne sono sentiti in questa edizione. No, non ci siamo proprio.

La serata non decolla nemmeno con Il Volo, primi ospiti della serata. Prima cantano una Nessun dorma decisamente fiacca, poi vanno sul leggero con Endrigo ed è ancora peggio. Le reazioni da casa sono drammatiche, la fortuna è che – almeno per ora – cantano insieme e non ognuno per conto suo.

Diodato ci invita a spegnere il telefonino, ed è subito un tripudio di gente che lo esalta twittando dal cellulare tutto il suo entusiasmo per questo messaggio. Lo sa Diodato che se spegniamo il cellulare non possiamo nemmeno votarlo?

Serata no per Claudio Baglioni. Prima fa il verso a Mussolini con una scenetta che vorrebbe essere comica ma di comico non ha proprio nulla: fuori luogo.

Poi si incarta mentre deve presentare Pippo Baudo. L'impressione è che non si ricordi il nome. Di Pippo Baudo. Sono tre secondi di nulla mentre la sua faccia resta fissa in un sorriso impacciato... Alla fine è il pubblico che deve acclamare Pippo.

E Pippo arriva, si prende il palco, racconta di quella volta che per la prima volta lo chiamarono a condurre un Festival pieno di star internazionali, di quando annunciò Louis Armstrong all'Ariston, di quando scoprì Laura Pausini e Giorgia. Ci dicono che non dovremmo essere nostalgici, ma come facciamo? E alla fine Pippo si prende il microfono e conduce al posto di Baglioni, presentando una canzone per nulla casuale e una band che proprio lui portò al Festival.

La sfortuna per Pippo è che il suo intervento è seguito immediatamente dall'ingresso sul palco dell'unico uomo che all'Ariston è più amato di lui: Peppe Vessicchio.

A cantare sono Elio e le Storie Tese, al loro ultimo Sanremo (salvo ripensamenti). Ci vuole un po' per sentirli, perché Pippo non vuole lasciare il palco, e allora gli Elii ammazzano il tempo giocando alla morra cinese. Poi si esibiscono con Arrivedorci. Francamente il pezzo non è granché, ma l'idea che si sciolgano è comunque difficile da digerire.

Chi continua a dispensare classe è Ornella Vanoni, papabile vincitrice di questo Festival, autentica signora della canzone italiana.

Si può invecchiare bene oppure restare eterni Peter Pan. Chiedetelo a Red Canzian, che a Sanremo porta una canzone che sembra la sigla di un cartone animato giapponese.

Capitolo ospiti: Sting canta in italiano e ci dimostra come non sia sufficiente avere una vigna nella valle del Chianti per poter maneggiare al meglio la nostra complicatissima lingua.

Poi arriva Shaggy, che alla soglie dei 50 anni è ancora quello di Bombastic. Il pubblico si scalda pure un po' (ma senza andare a tempo, guardare per credere), poi Sting lo guarda e gli fa: «Oh, dai che s'è fatta na certa». E i due se ne vanno così, lasciando il palco senza nemmeno salutare. Molto poco british, Sting.

A riportare eleganza e cultura ci pensano altri due ospiti. Il primo è Roberto Vecchioni, che cita De Andrè e De Gregori, racconta il meglio del cantautorato italiano, rifiuta per se stesso la definizione di poeta perché lui «fa canzoni».

Poi tocca a Franca Leosini, che fa la requisitoria a Piccolo grande amore e a quello 'stalker' di Baglioni. È un duetto particolare, originale, riuscitissimo.

A fine serata, quando ormai è ora da Dopofestival, arriva il Mago Forest. E fa ridere, perché ha sempre fatto ridere. Fa un paio di battute che fanno discutere («Favino, l'uomo lo fai tu che sei un attore bravo e ti trovi bene in questi ruoli estremi» e «Favino, oggi è mercoledì, lo sanno tutti che il mercoledì sono eterosessuale») e scatta la polemica sui social con tanto di accuse di omofobia.

Tornando alla gara, Annalisa convince a metà, mentre i Decibel e Ron – a loro modo – sono capaci di portare al Festival del 2018 due pezzi che hanno richiami antichi eppure immortali, due grandi omaggi a David Bowie e Lucio Dalla. E ci piacciono un sacco.

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